MUMFORD & SONS/ “Johannesburg”: dal Sudafrica a Londra, la contaminazione vincente

- Paolo Vites

Mumford & Sons stupiscono con un mini cd registrato in Sudafrica con musicisti locali e non solo. Un’eccitante viaggio nella contaminazione musicale. di PAOLO VITES

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La copertina del disco

Prendi un gruppo folk rock dell’Inghilterra più profonda, un dj londinese, un cantante del Malawi, un altro del Senegal, una band del Sudafrica, mettici canti in dialetti africani poco noti, slang inglese, parole francesi, ritmi beat elettronici, percussioni, chitarre acustiche. Il risultato direte è un gran casino. Non è così nell’affascinante mini cd – cinque pezzi in tutto – che i Mumford & Sons hanno registrato in Sudafrica durante alcuni momenti di pausa di un intenso tour agli antipodi del mondo (“non uno studio convenzionale ma due stanze letteralmente in un edificio magnifico, dove lunghi corridoi rivestiti di legno si seguivano l’un l’altro. C’era qualcosa di brutale in quei luoghi ma c’era una vibrazione” racconta Marcus Mumford), in una terra ancora misteriosa e ancora sconvolta da una difficile integrazione razziale. 

Un po’ come fece Paul Simon a metà anni 80 con il magnificente Graceland, il risultato è un crossover di suoni, intrecci culturali e immagini futuriste. In una parola, musica del mondo. 

Oltre ai Mumford, i protagonisti rispondono al nome di The Very Best, a quello del leggendario cantante e percussionista senegalese Baaba Maal (bellissima Si Tu Veux da lui cantata, un brano che apre orizzonti sconfinati tra sogno e memorie di un’Africa che non esiste più) e dei Beatenberg, gruppo di Cape Town. Bello anche il pezzo che apre il mini cd, There Will Be Time, che alterna le voci di Maal con quella del leader dei Mumford, diventando poi un trascinante brano corale nel tipico stile della band inglese, una cavalcata di grande impatto.

Piace anche il pop semplice e melodico di Wona, che vede tutti insieme con cambiamenti di ritmo e voci soliste con un intermezzo corale di splendido impatto. Inizio percussivo e tribale invece per Fool You’ve Landed With, altro brano dal piacevole andamento melodico anche se forse il meno interessante del lotto. E se Ngamila con le voci di Marcus Mumford e Maal ricorda un po’ gli U2 degli ultimi tempi, poco importa. 

Il dischetto è una piacevole sfida, intentata da musicisti che dimostrano di non aver placato la loro sete di sperimentazione e ricerca. Come dice Ted Dwane: “Fin dal giorno zero, siamo sempre stati dell’’idea di andare in tour in posti dove la maggior parte delle band non va. Ci tiene fuori dalla monotonia. Penso che la strada possa essere facilmente vissuta come il giorno della marmotta ma se parliamo delle Highlands Scozzesi, dell’India o di un tour su una chiatta, i nostri viaggi sembrano sempre freschi ed eccitanti. Andare in Sud Africa ci ha fatto sentire come parte di una avventura in un continente che nessuno conosce davvero bene. L’appetito verso la musica live è davvero grande e la cultura giovanile sta esplodendo con energia e ringiovanimento”.

Dal Sudafrica a Londra, la strada della musica è sempre quella più emizionante ed onesta.

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