OPERA/ Perché il Festival Onslow non interessa solo i musicologi

- Giuseppe Pennisi

Da aprile a maggio a Venezia un grande appuntamento musicale e non solo dedicato al compositore francese André George Louis Onslow. Ce lo spiega GIUSEPPE PENNISI

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Quatuor Diotima, foto Molina Visuals

E’ iniziato il fine settimana dell’11-12 aprile al Palazzetto Bru Zane di Venezia il Festival Onslo, un’iniziativa a vasto raggio diretta a far conoscere un musicista poco noto anche in Francia sino a quando la musicologa Viviane Niaux  ha riscoperto alcune sue maggiori partiture e, più di recente, ha curato un importante volume collettaneo di oltre 400 pagine sui suoi lavori.

Il Festival include dieci concerti al Centre de Musique Romantique Française (iniziativa interamente privata finanziata da una fondazione svizzera oltre che dalla vendita di spettacoli, libri e dischi) dall’11 aprile al 21 maggio nella città lagunare ed appuntamenti (durante e dopo la manifestazione veneziana) anche a Amsterdam, Berlino, Stoccolma, Londra e Parigi. 

Chi era André George Louis Onslow, di solito chiamato George Onslow nei manuali di storia della musica? E’ stato uno dei più importanti compositori francesi di cameristica. Obliato per decenni in Patria, sia perché non viveva e non operava a Parigi ma nel castello di famiglia a Clermont-Ferrand (era ricchissimo alla nascita o lo divenne ancora di più cumulando eredità), sia perché nell’arco della sua vita (1784- 1853) si dedicò quasi esclusivamente alla musica strumentale mentre , nel settore, dominava l’opera, sia per il nome tipicamente britannico (tale era suo padre), sia perché guardava più all’innovazione in Germania (venne soprannominato da alcuni appassionati “il Beethoven francese”) che a quanto avveniva nella Madre Patria. 

Ad un ascoltatore di oggi che ha accesso ad una maggiore conoscenza della musica romantica tedesca, Onslow pare più prossimo a Schubert ed a Mendelssohn che a Beethoven sia per la lunghezza dei suoi ‘movimenti’ (nelle sonate arrivano a volte a 15 minuti per movimento) sia per il carattere intimistico di molta della sua musica. Il Festival, quindi, non è solo per musicologi: consente di comprendere meglio quella vasta Francia agricola provinciale che, pur un po’ scansando Parigi, è in contatto con il resto delle cultura europea, in una fase in cui in Patria si succedevano Imperi, Repubbliche e Monarchie e la borghesia dell’industrializzazione trionfante diventava sempre più opulenta e potente mentre l’aristocrazia parigina si impoveriva.

Onslow, che ha sempre vissuto di rendita nei castelli aviti ed aveva la fama di ottimo gestore del proprio patrimonio (a differenza dei parigini che spesso si affidavano a amministratori malandrini), quasi un po’ snobbando i colleghi (sovente questuanti) che affollavano i salotti della capitale, è stato un compositore fecondo; oltre ad un’enorme cameristica, ha composto anche tre opere (rappresentate in Francia e Germania) e quattro sinfonie. Stimato da critici e musicologi dell’epoca, ebbe un seguito significativo (più in Gran Bretagna e Germania che in Francia), ma dalla seconda metà dell’Ottocento il suo nome ed i suoi lavori sono stati coperti da una coltre di oblio, nonostante ebbe importanti onorificenze in Francia e in Gran Bretagna. 

Le ragioni sono molteplici, non solo il predominio del teatro in musica (opere, operette), nei gusti del grande pubblico, ma soprattutto la difficoltà di eseguire lavori anche brevi ma molto complessi, destinanti in gran parte a salotti privati ma che richiedevano musicisti di grande livello e non sempre pronti a recarsi nella rurale Auvergne (dove erano i suoi manieri e le sue proprietà). Altro aspetto, il rifiuto della ‘musica a programma’ che cominciava a dominare il panorama musicale non solo tedesco ma anche francese. 

Onslow fa parte di quella visionaria scuola francese che seppe scoprire assai presto il valore delle conquiste armoniche della musica tedesca. Sotto l ’Impero, infuriava il dibattito tra melodisti (Grétry, Gossec) e cromatisti (Méhul, poi Hérold).Catel, fervente ammiratore di Mozart e sostenitore di un germanismo moderato,modernizza il pensiero armonico francese nel suo Traité d’harmonie, divenuto presto famoso. Parallelamente, il giovanissimo Hyacinthe Jadin – morto prematuramente – e pianisti innovatori come Hélène de Montgeroult e Jeanuis Adam intensificano la propria scrittura con invenzioni armoniche sorprendenti. Onslow è partecipe di questo slancio verso la modernità, e sin dai suoi primi lavori se si presenta come paladino di un coinvolgente romanticismo.

Data la vastità delle composizioni di Onslow, il direttore scientifico del Centre de Musique Romantique Française, Alexandre Dratwicki, ha dovuto operare scelte molto selettive sin dai primi due concerti. Il primo concerto è basato su una combinazione per molti aspetti insolita: il dialogo tra violoncello e pianoforte. Nel concerto, affidato a due specialisti di rango come Emmanuelle Bertrand e Pascal Amoyel, la prima sonata per violoncello e piano di Onslow viene messa a confronto con sonate di Camille Saint-Saëns , di Charles Valentin- Alkan e di Fréderic Chopin. Un confronto stimolante da cui emerge non solo la ‘parentela’ tra i quattro musicisti   ma il carattere intimista e melanconico del lavoro di Onslow: davvero struggente il secondo movimento (andante) della sonata.

Il secondo concerto è stato dedicato ai quartetti per archi di Onslow ed affidato al Quartetto Diotima, noto ai nostri lettori perché circa un anno fa , al festival Contretemps di Villa Medici e dell’Accademia Filarmonica Roma, in due serate ha messo a confronte i quattro ultimi quartetti di Beethoven con i quattro quartetti di Boulez. E’ stata l’occasione per approfondire la concezione al tempo stesso ampia e profonda di Onslow.

Si annuncia un’iniziativa discografica.

 

L’opera di Onslow in cifre

• 36 quartetti d’archi

• 34 quintetti d’archi

• 10 trii con pianoforte

• 6 sonate per violino

• 4 sinfonie

• 3 opere liriche: L’Alcade de la VegaLe Colporteur ou l’Enfant du bûcheron,Guise ou les États de Blois

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