ANALISI/ I testi delle canzoni “Dietro l’intima ragione” dei Blastema e “Baciami?” di Irene Ghiotto

- Fabrizio Sinisi

La cantante vicentina gioca con il suo brano, parlando d’amore e sentimenti, più profonda la canzone della band emiliana, proponendo un testo da loro stessi definito “ballata rock”

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Foto Angelo Oliva

La canzone di musica leggera, la canzonetta – perlomeno quella italiana – ha una sua costante e quasi unanime caratteristica, che la rende, per sua stessa struttura, interessante: questa caratteristica è l’allocuzione. La stragrande maggioranza delle canzoni italiane si svolgono in un discorso diretto con un tu: e non è certo un caso che la stessa stragrande maggioranza delle canzoni italiane sia formata da canzoni d’amore. La sua storia sembra dirci che cantare l’amore non significa dissertare d’amore, ma parlare con l’amato. Un amato che, in tanti casi, se ne sta andando: quindi la nostalgia, o la rabbia, il tentativo di un richiamo. Oppure un amato che è presente, e quindi l’erotismo, l’affetto, il desiderio. In certi casi, la canzone può però essere il luogo in cui – con la giocosità e l’inconsistenza che le è propria – le situazioni diventano più unanimi. È il caso di Irene Ghiotto, vicentina (la vicinanza geografica con il poeta Zanzotto è solo una comica coincidenza?), che pone tutti i bisticci, i pasticci e i gli accavallamenti sentimentali tipici di una storia semiadolescenziale non solo dentro il “narrato”, ma dentro il linguaggio stesso: infantilmente, si diverte a giocare con le parole, riproduce i giocosi contrasti amorosi con le onomatopee: “Ba-ba-ba-baciami dentro le raffiche di vento cosmico” è un esempio centrato; ma “Ti ammiro così tanto che se miro, sparo” è un verso che rende ancor meglio l’idea. Più complesso, interessante e profondo è il brano della band emiliana Blastema, che porta sicuramente – insieme al testo di un altro concorrente, “Il Cile” – il livello testuale un po’ più in alto rispetto alla media della kermesse sanremese. Sarà forse che vengono dal rock e propongono un pezzo da loro stessi definito, appunto, una “ballata rock” (Dietro l’intima ragione), sarà per la giovane età, ma leggere: “E mi basta un fiume / e un’era vergine / per rammentarmi / che pace non ho / perché / davanti c’è sempre un limite / che mi sfugge…” fa subito venir voglia di sentire la canzone, di sentire se queste parole gridano, scavano, così come testualmente suggeriscono. La cantante vicentina gioca con il suo brano, parlando d’amore e sentimenti, più profonda la canzone della band emiliana, proponendo un testo da loro stessi definito “ballata rock”



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