Omicidio Lavdije Kruja, badante “Dea”/ Corpo nel Po: uccisa dall’ex Franco Vignati

- Emanuela Longo

Omicidio Lavdije Kruja, uccisa dall’ex convivente Franco Vignati: il caso della badante albanese conosciuta come “Dea” al centro di Un giorno in pretura

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Omicidio Lavdije Kruja, Un giorno in pretura

Omicidio Lavdije Kruja: chi era Dea, la badante uccisa

Il cerchio attorno all’omicidio di Lavdije Kruja si è chiuso ufficialmente lo scorso febbraio, quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 25 anni di reclusione a carico di Franco Vignati, ex assessore leghista alla Cultura a Chignolo Po. Un giallo che sarà al centro di Un giorno in pretura, nel corso della nuova puntata in programma per stasera su Rai 3 e che prende il via il 30 maggio 2016, con la misteriosa scomparsa della donna.

All’epoca dei fatti Lavdije Kruja, conosciuta semplicemente come “Dea”, era una badante albanese 40enne, mamma di due figli e residente a Mirandolo Terme. Con Franco Vignati aveva avuto una relazione sentimentale. Circa dieci giorni dopo quella strana scomparsa, il corpo di Lavdije Kruja fu rinvenuto cadavere nelle acque del fiume Po. Le indagini dei Carabinieri di Stradella e la procura di Lodi ricostruirono che il giorno della scomparsa Dea ed il suo ex compagno si sarebbero incontrati a Orio Litta, nel Lodigiano, e proprio qui Lavdije Kruja sarebbe stata uccisa, freddata con un colpo di arma da fuoco alla nuca e successivamente buttata nel fiume.

Omicidio Lavdije Kruja: condannato ex compagno Franco Vignati

Per l’omicidio di Lavdije Kruja, Franco Vignati si è sempre ritenuto innocente sebbene i giudici di tre differenti gradi di giudizio non abbiano mai creduto alla sua versione. In primo grado era stato condannato al massimo della pena, l’ergastolo, poi ridimensionata in Appello a 25 anni di reclusione per l’omicidio volontario e l’occultamento di cadavere della compagna Lavdije Kruja, pena confermata in Cassazione.

La ricostruzione della procura di Lodi partì dall’arma, una Beretta 7,65, utilizzata per uccidere la badante albanese. La pistola era legalmente detenuta da Franco Vignati a casa dell’ex moglie e proprio il 23 maggio 2016 si era presentato a ritirarla con la scusa di doverla mostrare ad un potenziale acquirente. Già i giudici dell’Appello sottolinearono come quella tra l’ex assessore leghista e Dea fosse una relazione tormentata. L’ultima lite tra i due avvenne la sera del 23 maggio, una settimana prima che Lavdije Kruja venisse uccisa.

Una discussione accesa per i giudici dell’Appello di Milano poiché “lui era uno spiantato e lei cercava l’uomo facoltoso”. Quella notte Vignati sarebbe andato via di casa e solo dopo una settimana, il 30 maggio, i due si incontrarono in un bar di Orio Litta per un chiarimento non andato a buon fine, dal momento che proprio in questo contesto sarebbe avvenuta la drammatica esecuzione. Il cadavere di Dea fu ritrovato l’8 giugno 2016 incastrato nella grata dell’Isola Serafini, nei pressi di Piacenza. “Sono sollevata perché finalmente è finito processo. Perché finalmente si sa la verità e nessuno potrà più mettere in discussione la colpevolezza dell’uomo che diceva di amare mia sorella per poi, invece, toglierle la vita”, sono state le parole a caldo di Giulia Kruja, sorella di Lavdije, al quotidiano Il Giorno, dopo la condanna in Cassazione a carico dell’uomo.







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