I NUMERI/ Cosa serve ai laureati per trovare lavoro?

- Mario Mezzanzanica

I sistemi dell’istruzione e della formazione, spiega MARIO MEZZANZANICA, risultano sempre più importanti per l’avviamento al lavoro

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Foto Imagoeconomica

Più volte, sulle pagine de ilsussidiario.net, parlando dei cambiamenti del mercato del lavoro, si è evidenziato come l’esperienza lavorativa oggi sia caratterizzata da un percorso tra occasioni spesso imprevedibili, dove le “competenze” (normalmente racchiuse nel termine inglese skill) costituiscono uno degli elementi fondamentali per garantire continuità e sicurezza per la persona.

Certamente la crisi internazionale ha influenzato le dinamiche in atto nel mercato del lavoro, aumentando, soprattutto in questa fase di ripresa, l’utilizzo di tipologie contrattuali flessibili per l’accesso o il reinserimento nel mercato, sia dei giovani sia della popolazione più matura.

I giovani rappresentano la popolazione più mobile del mercato e nel contempo quella per cui l’avvio di un percorso “corretto” di sviluppo può costituire un tassello importante per il futuro. In recenti studi effettuati sulle dinamiche lavorative dei giovani, in particolare dei laureati, emergono alcuni interessanti spunti per migliorare la conoscenza dei fenomeni in atto e conseguentemente di riflessione prospettica.

Il contesto degli studi riguarda il mercato del lavoro della Lombardia nel periodo che va dal gennaio 2008 al 30 settembre 2010. Sono state osservate le dinamiche lavorative di circa 45 mila soggetti, laureati, di età compresa tra i 24 e 29 anni, domicilati in regione Lombardia. Per osservare i percorsi lavorativi la focalizzazione è stata posta su due variabili principali: le tipologie contrattuali e le competenze o skill. Il periodo di analisi risulta particolarmente critico trovandoci in piena crisi internazionale.

I risultati relativi allo stato contrattuale risultante dai percorsi effettuati dalle persone mostrano a fine periodo di analisi (settembre 2010) che il 61% dei soggetti ha un contratto permanente (indeterminato o apprendistato) e il rimanente 39% ha contratti flessibili. In particolare questi ultimi sono suddivisi in contratti a tempo determinato (il 27%), di somministrazione (il 5%), di lavoro a progetto (il 6%) e di attività di stage (l’1%). Le transizioni contrattuali mostrano una chiara tendenza al miglioramento del percorso contrattuale che per la maggior parte dei soggetti prevede il passaggio verso tipologie contrattuali sempre più “stabili”.

L’altra dimensione di analisi è quella relativa agli ambiti professionali degli avviamenti al lavoro e alla coerenza dei percorsi rispetto alle competenze o skill. L’ambito professionale con maggior numero di avviamenti al lavoro è quello riguardante le attività amministrative e gestionali che complessivamente ha una quota del 40% sul totale. Segue con il 27% quello dell’istruzione e formazione, con il 15% quello tecnico scientifico, con il 7% quello relativo al settore artistico e all’industria dello spettacolo e della comunicazione e infine quello medico e sanitario (5%), e dei servizi alla persona (3%).

 

Il numero degli avviamenti effettuati nel periodo è elevato e questo è un fattore che conferma, soprattutto per i giovani, la grande dinamicità del mercato del lavoro. Contemporaneamente si verificaelevata coerenza nello sviluppo dei percorsi lavorativi che sostanzialmente mostrano, nella mobilità, uno sviluppo lineare sotto un profilo professionale. Questo ultimo aspetto è certamente importante in quanto costituisce il fattore primario di sviluppo dei percorsi del lavoro e costituisce elemento di sicurezza per la persona.

 

I dati e le considerazioni esposte rafforzano l’importanza della professionalità (competenze ed esperienze) nel mercato del lavoro. È per questo che i sistemi dell’istruzione e della formazione si confermano tra i principali elementi su cui giudicare e valutare la qualità di un paese moderno.

 

(Fonte dati: Osservatorio mercato del lavoro della Regione Lombardia. Elaborazione dati Crisp)

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