I NUMERI/ Disoccupazione, il “ritardo” dei giovani che frena l’Italia

Ieri sono stati pubblicati dall’Istat sul mercato del lavoro di dicembre 2013. MARIO MEZZANZANICA ci aiuta a capire che quadro emerge dai numeri, specie quelli sui giovani

01.02.2014 - Mario Mezzanzanica
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Ieri, 31 gennaio 2014, sono stati pubblicati dall’Istat i dati (provvisori) sul mercato del lavoro di dicembre 2013. Che cosa emerge in sintesi? Prosegue il calo del numero di occupati che a dicembre si attesta a 22 milioni e 270 mila unità, in diminuzione dello 0,1% rispetto al mese precedente (-25 mila) e dell’1,9% su base annua (-429 mila). Diminuisce invece dell’1% il numero dei disoccupati rispetto al mese precedente, pari a 3 milioni 229 mila (-32 mila), mentre aumenta su base annua del 10% (+293 mila). Il tasso di disoccupazione è pari al 12,7%, in calo di 0,1 punti percentuali su novembre, ma in aumento di 1,2 punti nei 12 mesi del 2013. In sintesi, sembrerebbe di poter dire, come molti dicono, che abbiamo qualche piccolo e speriamo non isolato accenno di riduzione dei disoccupati.

La situazione non si dimostra uguale per i giovani: tra i 15-24 anni i disoccupati sono 671 mila e in questa fascia di età l’incidenza dei disoccupati è pari all’11,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese di novembre e di 0,8 punti su base annua. Raggiungiamo un tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni del 41,6% in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente, ma in aumento di 4,2 punti rispetto al dicembre 2012. È inoltre importante sottolineare che sono in aumento gli inattivi (coloro che non cercano più lavoro certamente perché scoraggiati) dello 0,4% rispetto a novembre (+51 mila unità) e dello 0,3% rispetto a dodici mesi prima (+46 mila unità).

Dalle ultime analisi effettuate da Eurostat (ente preposto alle statistiche a livello europeo) emerge che il nostro Paese non riesce a dare un’inversione reale di tendenza ai dati della disoccupazione. Non credo che siamo in grado di poter fare commenti o dare giudizi positivi in materia di occupazione. Diminuiscono gli occupati, si riduce la disoccupazione (non per i giovani) e aumentano gli inattivi. Un bilancio complessivo non è confortante.

Non si tratta di schierarsi tra i pessimisti o gli ottimisti, bensì di avere un sano realismo e riconoscere che i numeri sono molto critici e che non siamo certamente di fronte alla fine della crisi. Un realismo che riconosce che a livello europeo è stata presa una decisione importante in materia di politiche per il lavoro, in particolare per i giovani (Garanzia Giovani) e che tale politica di intervento ha visto all’opera il governo italiano che ha approntato un piano di attuazione della stessa per il nostro Paese.

Tale piano si muove nella direzione di rafforzamento delle attività di orientamento, di alternanza scuola-lavoro nelle scuole superiori (in particolare, per gli istituti professionali) mediante azioni di formazione in azienda e, attraverso misure di semplificazione, vuole favorire l’utilizzo dell’apprendistato, il finanziamento di un piano per i tirocini e l’autoimprenditorialità (nel mezzogiorno). Si sta cercando di colmare un gap elevato che si è creato negli ultimi decenni tra istruzione e lavoro e nel contempo si prevede di effettuare azioni di reale presa in carico delle situazioni di bisogno per rispondervi con interventi puntuali (di sostegno orientativo, formativo, lavorativo ed economico).

Credo che questo approccio rappresenti uno squarcio di luce, ancora flebile ma sostanziale. Si approccia il mercato del lavoro con interventi che potrebbero (il condizionale è d’obbligo nel nostro Paese) dare una svolta in reali punti deboli e troppo abbandonati: da una parte il legame tra sistema dell’istruzione e del lavoro e dall’altra il potenziamento di un sistema di servizi che a oggi è sempre stato sostanzialmente ignorato per occuparsi di contratti.

Se a queste iniziative, che dovranno essere attivate tempestivamente e con efficienza, si affiancheranno reali politiche di sviluppo si potrà dire che siamo sulla strada giusta, se in alternativa continueremo ad assistere a dibattiti con “proclami astratti” di una parte o dell’altra (degli schieramenti politici) rimarremo affrancati al nostro attuale primato: ultimi in Europa.

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