I NUMERI/ Quei 21 “mestieri” per aiutare i giovani

Il sistema dell’Istruzione e formazione professionale sembra riscuotere sempre più successo tra i giovani italiani. ACHILLE PALIOTTA ci aiuta a capire perché

02.07.2012 - Achille Paliotta
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In un precedente articolo si è visto come il sistema di Istruzione e formazione professionale (IeFP) può svolgere un’efficace azione di contrasto della disoccupazione giovanile. Il successo dei percorsi di IeFP è testimoniato anche dal fatto che, nel corso degli ultimi anni, è aumentato costantemente il numero degli allievi e ciò si deve, evidentemente, alla capacità di questo sottosistema di intercettare una cospicua fascia giovanile, peraltro più a rischio di far parte della generazione Neet. Da considerare che gli iscritti alla IeFP, nell’anno scolastico-formativo 2010-11, erano 115.213 (5,1% del totale della popolazione di riferimento dei 14-17enni) collocandosi al quinto posto nella graduatoria dei diversi percorsi formativi che vede i Licei al primo posto, come i più frequentati (744.342 giovani: 32,7%), seguiti dagli Istituti tecnici (627.076: 27,5%), dagli Istituti professionali (367.795: 16,1%) e dagli Istituti magistrali (162.730: 7,1%). Gli allievi che si iscrivono agli organismi formativi, i Centri di formazione professionali (Cfp), a livello regionale, sono maggiormente presenti in Lombardia (34.098), Veneto (18.630) e Piemonte (14.515).

Il livello di gradimento dei percorsi formativi della IeFP è molto elevato se, in una scala da 1 a 10, esso raggiunge il punteggio di 8,3 con le valutazioni più alte date dai frequentanti i Cfp. Se si scende nel dettaglio dei diversi aspetti didattici, si vede come gli insegnamenti pratici abbiano ricevuto il punteggio più elevato (8,3) seguiti dagli stages (8,2) e, infine, dagli insegnamenti teorici (8,1). Le agenzie formative forniscono una preparazione che viene valutata positivamente dal 51% degli intervistati, perché considerata coerente con il lavoro attuale svolto, mentre tale valutazione si ferma al 37,5% se riferito agli ex frequentanti gli istituti scolastici, gli Istituti professionali di Stato (Ips): la differenza tra i due valori mostra assai bene la migliore rispondenza dei percorsi formativi svolti presso i CfP, almeno per questa fascia di utenza. Ciò è dovuto a diversi fattori.

Il primo di questi è l’approccio diametralmente alternativo a quello scolastico: la passione educativa degli operatori dei centri, spessissime volte dei religiosi, riesce a ri-motivare questi allievi, a “dotarli” di un mestiere per il mercato del lavoro e di spingerli, addirittura, in una certa misura, a proseguire l’attività formativa col quarto anno del sistema IeFP o rientrando nel sistema scolastico. Il 36% dei partecipanti ha deciso di seguire, difatti, un’altra esperienza formativa (il 68,1% il quarto anno dell’IeFP; il 18,4% la FP di secondo livello; il 9,3% la scuola secondaria; il 4,1% altri corsi di studi) e il 10%, dopo tre anni, è tuttora impegnato in un percorso di studi. Si può ragionevolmente affermare, dunque, che con questo canale si è cercato di curare il “corpo gigante e debilitato dell’istruzione professionale, sofferente in anni recenti per una lenta emorragia di iscrizioni: la ‘malattia’ è un amaro tributo pagato alla licealizzazione” (Giacomo Zagardo).

Le metodologie di apprendimento costituiscono sicuramente un secondo elemento che può spiegare tale successo poiché l’attenzione al fare, l’essere incentrati sui compiti reali, il sapere prontamente utilizzato nella dimensione lavorativa permettono di raggiungere l’obiettivo precipuo che è quello dell’imparare un’occupazione, di acquisire una qualifica o un diploma professionale. In questi percorsi formativi triennali, gli alunni acquisiscono: 1) competenze linguistiche, scientifico-tecnologiche, storiche e socio-economiche; 2) competenze tecnico-professionali comuni a tutti i processi produttivi (qualità, sicurezza, igiene e salvaguardia ambientale); 3) competenze professionali coerenti con l’indirizzo scelto, anche mediante molte attività laboratoriali; 4) un periodo esperienziale, svolto nel mercato del lavoro locale, mediante uno stage presso un’azienda del settore.

