DALLA & DE GREGORI/ Dopo trent’anni ancora “Work in progress”

- Paolo Vites

“Work in Progress” è il nuovo doppio cd dal vivo di Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Per presentarlo sono venuti alla Feltrinelli di Milano. Stasera e domani in concerto agli Arcimboldi di PAOLO VITES

dalladegregoriworkinprogress_R400

“Che mistero le canzoni. È proprio vero, per noi che viviamo così intensamente la musica ma per chiunque. Dietro ogni canzone c’è un mistero”. Lo dice Lucio Dalla, presentando uno dei brani inediti presenti nel nuovo doppio cd dal vivo (anche in edizione con dvd allegato) “Work in Progress” tratto dal fortunato Tour che la coppia Dalla-De Gregori ha compiuto nell’ultimo anno.

Il brano in questione è una ripresa del vecchio e classico standard Just a Gigolò, inciso da mezzo mondo – anche dal jazzista, anzi come dice Dalla “il più grande jazzista di tutti i tempi”, Thelonius Monk – che diventa per Francesco e Lucio Solo un gigolò. Un tour, quello di “Work in Progress”, cominciato quasi per scherzo lo scorso gennaio con un concerto “segreto” dalle parti di Modena e poi approdato nei migliori teatri e piazze di tutta Italia, che proprio oggi riprende con due serate agli Arcimboldi di Milano e poi proseguirà con un’altra cinquantina di date ancora attraverso l’Italia e con una puntata in diverse città svizzere.

Segno di un successo andato oltre ogni più rosea previsione. Perché Dalla e De Gregori non sono più quelli di “Banana Republic”, il loro primo tour insieme ormai più di trent’anni fa: sono oggi due monumenti della canzone d’autore italiana, ma che a differenza di altri monumenti non sono rimasti inchiodati alle piattaforme, ma sono più vivi che mai.

Vivi, e appassionati, vogliosi di mettersi alla prova, i primi loro a stupirsi della bellezza delle canzoni, che si scambiano da buoni amici, uno canta quelle dell’altro e viceversa oppure si alternano, scoprendo ognuno il mistero delle canzoni dell’amico. Di misteri belli in questo disco ce ne sono tanti: da Santa Lucia a Rimmel (cantata con un godibilissimo karaoke da un pubblico in delirio), alla dolcissima Anna e Marco o a una trascinante L’anno che verrà.

Ma anche gemme nascoste o quasi dimenticate, come la nenia popolare A pa’, per il mai celebrato abbastanza Pasolini, o la sempre divertentissima Disperato erotico stomp. Per presentare questo disco Dalla e De Gregori sono venuti ieri a Milano, nella nuovissima Feltrinelli della Stazione Centrale. Una sala stipatissima, tanto che dopo 200 ingressi hanno dovuto rimandare la gente a casa, e Lucio e Francesco “in cattedra” coadiuvati dal maestro di cerimonie Linus, di radio DJ, uno che non ha timore a dire che qui a presentare Dalla e De Gregori ci sarebbe venuto in ginocchio pur di esserci.

De Gregori, occhiali da sole e Borsalino sugli occhi, Dalla dietro l’amato piano elettrico, si concedono di buon gusto, raccontando la genesi di tante loro canzoni, sottolineando la casualità di come nascano certi brani poi di successo. De Gregori non perde occasione per citare, quando Linus gli chiede come ci si sente sul palco arrivati a una certa età (60 per Francesco l’anno prossimo) e lui non perde occasione per citare l’amatissimo Bob Dylan: “Ci si sente bene, basti pensare a Bob Dylan che oggi è ancora più significativo di quello che era negli anni 60, con l’età che ha e una voce ormai rotta”.

Voce che non è ancora rotta per Dalla e De Gregori quando in finale di serata regalano tre brani al pubblico: La storia siamo noi, De Gregori voce e pianoforte, Dalla al clarino; 4 marzo 43 con Dalla in gran spolvero e infine il vero inedito di questo nuovo cd live, la canzone Non basta saper cantare, scritta appositamente dai due. Un brano che è già un classico del repertorio dei due e quindi obbligatoriamente della canzone popolare italiana.

Infine il doppio cd regala un’altra sorpresa: una versione in studio a due voci di Generale, brano di De Gregori, che invece i due amici dal vivo nel corso di questo tour non hanno mai eseguito. L’arrangiamento un po’ spigoloso e rock non fa perdere la dolcezza di una canzone che potrebbe uscire, per dolcezza di sentimento, dal grande patrimonio delle canzoni popolari italiane dedicate al dramma della guerra.

Senza nessuna cortina fumogena ideologica, nessuna retorica: perché in tempi come questi dove i soldati italiani continuano a morire in guerra, c’è solo bisogno di ricordare il loro sacrificio. Affidandoli al mistero di una canzone.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori