Non indossa maglia Pride: Starbucks la licenzia/ Barista cristiana: “Io discriminata”

- Silvana Palazzo

Barista cristiana non indossa maglia Pride: Starbucks la licenzia. Lei fa causa alla catena: “Io discriminata per la mia religione”

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Licenziata per non aver indossato una maglia “arcobaleno” a sostegno del Pride. È quanto denuncia una barista degli Stati Uniti che ha fatto causa a Starbucks. La vicenda, che risale al 2018, è stata ricostruita da NBC, secondo cui la barista sostiene di non aver indossato la maglietta in quanto la sua religione glielo impedisce. La catena chiese, infatti, ai suoi dipendenti di indossare la maglia arcobaleno nel giugno del 2019, con l’arrivo del gay pride, in segno di appoggio alla comunità LGBT. La donna, che è una cristiana praticante, si rifiutò e, secondo la sua versione, quando la catena le chiese spiegazioni, affermò che, pur non avendo nulla contro la comunità LGBT, per lei non è concepibile un matrimonio diverso da quello tra uomo e donna e i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, in quanto contrari all’insegnamento biblico. A questo punto Starbucks avrebbe deciso di licenziarla, considerando il comportamento della stessa non idoneo ai loro valori fondamentali.

BARISTA CRISTIANA FA CAUSA A STARBUCKS: “DISCRIMINATA”

La donna in questione si chiama Betsy Fresse, la quale in tribunale ha affermato che i suoi manager erano a conoscenza del suo credo religioso quando l’hanno assunta. Infatti, chiedeva regolarmente di avere la domenica e alcune sere libere per poter partecipare alle riunioni della chiesa. Qualche mese dopo la sua assunzione fu trasferita ad uno Starbucks di Glen Ridge, nel New Jersey. Qui nel giugno 2019 lei e altri collaboratori parteciparono ad una riunione nell’ufficio del direttore dello store che aveva una scatola piena di magliette arcobaleno vicino alla scrivania. La barista allora chiese al direttore se avrebbe chiesto di indossare la maglietta durante i suoi turni, precisando che non l’avrebbe fatto. Qualche settimana dopo è stata licenziata. Ora attacca la catena e chiede un risarcimento per il dolore e la sofferenza emotiva che le ha arrecato. Un portavoce di Starbucks a NBC News ha spiegato che l’azienda «non fa discriminazioni in base al sesso, alla razza, alla religione o all’orientamento sessuale» e che è pronta a difendersi in tribunale.

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