Omicidio Marco Perini, mamma Ebe/ “Lo stato conosce i suoi killer ma non li cerca”

- Davide Giancristofaro Alberti

Dopo più di 21 anni sono a piede libero gli assassini di Marco Perini, agricoltore 34enne ucciso con un colpo alla testa ad Abbiategrasso: le parole della mamma

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LaPresse

Sono dure le accuse di Ebe Pagliari, la madre di Marco Perini: il 34enne agricoltore venne ucciso ad Abbiategrasso, nel milanese, l’11 maggio del 2020, ma secondo la madre lo stato avrebbe smesso di cercare gli assassini. Per questo mamma Ebe, come si legge sul Correre della Sera, si dice «condannata all’ergastolo», da chi ammazzò brutalmente il figlio più di due decadi fa, un 34enne innocente a cui venne sfondato il cranio, e il cadavere gettato nelle acque del Ticino. Un anno fa sembrava di vedere la luce in fondo al tunnel, con la riapertura delle indagini e l’iscrizione sul registro degli indagati dei presunti killer, ma in seguito è arrivata la richiesta di archiviazione definitiva da parte del pm Stefano Ammendola.

«Mi dicono di credere nella giustizia, ma quale?», lamenta la madre. La rabbia della signora Pagliari è tanta, perchè di fatto i due killer sono stati identificati, ma nessuno li cerca “Niente caccia a tappeto – scrive il Corriere della Sera – niente intercettazioni, nessun ulteriore passo ufficiale per rintracciare i nomadi slavi he, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbero gli autori dell’omicidio di Marco Perini”. Il quotidiano di via Solferino parla di caccia all’uomo “troppo onerosa e dispendiosa”.

OMICIDIO MARCO PERINI, L’AVVOCATO DI FAMIGLIA: “CONFIDO NEI CARABINIERI”

«Finché non saranno rintracciati – commenta Francesco Campagna, il legale della famiglia della vittima – non ci sarà possibilità di provare la loro innocenza, servono attività tecniche, ricerche specifiche, la volontà di rintracciarli, magari anche all’estero. Confido nell’attività dei carabinieri, la caccia a un assassino non si interrompe con la chiusura delle indagini. Siamo convinti che dopo tanti errori e tentennamenti le indagini siano arrivate vicine alla verità».

La vittima, prima di morire, aveva avuto delle discussioni con alcuni nomadi dell’accampamento che vi era nella zona del ritrovamento del cadavere, in particolare, per l’uccisione di alcuni gatti. Nel 2019 una nomade aveva raccontato: «Lo hanno attirato in una trappola. Sono stati i fratelli di mio padre, non ho parlato perché avevo paura», spiegando che il movente sarebbe stato proprio quegli screzi di cui sopra, ma quella pista si concluse come tutte le altre in un nulla di fatto. «Non smetterò di chiedere giustizia per mio figlio — conclude Ebe Pagliari —. Gli assassini sono liberi, non posso accettarlo finché vivo».



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