ASCOLTI/ Jazz, blues, musica strumentale: otto dischi da non perdere

- Luigi Viva

Tanta è la musica che esce oggigiorno, spesso fuori dai canali mainstream, e che perciò rischia di non essere scoperta. Ecco otto dischi da ascoltare. di LUIGI VIVA

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La copertina del disco di Erri

Tanta è la musica che esce oggigiorno, spesso fuori dai canali mainstream, e che perciò rischia di non essere scoperta. In questo articolo Luigi Viva ci parla di otto dischi usciti nel corso del 2016 e che vale la pena andare a recuperare. Ecco di cosa si tratta.

Erri – DENTRO LA STESSA TEMPESTA

Nuovo interessante episodio che ha come protagonista Carlo Natoli. Messa momentaneamente da parte l’esperienza Gentless 3 (album inciso interamente in inglese) Natoli pubblica con lo pseudonimo di Erri il suo nuovo album DENTRO LA STESSA TEMPESTA (uscito  per The Prisoner Records e Viceversa Records in distribuzione Audioglobe)  interamente cantato in italiano. Un album che anticipa un soppesato e, in qualche modo, macerato cambiamento. Il trasferimento a Londra, cambiamenti di vita radicali, legati alla voglia di volare oltre, di mettersi alla prova, simulando l’esistenza di una sorta di alter ego, Erri appunto.

Erri c’’è sempre stato, nascosto. Sarebbe dovuto essere un fratello gemello, ma poi è subentrata una specie di lotta cellulare da cui è uscito sconfitto. Comunque è rimasto in attesa, a nutrirsi di una serie di sentimenti di risulta, esperienze lasciate sul campo, polvere di palchi. Erri è uno pseudonimo (forse nemmeno tanto) ovviamente. Ma ha una vita propria, sceglie più o meno sulla falsariga dei suoi desideri, dei suoi trascorsi, dei suoi geni, del suo passato recente e prossimo. È rimasto annidato sotto quintali di polvere accumulatasi negli anni. Nel tempo si è fatto sempre più coraggio, è uscito e ha scritto una quarantina di canzoni, che poi sono diventate 20, fino ad arrivare alle 9 di questo disco.(Carlo Natoli)

Inutile dire che il risultato conferma quanto avevamo precedentemente detto di lui, un artista con la A maiuscola, acuto, politico quel che basta, impegnato socialmente.

Realizzato fra la Sicilia e Genova l’album evidenzia uno stile personale vicino alla scuola cantautorale italiana, anche se I riferimenti di Natoli sono molteplici (Teenage Fanclub, Verdena , My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain, Damon Albarn, il nuovo di Niccolò Fabi, Sharon Van Etten e The Great Destroyer dei Low) senza dimenticare che  il riferimento sottaciuto (ma non troppo) rimane Fabrizio De André, (la citazione del  nome Fabrizio  in Imperturbabili non è affatto un caso).

Nove i brani di questo nuovo viaggio di Natoli  da  “Niente nel mio cuore” (primo singolo estratto con video) in cui si discute di crisi e individualismo, per poi passare a Genova, un luogo dell’anima, con “I tuoi anni migliori”. La rivolta è un esercizio, la rivoluzione un pranzo di gala in Allenati, per fortuna, la gente si salverà da sola (“Ogni momento che passa”). “Imparare l’inglese” (anticipa la partenza dall’Italia) ed è la tappa che precede “Imperturbabili”, secondo singolo estratto con video e brano perno dell’album . In Sogni Siamesi” emerge il gemello cattivo, il protagonista del viaggio, presa consapevolezza che tutto l’amore del mondo è nella mancanza (“Proiettili insignificanti”), capisce anche che innamorarsi significa, certe volte, ritrovare la strada di casa; innamorarsi è una corrente che porta a galla due pesci: le lacrime sono salate, non per caso (“Relitti perfetti”).

Un album consigliato per chi è alla ricerca di nuove gagliarde e vitali vie nel nostro cantautorato, per pensare, per dare un senso alla nostra musica, al pulsare di tutti i giorni. Un album da non perdere, non a caso in lizza al Premio Tenco. Uno dei tanti artisti segnalati in queste pagine come il Duo Ammatte (Alessia Arena, Federica Bianchi) che con il loro straordinario lavoro su Rosa Balistreri sono state anch’esse incluse fra prescelti al Premio Tenco. 