In questo sottosistema è possibile conseguire 21 qualifiche e 21 diplomi professionali che qui si riportano di seguito, al fine di mostrare quanto esse siano immediatamente professionalizzanti. Le qualifiche, dei percorsi triennali, chiamate operatore sono le seguenti: dell’abbigliamento; delle calzature; delle produzioni chimiche; edile; elettrico; elettronico; grafico; di impianti termoidraulici; delle lavorazioni artistiche; del legno; del montaggio e della manutenzione di imbarcazioni da diporto; alla riparazione dei veicoli a motore; meccanico; del benessere; della ristorazione; ai servizi di promozione e di accoglienza; amministrativo; ai servizi di vendita; dei sistemi dei servizi logistici; della trasformazione agroalimentare; agricolo. A queste qualifiche fanno riscontro ulteriori 21 diplomi, per chi decide di proseguire il quarto anno di IeFP, chiamati tecnici. Secondo un altro studio Isfol, di qualche anno fa, il 71% dei qualificati si concentra su 7 delle 21 qualifiche professionali previste dall’Accordo del 29 aprile 2010: operatore del benessere (3.953); installatore manutentore impianti elettrici (3.523); operatore della ristorazione cuoco-cameriere (3.361); operatore amministrativo segretariale (3.062); operatore meccanico di sistemi (2.916); operatore dell’autoriparatore (1.160); operatore grafico (1.118).

Ulteriore elemento da non sottovalutare è dato dal quadro normativo, in costante evoluzione negli ultimi anni, che dopo gli accordi in Conferenza Stato-Regioni del 29 luglio del 2011, ha prodotto delle situazioni, a livello di Regioni, e di Province autonome, molto articolate in cui si possono sostanzialmente distinguere due tipologie: i) il modello di sussidiarietà complementare in cui vi è un’effettiva parità, anche finanziaria, con una separatezza dei due percorsi (formativo con i Cfp e scolastico con gli Ips in modo da permettere una reale offerta competitiva e pluralista e in cui, alla lunga, l’utenza determinerà il percorso più confacente ai propri fabbisogni formativi), scelta fatta da Lombardia, Veneto, Valle d’Aosta, Friuli e Sicilia; ii) il modello di sussidiarietà integrativa in cui il ruolo delle strutture formative accreditate pur assicurando un contributo, con modalità molto variegate, è sostanzialmente residuale, poiché deve necessariamente integrarsi nel percorso scolastico tradizionale e, di fatto, offrire servizi di carattere più socio-assistenziale che formativo.

Questo sotto-sistema, sempre più sviluppatosi per una libera e consapevole scelta da parte delle famiglie, si trova, tuttavia, al giorno d’oggi, in grandi difficoltà, per motivi economici. Se nel passato c’è stata anche una sorta di tara ideologica, ovvero la difficoltà di comprendere la gestione istituzionale, e sovvenzionata, di un pezzo del sistema educativo pubblico da parte dei corpi intermedi (tara ideologica, ca va san dire, ancor oggi ben allignata in alcuni assessorati regionali), oggi come oggi, le difficoltà principali vengono soprattutto dalla mancanza di finanziamenti poiché le Regioni hanno dovuto dirottare le loro risorse soprattutto verso gli ammortizzatori sociali con il serio rischio, però, di lasciare così per strada una parte consistente di società civile che verrebbe poco o nulla presa in carico dai percorsi scolastici tradizionali.

Dal punto di vista del finanziamento i percorsi IeFP vengono, difatti, finanziati annualmente dalle regioni con fondi propri e fondi nazionali erogati sia dal Ministero del Lavoro che da quello del Miur. Attualmente il grande punto interrogativo è come potranno essere finanziati tali percorsi alla luce della legge sul federalismo fiscale che impone a Regioni ed Enti locali di perseguire gli obiettivi di costi e fabbisogni standard, relativi ai servizi collegati ai livelli essenziali delle prestazioni (Legge n.42 del 2009). Da ciò ne deriverà che venendo meno qualsivoglia finanziamento statale in ordine alle funzioni di competenza regionali, quali il sotto-sistema della IeFP, sorgerà il problema di calcolarne i costi e i fabbisogni standard. Il paradosso è, però, che questi costi sono decisamente minori di quelli delle scuole tradizionali: da uno studio condotto dal prof. Salerno, pubblicato su “Rassegna Cnos” del febbraio 2010, ad esempio, risulta che un percorso di IeFP regionale, sviluppato da un’istituzione formativa accreditata (Cfp) costa allo Stato il 70% del corrispettivo costo di un corso sviluppato da un Istituto professionale di Stato. Il dato aggiornato a gennaio 2012 riporta che il costo di un anno di formazione di un allievo, nell’anno 2011-12, nell’Ips è di € 8.108,00 mentre nella IeFP è di € 5.032,71.

Con questi costi, inferiori a quelli sostenuti dallo Stato, può veramente trovare applicazione una logica sussidiaria, insieme a un equilibrio finanziario sostenibile per le Regioni, assicurando, al contempo, anche un reale pluralismo formativo, di fatto, necessario a contrastare efficacemente una fascia di disoccupazione giovanile e di dispersione scolastica.



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