DYLAN & DE GREGORI/ A Lucca maestro e discepolo incantano con identica bellezza

- La Redazione

Non hanno deluso nessuno Bob Dylan e Francesco De Gregori, insieme sul palco del festival di Lucca, regalando due show di grandissima intensità. LUCA ROVINI

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Dylan a Lucca, foto di Valeria Bissacco

Mercoledì 1 luglio 2015, in apparenza un mercoledì estivo ed afoso qualunque che invece si trasformerà in una serata magica anche a dispetto di una organizzazione non proprio impeccabile. E’ Francesco De Gregori con la sua band ad aprire la 18esima edizione del Lucca Summer Festival .

Avrebbe potuto essere evidentemente emozionato per l’evento, che magari aspettava da anni, aprire un concerto di Bob Dylan non è da tutti, ed invece è salito sul palco con passo da maestro e ha attaccato con Il Canto delle Sirene trasportando la sua band e il pubblico dentro ad un concerto pieno di belle canzoni. Molti classici, in alcuni casi riarrangiati, sempre bella La leva calcistica della classe 68, splendida la versione di Viva l’Italia, Niente da Capire, La testa nel secchio fino all’ultimo pezzo prima dei bis, una Buonanotte Fiorellino che torna nella sua forma originale.

Sembra soddisfatto Francesco De Gregori: “grazie amici, vi lascio in buone mani”.

Il bis si apre con Sotto le stelle del Messico a trapanar che in verità non convince granché e subito dopo c’è il tempo per incantare tutti con una bellissima La Donna Cannone e soprattutto con Rimmel che chiude il concerto e ci lascia in attesa di quel piccolo grande uomo.

Alle 21.30 parte un’introduzione di chitarra acustica poi le poche luci si accendono e davanti agli occhi ti trovi Bob Dylan, in piedi al centro del palco che canta Things Have Changed. Ogni volta che me lo trovo di fronte mi scende una lacrima e mi si stringe la gola, credo sia un profondo senso di riconoscimento, subito dopo tutto svanisce e posso godermi la sua musica. Questa volta è stata grandissima musica, suonata da una band che ormai è con lui da tanto tempo, Tony Garnier addirittura dal 1989.

Bellissima come non mai la sua voce, sussurra quasi su She Belongs To Me, una delle poche canzoni del passato remoto, sì perché il Signor Dylan se ne frega delle mode o delle aspettative della gente e così capita che mette su uno show che ruota attorno a canzoni recenti (Tempest l’album da cui attinge di più), le veste di country o swing o blues e ce le spiattella in faccia come uno sputo di storia che non puoi, che ti piaccia o meno, toglierti di dosso.

Le ballate e le andature lente sono l’anima del suo show, a parte rari casi in cui esplode un ritmo più rock’n’roll, è proprio questa nuova strada musicale che gli permette di usare al meglio la sua voce. Fa anche il crooner, ma non sta giocando, sta insegnando la sua lezione come sempre e ha una band formidabile che lo segue, Donnie Herron incanta con ogni strumento, banjo, pedal steel, violino, lap steel, mandolino, è quasi un’orchestra a sé e Charlie Sexton è un manico texano come ce ne sono sempre meno ormai che ha nelle dita un’intera enciclopedia musicale e un’anima che magari qualche diavolo vorrebbe comprare. Su Beyond Here Lies Nothin’ Dylan si siede al piano, un vero pianoforte finalmente invece della tastiera elettronica di qualche anno fa, lo suona bene, fa poche note ma sono quelle giuste.

Workingman’s Blues, una swingata Duquesne Whistle, il valzer di Waiting For You (emozionante il cantato), il rock di Pay In Blood prima di una Tangled Up In Blue mai così bella.

La comincia in piedi, al centro del palco, con la mano sul fianco impugna l’asta del microfono come a dire “sentite ora” e si inventa una melodia che apre in due la notte e i cuori di Lucca, li squarcia con la sua voce, una voce fantastica, una lama che affetta ogni anima, puoi vederla questa notte del 2015 che si mescola a quelle del 1975 o del 1978 “I don’t know what they’re doin’ with their lives, But me, I’m still on the road, Headin’ for another joint”.

Full Moon and Empty Arms è una ballata dolce, cantata col cuore e non importa che sia stata cantata da Frank Sinatra o da chissà chi, stasera la canta lui ed è sua e nostra.

Con la pausa si fuma e si beve e ci si prepara per la slide elettrica che introduce il blues sporco di High Water, il blues che ha sempre avuto dentro esce spontaneo e anche rabbioso.

Da qui in poi, a parte lo swing di Early Roman Kings (con Sexton che fa vedere come si fa il gigante con una chitarra elettrica), saranno una serie di ballate, una più bella dell’altra. Da Simple Twist of Fate, lenta, con la voce che dipinge la sua melodia, a Forgetful Heartcon un’armonica da lacrime, Scarlet TownSoon After Midnightfino a Long and Wasted Years, stupenda, forse la sua migliore composizione degli ultimi anni.

La recita e poi si stacca dal microfono e saltella sul palco, e cammina con quella sua andatura da padrone di casa, da padrone delle parole che appunto recita per noi, quella è casa sua, noi siamo degli ospiti nel suo tempo ed è un onore condividere questo spaccato storico con lui: “It’s been such a long, long time, Since we loved each other and our hearts were true, One time, for one brief day, I was the man for you”.

Autumn Leaves ci accarezza e ci porta al primo bis di Blowin’ In The Windche tutti conoscono ma non riconoscono all’istante, bella versione con un gran violino di Herron in evidenza ed un arrangiamento non certo semplice ed immediato ma assolutamente originale.

I discorsi che sento intorno a me sono gli stessi di sempre “non ha cantato pezzi famosi”, “non ne conoscevo nessuna”, “canta male”, “troppo lento”. La storia è sempre la stessa e anche il Signor Dylan è sempre lo stesso, per fortuna, e così ci serve sul piatto  il finale mozzafiato di Love Sick, bellissima, esplosiva, rock,  Sexton insegue la voce “Just don’t know what to do, I’d give anything to be with you”.

Guardo la mia fidanzata e dico “quanto è bello sentire la voce di Bob Dylan dal vivo?” e lei mi risponde “è ancora un gran figo”.

E le luci si spengono e si riaccendono subito dopo e Bob Dylan è lì con la sua band, con le mani alzate, indica se stesso ed indica noi, non dice una parola, ne ha dette anche troppe in una magica serata estiva, è lì con noi, ancora una volta, è li con la sua vita, con una luna piena e le braccia vuote, ma il cuore pieno di speranza e fiducia: 

“Full moon and empty arms

Tonight, I’ll use the magic moon

To wish upon

And next full moon

If my one wish comes true

My empty arms will be filled with you”

(Luca Rovini) 

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