Giovanni Guidi, Gianluca Petrella, Louis Sclavis, Gerald Cleaver – IDA LUPINO (ECM 2462)

Grande disco di jazz che vede in campo due giovani e oramai riconosciuti talenti italiani come il pianista Giovanni Guidi e il trombonista Gianluca Petrella a lungo nelle band di Enrico Rava. Accanto a loro il clarinettista francese Louis Sclavis e il batterista Gerald Cleaver considerati due maestri del jazz contemporaneo. Ad eccezione di Sclavis gli altri musicisti si erano già misurati in un precedente lavoro di Guidi WE DON’T LIVE HERE ANYMORE. Questo nuovo lavoro esce per la prestigiosa etichetta ECM, con la regia di Manfred Eicher. Ingegnere del suono  Stefano Amerio che ne ha curato la registrazione avvenuta nell’Auditorio Stelio Moro RSI a Lugano.

La musica che abbiamo suonato è molto sincera- spiega Guidi– si tratta di una fotografia esatta di dove i nostri viaggi individuali ci hanno portato, e quello che siamo riusciti a creare insieme. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza Manfred, che è in un certo senso è stato il quinto musicista –  ha ascoltato ogni nota, ogni suono, ogni dettaglio … L’album è stato registrato e mixato in tre giorni, nella tradizione ECM . Riascoltando quello che abbiamo suonato, siamo rimasti senza parole, per le tante particolarità che hanno in qualche modo fatto lievitare l’intera qualità della musica.”

Un disco non facile, ma di grande valore nel quale emerge lo straodinario interplay fra i quattro musicisti . La composizione di  gran parte dei brani poggiano sull’asse Guidi- Petrella ai quali si sono aggiunti Cleaver e Sclavis (in due pezzi). Due sole le riproposte: Ida Lupino a firma Carla Bley ( omaggio allo scomparso Paul Bley, uno dei giganti del piano) e Per i Morti di Reggio Emilia di Fausto Amodei. Scelta quest’ultima che mostra anche l’impegno politico e sociale di questi giovani talenti nel non dimenticare situazioni e valori. Proprio nel brano di Amodei si toccano i picchi del cd, con momenti di grande emozione con un gigantesco Petrella al trombone. Gran bella prova, vibrante e coraggiosa, un album che trasuda passione e coinvolge. 

 

Filippo Cosentino – TRE

Pubblicato dalla Milk, esce TRE il nuovo album di Filippo Cosentino. Dopo la grande prova del precedente lavoro L’ASTRONAUTA, Cosentino ritorna con quella che appare una sfida a livello chitarristico e musicale, un intero album suonato con la chitarra baritona, in solitario, senza sovra incisione alcuna. La baritona  è uno strumento che in questi ultimi dieci anni ha avuto un’impennata di attenzione, complici alcuni lavori di Pat Metheny. Cosentino, al pari di altri colleghi , affronta quest’ulteriore prova superandola a pieni voti, confermando la sua caratura di chitarrista acustico di grande livello. All’interno di TRE, numero perfetto, si muovono composizioni come Quiet (dedicata alla figlia), Migranti,  Family, dove climi musicali degli anni  ’70 si intrecciano a ricordi familiari. In Erythros brano di apertura, viene esposto uno dei tre temi che si intersecheranno in The Path, la composizione più significativa di TRE. Il risultato è un album certamente affascinante che farà felici gli appassionati di chitarra. Il 2016 ha riservato al chitarrista di Alba numerose soddisfazioni con svariati concerti in Italia ed alcune esibizioni in Europa ed Asia, oltre alla direzione artistica di Jazz & Co, Milleunanota  in svolgimento ad  Alba dal 14 ottobre al 5 novembre. Un artista da seguire con attenzione, mai ovvio ed in continua evoluzione.

 

Three Steps – OUR ROOTS

Grande immersione blues nel primo album dei Three Steps guidati dal chitarrista Egidio Marchitelli, nome di punta della scena romana, gli sono accanto Giulio Giancristofaro voce e basso e Oscar Marino ala batteria. Originario di Monopoli è sul finire degli anni novanta che Marchitelli si trasferisce a Roma per studiare presso la scuola PercentoMusica. 

