NICCOLÒ BETTARINI/ Figlio Stefano e Simona Ventura: “Ha perdonato i suoi aggressori”

- Morgan K. Barraco

Niccolò Bettarini, figlio maggiore di Stefano e Simona Ventura: dopo l’accoltellamento, ha subito perdonato i suoi aggressori.

niccolo_bettarini_instagram_2018
Niccolò Bettarini dopo l'aggressione

C’è stato un evento drammatico, nelle vite di Stefano Bettarini e Simona Ventura, che ha contribuito a unirli ancora di più, dopo un primo riavvicinamento avvenuto a distanza di anni dal divorzio. Nel luglio 2018, il loro figlio maggiore Niccolò Bettarini è stato coinvolto in un’aggressione all’uscita di un noto locale di Milano. Stefano racconta così come ha appreso la notizia: “Un mio amico mi è venuto a svegliare dicendomi: ‘Tuo figlio è in fin di vita’. Sono subito volato a Milano, dove lui era ricoverato. Nel mentre, ho chiamato la mamma, che era in Calabria per una serata. Lei aveva parlato con l’amica Zoe, che l’aveva già rassicurata sulle sue condizioni. Grazie a Dio, nessuna delle 13 coltellate aveva leso organi vitali”. All’arrivo in ospedale, Stefano ha trovato suo figlio mentre parlava con alcuni poliziotti e cercava di riconoscere il volto degli aggressori a partire dalle loro foto segnaletiche. “Era molto freddo”, ricorda il padre. Attualmente, Niccolò non è spaventato: “Cova solo tanta rabbia”, fa sapere Stefano. In compenso, però, ha perdonato i suoi aggressori: “Li giustifica dicendo che hanno avuto un’infanzia difficile”. (agg. di Rossella Pastore)

L’aggressione a Niccolò Bettarini

Niccolò Bettarini poteva perdere la vita: questo il punto di vista dei giudici che lo scorso dicembre hanno detto la loro sull’aggressione subita due anni fa dal ragazzo. Il figlio di Simona Ventura è stato raggiunto infatti da nove fendenti, “idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte”, hanno detto i giudici d’Appello nella loro sentenza, come riferisce Il Giorno. I colpi inferti al ragazzo infatti erano riguardavano gli organi vitali e Niccolò sarebbe riuscito a sopravvivere solo grazie alla “corporatura molto robusta” e per il pronto aiuto degli amici presenti. Oggi, giovedì 16 gennaio 2020, il padre Stefano Bettarini sarà ospite di Rivelo e parlerà delle emozioni vissute in quei tragici momenti. Per fortuna il lieto fine c’è stato, anche se la paura è stata tantissima. Quanto è accaduto ha colpito profondamente il ragazzo, che negli ultimi mesi è cambiato moltissimo. Lo vediamo infatti dimagrito, con i muscoli in bella vista e più forte che mai. L’ultimo scatto, addominali in bella mostra, risale però a metà dello scorso dicembre. Non è mai stato un appassionato di social, ma i fan pensavano che sarebbe stato più presente dopo la sua recente esperienza, vincente, come guida dello spinoff de Il Collegio.

Niccolò Bettarini, figlio maggiore di Stefano e Simona Ventura

Dobbiamo ritornare al 2018 per risalire ai primi istanti di terrore per Niccolò Bettarini, accoltellato in nove punti del suo corpo da un gruppo di sconosciuti. Il figlio di Simona Ventura si trova in quel momento all’esterno di una discoteca a Milano e decide di prendere le difese di un amico. Finisce in ospedale in tempo record: sembra gravissimo. Solo diverse ore dopo l’annuncio dei familiari che danno speranza alla sua ripresa, anche se Niccolò trascorrerà diversi giorni sotto il controllo dei medici prima di fare ritorno a casa. Uno degli accoltellatori, Davide Caddeo, sceglierà di scrivergli una lettera in seguito alla condanna a 9 anni per l’aggressione, sicuro di “aver compreso durante la carcerazione i molti sbagli commessi”, riferisce Il Giorno. Alcuni mesi dopo la condanna, Caddeo ha ricevuto i domiciliari e ha l’obbligo di seguire le cure per la tossicodipendenza, fattore che ai suoi occhi lo avrebbe spinto a commettere azioni terribili, proprio come l’accoltellamento di Niccolò. Secondo il gup Guido Salvini, quella sera però ci sarebbero state molte più persone delle quattro individuate dalla Legge, “che sono riuscite a sfuggire alle indagini grazie anche al silenzio mantenuto dai quattro aggressori subito fermati”. Si ipotizza una dozzina di elementi, fra cui 8 o 9 uomini. A salvare la vita a Bettarini Jr sarebbe stata invece la sua corporatura robusta, tale da evitare “che le ferite provocassero danni maggiori e cioè attingessero in modo ancor più pericoloso gli organi vitali”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA