Naomi Osaka, il ritiro e la depressione/ Umana come noi, sbaglia come tutti

- Claudio Franceschini

Naomi Osaka, il ritiro e la depressione: la tennista giapponese e il complicato rapporto con la stampa e il mondo esterno, una campionessa umana che fa scelte sbagliate come tutti noi.

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Naomi Osaka, 23 anni, ha vinto 4 titoli Slam (Foto LaPresse)

LA SCELTA DI NAOMI OSAKA

La notizia è di ieri, e l’abbiamo riportata: Naomi Osaka, con una mossa che ha di fatto girato le carte in tavola, si è ritirata dal Roland Garros 2021. Non spenderemo altre parole per riportare il fatto, che è noto e potete leggere su queste pagine: a corredo, possiamo aggiungere che i quattro Slam congiunti, nel comunicare la multa alla tennista giapponese, avevano specificato di essersi messi in contatto con lei per capire se e come venirle incontro nelle sue difficoltà a rapportarsi con la stampa. Non avendo ricevuto risposta, è scattato il provvedimento; con un coup de theatre, la Osaka ha tolto il disturbo prima che la faccenda potesse ingigantirsi. Solo che, inevitabilmente, adesso il fatto è più grosso di quel che sembri.

In evidenza c’è il forfait da uno Slam che sarebbe potuto essere il quinto per la giapponese (anche se sulla terra le chance erano e sono inevitabilmente ridotte, e non di poco); tra le righe, ma nemmeno troppo visto che lo ha scritto lei stessa, quel “mi prenderò del tempo lontano dai campi. Bene: quanto tempo? La durata del Roland Garros e niente più? Qualche settimana? Tutto l’anno? Ancora di più? Possiamo metterla in qualunque modo, giudicare la Osaka simpatica o antipatica, forte o meno forte, ma stiamo pur sempre parlando della numero 2 Wta, la giocatrice che ha addirittura sorpassato Serena Williams e Maria Sharapova per guadagni (diventando l’atleta più pagata di sempre) e, al di là dei dati extra campo che possono sempre lasciare il tempo che trovano, di una tennista che aveva fatto vedere di poter dominare: comunque la si giri, anche nel mondo frenetico di oggi la sua assenza è un fracasso.

LE COLPE DI NAOMI OSAKA

Le colpe di Naomi Osaka ci sono, inutile tirarsi indietro. Come ci ha ricordato la nostra amica Maria Vittoria Viviani, lei pure tennista e che abbiamo contattato per un breve commento, “puoi avere tutti i problemi che vuoi e mi dispiace sinceramente per lei, ma fare le conferenze stampa è un dovere. Piuttosto fatti scivolare la cosa addosso o rispondi a tono, è un tuo diritto; così, mi sembra una mancanza di rispetto verso il tuo mondo”. Perché, ricordiamo, la giapponese si è presentata al Roland Garros anticipando che non avrebbe parlato ai media, e non ha risposto alla richiesta congiunta degli Slam di studiare una soluzione al problema. Anzi: a chi le prospettava una multa ha risposto che l’avrebbe presa sul ridere, e invece che sedersi al tavolo ha aggirato la questione.

È inevitabile notare che il suo lungo post su Instagram sia accompagnato da tanti messaggi di solidarietà da parte di colleghi (Federico Coria, Venus Williams, Sloane Stephens, Coco Gauff) e sportivi (Lewis Hamilton, Usain Bolt, Kyrie Irving tra gli altri); questo dice anche e soprattutto dello status che Naomi ha guadagnato in questi tre anni (cioè da quando ha vinto gli Us Open per la prima volta) ma anche, e ci torneremo, di questioni che forse solo chi bazzica davvero il mondo del tennis (dello sport, ma in questo caso del tennis) può comprendere a fondo. Da fuori e senza considerare le variabili, la Osaka sbaglia: le conferenze stampa sono un obbligo per i giocatori, se scegli di non presenziare incorri in sanzione. Sarebbe da tracciare un punto e andare a capo, ma la questione probabilmente è più complessa di così.

NAOMI OSAKA E I PRECEDENTI

Naomi Osaka in questi tre anni è diventata personaggio: suo malgrado, quando le sue conferenze stampa (curioso, ironico e anche paradossale) diventavano virali per le risposte in inglese accettabile ma non ancora in totale controllo, ricche di aneddoti e frasi da meme (come oggi si dice) o da titolone di giornale, ad alleggerire un clima spesso permeato del dolore della sconfitta o delle scontate celebrazioni da vittoria (“ho dato tutto, mi sono detto di non mollare, sono felice” eccetera). In maniera consapevole, indossando mascherine con i nomi delle persone di colore vittime della violenza della polizia; con il ritiro (poi rientrato) dal torneo di Cincinnati per protestare contro la sparatoria ai danni di Jacob Blake; nelle sue dichiarazioni in merito alla questione politica negli Stati Uniti.