Cinque anni di orchestra Rai, collaborazioni prestigiose  (Dionne  Warwick, Fabrizio Bosso fra gli altri) il grande amore per Jimi Hendrix, Charlie Parker, Fabrizio De André, entrano nel suo grande bagaglio.  OUR ROOTS è arricchito dalla presenza di Antonello Salis (fisarmonica e tastiere  nei brani Back To The Roots, Charmer on the Loose e Stroked by the light), Donato Corbo (chitarra), Max Manganelli (armonica) Emiliano Pari (organo Hammond) e Sarah Jane Olog. Un bell’album, ben suonato che farà felici gli appassionati del genere. Fra i brani più riusciti Cool Air (brano ispirato alle sonorità di blues più moderne- precisa Marchitelli- come potrebbero essere quelle di Robben Ford o Matt Schofield. La costruzione ritmico-armonica del brano ci permette di esplorare territori esterni al canonico blues). Seguono Living Hell che evidenzia la parte funk del gruppo. Sinking Boat profuma di blues californiano e di atmosfere acide che riporta indietro nel tempo (Brano spaccato in due che ci da la possibilità di esplorare due  generi apparentemente distanti come il country blues e l’hard rock. Arricchito dalla presenza di 2 grandi ospiti… Max Manganelli all’ armonica e Sarah Jane Olog alla voce) Gran chiusura con Stroked by the light un blues acustico armonicamente modificato e arricchito dal Antonello Salis. Per chi ancora si domanda che senso ha parlare di blues è lo stesso Marchitelli a precisarcelo in una breve intervista: “OUR ROOTS  non è un comune disco di blues, ma funge da contenitore delle nostre molteplici sonorità. Ogni volta che ci chiedono che genere è, tendo a rispondere contemporary blues, è nel contemporary che si racchiude il concetto di spazio e contaminazione di un genere che ormai in molti associano esclusivamente ai campi di cotone.” (Egidio Marchitelli). Una band di valore da seguire per non dimenticare il padre di tutti i generi. 

 

Raffaele Matta – ROSSONIRICO

Ristampato da pochi giorni per la Dodici Lune, l’album del chitarrista cagliaritano. Si tratta del secondo cd pubblicato da  questo interessante musicista con radici rock blues poi affinate nel jazz frequentando la Blue Bear School of American Music di San Francisco e successivamente il Musicians Institute of Tecnology di Los Angeles. Assai importante  l’esperienza maturata in India dove Matta, sotto la guida di Ganesh Mohan e Alpesh Moharir, ha studiato il sistema ritmico della musica classica Indiana,  che ha influenzato l’album MEET ME IN SARDINIA  per la Splash Records.

In ROSSONIRICO  Matta effettua una fusione tra la musica tradizionale giapponese e il jazz modale. Il risultato è un album non facile, ma per questo non certo meno affascinante. Desueta la formazione che, oltre al leader impegnato alla elettrica ed electronics, vede Simone Mauri al clarinetto basso, Paolo Botti alla viola, Gianni Salinetti alla chitarra, Niccolo Faraci al Basso e Alessandro Blasi alla batteria.

Dieci i brani proposti. Già dall’apertura di Nero Fatato l’album si muove su  una linea melodica fortemente permeata ed ispirata dalla musica orientale. In Blue Fiabesco emerge l’alternanza fra improvvisazione modale e l’oriente. Di particolare impatto Viola Irreale (anche se molto breve– precisa lo stesso Matta- è un brano dal sapore elettroacustico con una linea melodica che dà l’impressione di essere capitata lì per caso).  Cd in certi passaggi rarefatto, stilisticamente vicino a  Terje Rypdal e ad alcuni lavori di Bill Frisell. Una scelta desueta, a dimostrazione come la musica, anche quella che sembra meno immediata, regala belle emozioni. Molto buona la qualità delle registrazioni.

 

Fabrizio Savino – GEMINI

Il chitarrista pugliese, per il nuovo album pubblicato per la A.ma Records sceglie la classica formazione in trio accompagnato da Luca Alemanno (double bass) e Gianlivio Liberti alla batteria. Savino ha un background di tutto rispetto, anche lui uscito da quella fucina di talenti chitarristici che si sta rivelando Percentomusica sotto la guida di maestri del calibro di Stefano Micarelli, Fabio Zeppetella e Umberto Fiorentino. Savino ha suonato fra gli altri con Flavio Boltro, Antonello Salis, Gegè Munari, Giorgio Rosciglione, Chiara Civello, Nicola Conte, Claudio Filippini,  Enrico Zanisi, etc. Nel 2009 pubblica il suo primo album da leader METROPOLITAN PRINTS feat. Luca Aquino (Alfamusic) al quale farà seguito nel 2012  ARAM (Alfamusic) .

