OMICRON FINE PANDEMIA/ “Ecco come funziona la guerra tra varianti”

- int. Antonio Clavenna

I dati sembrano indicare che la variante Omicron sia in grado di spazzare via la Delta e grazie alla sua minore letalità condurre a uno stato di endemia influenzale

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(LaPresse)

Secondo il sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri “il capodanno 2022 sarà l’ultimo con il Covid, stiamo andando verso endemia”. Lo dicono anche gli scienziati israeliani che parlano di una variante Omicron molto contagiosa ma poco virulenta che potrebbe a breve diventare dominante e spazzare via la Delta, rendendo il Covid endemico e quindi simile a un’influenza. Secondo Antonio Clavennaricercatore presso il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Istituto Mario Negri di Milano, “non abbiamo ancora dati sufficienti, ma solo preliminari e in laboratorio per poter affermare questo, anche se sembrano opinioni ragionevoli”.

Quando la situazione si stabilizzerà, ci ha detto ancora Clavenna, “allora potremo sapere se la variante Omicron ha eliminato quella molto più pericolosa come la Delta, ma la sua maggiori diffusione porterà senz’altro a un impatto dannoso per gli ospedali”. In ogni caso non è detto ci sia bisogno di un vaccino appositamente dedicato a Omicron: “Ci si potrebbe stabilizzare con una vaccinazione annuale per i soggetti più fragili con gli attuali vaccini, a meno che si osservi che la protezione contro le forme più gravi diminuisca nel tempo; allora sì sarebbe opportuno avere dei vaccini più efficaci contro Omicron nel più breve tempo possibile”.

Secondo molti osservatori grazie alla variante Omicron il Covid potrebbe presto diventare endemico, cioè permanente ma non così mortale come eravamo abituati.

Al momento queste osservazioni sembrerebbero essere giustificate, ma con la cautela da considerare che disponiamo di dati ancora preliminari rispetto alla variante Omicron. Dati al momento ottenuti da alcuni studi condotti principalmente in laboratorio che dimostrerebbero come questa variante sia meno pericolosa in particolare per le cellule dell’epitelio del polmone per cui questi studi farebbero pensare che questa variante sia meno pericolosa per la salute.

Per quanto riguarda i decessi?

Ci sono studi anche di tipo epidemiologico che hanno osservato una percentuale minore di ricoverati e di decessi nelle persone che si sono ammalate con la Omicron, però in questi casi sono dati preliminari che necessitano di una conferma.

Per cui qual è il quadro in cui ci troviamo in questa fase della pandemia?

Il quadro al momento che sembra emergere è quello di una minore pericolosità in cui i pareri al proposito di un possibile sviluppo alla fase endemica sono ragionevoli. Se questo quadro dovesse essere confermato significherebbe che abbiamo a che fare con una variante molto più contagiosa ma meno pericolosa per il singolo.

Cosa succederà?

Avremo a che fare con una malattia più lieve rispetto alle forme che abbiamo conosciuto fino ad ora.

Gli aspetti negativi invece?

Il problema è che finché la situazione non si stabilizza abbiamo a che fare con un numero molto elevato di contagi anche se si parla di una malattia più lieve. Ci sarà un forte impatto sulle strutture sanitarie, perché il meccanismo tamponi-quarantene fa una decimazione del personale sanitario.

Ci potranno essere altre mutazioni? Saranno sempre più lievi oppure di nuovo mutazioni molto mortali?

Non lo sappiamo. Non è che il virus scompare, è un’evoluzione che molti esperti si attendevano. Questo virus si sarebbe in qualche modo, usando un’espressione non del tutto corretta, “adattato” e avrebbe continuato a circolare con altri coronavirus con cui abbiamo a che fare da anni provocando una malattia lieve simile all’influenza da raffreddore. Non è da escludere ci saranno altre varianti.

Come funziona la competizione?

Una nuova variante, per prendere il sopravvento su Omicron, dovrà essere ancor più contagiosa e anche più pericolosa. Dal punto di vista delle probabilità è piuttosto difficile ci possa essere una variante contagiosa come Omicron ma che associa la pericolosità di altre varianti come quelle che abbiamo visto.

La variante Delta in Italia è ancora predominante, ma non ci sono ancora vaccini specifici per Omicron: è così?

In realtà i dati italiani sulla prevalenza della variante Omicron che abbiamo a disposizione sono superati. Gli ultimi forniti dall’Istituto superiore della sanità il 20 dicembre sono una fotografia che oggi è già vecchia: quel 28% di casi Omicron è una percentuale ampiamente sottostimata rispetto a quella che è la situazione attuale.

E rispetto ai vaccini?

Non è detto ci sia bisogno di un aggiornamento dei vaccini inefficaci come potrebbero essere quelli attuali, la protezione dalle forme più gravi viene mantenuta.

Qual è lo scenario?

Quello di un virus che permane ma è meno pericoloso. E forse non è strettamente necessario avere subito dei nuovi vaccini: piuttosto dei richiami annuali per le persone già vulnerabili. Se invece dovesse emergere che la protezione contro le forme più gravi diminuisce nel tempo, allora sì sarebbe opportuno avere dei vaccini più efficaci contro Omicron nel più breve tempo possibile.

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