Naomi Osaka è diventata personaggio, e lo sa fin troppo bene; pure, la sua carriera ha di fatto preso il volo con i fischi dell’Arthur Ashe di Flushing Meadows, quando a rubarle la scena del primo Slam pensò una Serena Williams ben oltre le misure e i limiti, furente contro tutti per l’accusa di baro. Quel giorno la Osaka pianse di frustrazione: aveva vinto gli Us Open e il pubblico (a New York spesso e volentieri “crudele”) la osteggiava. Inqualificabile (va detto) fino a pochi minuti prima, Serena aveva provato a metterci una pezza ma il danno era fatto: Naomi dice che da quella vittoria ha iniziato a soffrire di depressione, unendo i puntini qualcuno direbbe che i fatti sono correlati ma anche qui non lo possiamo sapere.

NAOMI OSAKA E LA STORIA

Qualcosa di simile al caso di Naomi Osaka era accaduto con Monica Seles: ancor più giovane di quanto oggi sia la giapponese, era il nuovo prodigio del tennis mondiale ma con i media aveva un rapporto complicato. Una volta decise di non giocare a Wimbledon e sostanzialmente non fornì spiegazioni: disse “non ci sono” paventando un infortunio, non presentò alcuna documentazione e si negò alle chiamate di chiarimento. Si prese una bella multa e dovette indire una conferenza stampa per provare a giustificarsi; ci sono poi gli aneddoti raccontati nel bellissimo libro Ladies of the court di Michael Memshaw, un romanziere che all’inizio dei Novanta passò un anno a seguire il circuito Wta e raccolse interviste a giocatrici e addetti ai lavori, riportandoci per esempio una Gabriela Sabatini abile a dribblare i giornalisti o la diffidenza del papà di Mary Pierce, un signore che fu anche allontanato dai campi per comportamenti (purtroppo anche nei confronti della figlia) non propriamente esemplari.

Della questione e della “rivalità” tra due lati della stessa medaglia si potrebbero scrivere pagine e pagine, ma anche uscendo dal mondo del tennis è facile trovare scontri tra sportivi e media. Uno di questi lo abbiamo vissuto pochi giorni fa con protagonista Ivan Juric; celebri poi gli sfoghi di Marcello Lippi e Christian Vieri, ma si potrebbe continuare. Chi scrive non difende la categoria a spada tratta, anzi; pur vero che chi fa le domande e chi risponde fa in qualche modo un lavoro, e può essere facile uscire dal seminato e andare oltre.

COS’HA NAOMI OSAKA?

Eppure, lo abbiamo detto: il ritiro di Naomi Osaka dal Roland Garros 2021 non può riguardare solo il rifiuto di parlare alla stampa. Meglio: riguarda quello, ma nasconde un malessere più profondo. Cos’ha davvero la giapponese? Davvero l’ansia e la “paura” del pubblico possono farla arrivare a questo? Non è forse vero che dopo gli Us Open 2018, depressione o meno, Naomi ha giocato e vinto tanto? E quindi, perché improvvisamente la bolla è scoppiata? Può saperlo solo lei, o chi le è davvero vicino: noi possiamo fare congetture, dire che ha sbagliato (è sicuramente così) e farle un grosso in bocca al lupo, ma cosa spinga la numero 2 del circuito a prendersi una pausa è una questione che non possiamo affrontare nel profondo. A noi viene in mente Jennifer Capriati che già a 14 anni (suo malgrado) era già una star con decine di persone al seguito, e che poi fece scelte parecchio sbagliate ma forse per “scappare” da una realtà che non sentiva sua; e ancora la storia di Andrea Jaeger, che andrebbe recuperata.

A 16 anni era in finale agli Us Open e numero 2 del ranking, a 18 aveva giocato le finali di Roland Garros e Wimbledon, a 22 aveva appeso la racchetta al chiodo. Laureata in teologia, è diventata una suora: ha avuto modo di parlare degli abusi da parte del padre e di come certi allenatori le avessero suggerito di assumere droghe. Il caso della Osaka naturalmente è diverso, ma ci dice una cosa che tutti abbiamo in comune: siamo uomini e per questo coltiviamo un desiderio buono e di stare bene (comunque si traduca, diciamo) che però non sempre viene confermato dalle nostre azioni, e non sempre è facile e immediato alzare la testa e resistere di fronte a un contesto che ti porterebbe altrove. Noi speriamo che Naomi Osaka possa riprendersi dai suoi problemi, e non solo per rivederla in campo a fare quello che fa meglio, giocare a tennis e vincere.





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