 Nel suo rigore GEMINI è un piccolo gioiello;  evocativa Opposing Thoughts  con l’uso della voce in lontananza che doppia il tema; “l’idea  – precisa Savino– era quella di navigare in più forme emozionali. Il brano è costruito proprio su più forme, quasi ci fossero più temi che colloquiano tra loro il tutto finalizzato ad un risultato di unicità”. Toccante la ballad  When Your Eyes Behold,  (Vuole essere una sorta di dedica a chi racconta se stesso attraverso lo sguardo, gli occhi, immagazzinando emozioni, ed immagini, dedicato a due persone molto importanti nella mia vita).  Everything FlowsSighing, registrata in solitario al secondo take  insieme all’elegante finale di The Visionary Seer completano la tavolozza di GEMINI , lavoro che conferma la qualità e la statura dei chitarristi jazz italiani; splendida la vena compositiva di tutti i brani a firma dello stesso Savino.

 

Lorenzo Tucci – SPARKLE

Nato a Chieti ma romano d’adozione, Lorenzo Tucci è da tempo considerato uno dei nostri migliori batteristi. Le molteplici esperienze (Danilo Rea, Enrico Rava, Enrico Pierannunzi, George Cables, Fabrizio Bosso, Massimo Urbani, etc) gli hanno consentito di maturare una propria cifra stilistica sviluppando una felice vena compositiva. Da non dimenticare il grande successo ottenuto nel 2006 con  gli High Five Quintet,  oltre cinquecentomila copie vendute con HANDFUL OF SOUL  inciso insieme a Mario Biondi . In SPARKLE  uscito per la Jando Music/Via Veneto Jazz è affiancato dal pianista Luca Mannutza, e da Luca Fattorini al contrabbasso oltre alla regale tromba di Flavio Boltro. Proprio la presenza di Boltro si rivela vincente caratterizzando il sound e la riuscita dei brani. Con l’eccezione di due cover (Seven Days di Sting e l’omaggio a Pino Daniele con E pò che fà ) Lorenzo Tucci  ci regala sei composizioni originali che colpiscono a partire da Sparkle Suite, brano di apertura. Un bel lavoro, jazz di qualità ben suonato e godibile.

Omonimo album d’esordio per il cantautore abruzzese “ nella vita faccio l’operaio metalmeccanico, suono il pianoforte da quando ero piccolo. Sin dall’adolescenza strimpellavo le canzoni di De André…Sarei felice di poter vivere di musica , consapevole però che allo stato attuale, discograficamente parlando, sarà difficile”. Così si presenta  Dante Francani che con la sua prima canzone Tuta blu o la ballata dell’operaio ha vinto nel 2014 Musicultura allo sferisterio di Macerata. Da lì Francani ha iniziato a scrivere canzoni e con Pindaro  ha poi vinto il Lunezia, primo premio nella sezione autori di testo. La vittoria di Macerata gli ha consentito di incidere  questo primo album realizzato con solisti del calibro di Daniele Mencarelli (contrabbasso), Glauco Di Sabatino (batteria), Mauro De Federicis (chitarre), Fabrizio Mandolini (sax), Daniele Falasca(fisarmonica). Tredici i pezzi contenuti nell’album, fra questi  si segnalano la più nota Ode Al Cantautorato,  OmaggioOde all’Anarchia (Puoi associare l’anarchico al violento/ che sporca ed imbratta,/ ma il mondo l’han deturpato quelli che indossano giacca e cravatta), Barabba (Barabba l’impostore tira dritto e se ne frega), Tuta Blu ( perché quel rapporto salario lavoro/ti leva rispetto ti toglie decoro). Originale quel che basta, Francani si mostra particolarmente dotato nella parte testuale  colpendo per la profondità dei testi legati al quotidiano e a temi sociali. A differenza di certo cantautorato politico post ’68, che conobbe una immeritata fama, vista  la imbarazzante capacità vocale e musicale e che portò comunque,  gran parte di questi “personaggi” a diventare uomini di potere, Francani si presenta con delle buone basi musicali e si mostra credibile per gli argomenti trattati, vissuti sulla propria pelle di operaio e non di figlio di papà. 

Questo articolo si apre e si chiude non a caso con due cantautori di valore, la domanda che ci poniamo, a cosa sono servite certe “rivoluzioni”? a serrare i ranghi del potere?, a non dar voce al nuovo che avanza? a comportarsi in maniera differente da certi bersagli? C’è tanta buona musica, il problema è che quelli che oggi siedono nei posti di comando  (vedi sopra) non mollano la posizione impedendo agli altri di far sentire la propria voce. E’ un dato di fatto. Nel nostro piccolo, noi ci proviamo, sottoponendoli alla vostra attenzione.

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