Oms “Due dosi AstraZeneca meno efficaci di mix vaccini”/ “Trombosi? Nesso plausibile”

- Silvana Palazzo

Oms promuove mix vaccini: “Due dosi AstraZeneca meno efficaci della vaccinazione eterologa”. Riguardo i rari casi di trombosi: “Nesso plausibile con vaccino”

usa piano vaccini
Vaccini anti-Covid: AstraZeneca e Moderna (LaPresse, 2021)

La vaccinazione etereloga, il cosiddetto mix di vaccini anti Covid tra AstraZeneca e uno tra Moderna e Pfizer, ha un’efficacia migliore rispetto ad un ciclo completo di AstraZeneca. La risposta immunitaria che si ha con due dosi del vaccino sviluppato dalla casa farmaceutica anglo-svedese in collaborazione con l’Università di Oxford è inferiore rispetto a quello osserva con prima dose AstraZeneca e richiamo con vaccino a Rna e così pure con due dosi di vaccino a Rna. Lo precisa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), chiarendo però che il mix di vaccini non sembra avere la stessa efficacia se la prima dose è a Rna e la seconda invece con AstraZeneca.

Nelle nuove raccomandazioni fornite dall’Oms si evidenzia anche che bisogna ricorrere al mix di vaccini solo in situazioni specifiche, come l’interruzione nelle forniture, in quanto gli studi attualmente a disposizione sono condotti su un campione limitato e c’è mancanza di follow up, soprattutto sui dati relativi alla sicurezza. Per questo, «anche se i dati al momento sono incoraggianti, serve cautela nell’interpretarli».

OMS SU ASTRAZENECA E TROMBOSI “NESSO PLAUSIBILE”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si aspetta comunque più dati e quindi nuove raccomandazioni a breve. Per ora, quindi, questo regime di vaccinazione anti Covid «è da considerarsi off-label e non ci sono attualmente dati per preferire il regime eterologo rispetto agli altri vaccini». A proposito, invece, dei rari casi di trombosi, l’Oms ha definito «plausibile» la relazione causale tra la somministrazione del vaccino di AstraZeneca e la sindrome molto rara della coagulazione del sangue, di trombosi e trombocitopenia, verificatasi tra i 3 e i 30 giorni dopo la vaccinazione. Il rischio stimato è di 1 caso per 100mila adulti vaccinati. La maggior parte dei casi sono stati riportati in Gran Bretagna e nell’Unione europea, molto pochi invece altrove. I dati disponibili da Europa e altri paesi come l’Australia suggeriscono un rischio maggiore per i giovani, ma non sono stati identificati altri fattori di rischio. Inoltre, non è noto neppure se il rischio si abbia dopo il richiamo. Per quanto riguarda, invece, i rari casi di sindrome di Guillan-Barrè, l’Oms ha spiegato che sono molto rari e non è stata ancora confermata né stabilita una reazione casuale, per cui servono ulteriori studi. Ma in virtù dei dati attualmente a disposizione, «i potenziali benefici di questo vaccino continuano a superare ogni potenziale rischio di Guillan-Barré, soprattutto considerata la maggiore trasmissibilità della variante Delta».



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