PACKAGING/ Oggi le confezioni dei prodotti “parlano” e combattono la contraffazione

- Manuela Falchero

Le confezioni alimentari sono oggi in grado di narrare una storia, anche di tracciabilità. Un modo per salvaguardare e promuovere il Made in Italy

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Leggere le etichette riportate sulle confezioni degli alimenti che acquistiamo quotidianamente potrebbe sembrare un gesto superfluo. Spesso noioso. E invece rappresenta un momento fondamentale per verificare la qualità di ciò che porteremo sulle nostre tavole. Ed evitare di incorrere in pericolose “bufale”.

L’indicazione arriva dal 3° Osservatorio Out-of-the-box, promosso da Nomisma e Glaxi per indagare la relazione tra il consumatore italiano e “la scatola”. Lo studio mette in luce infatti come il packaging stia diventando sempre più un veicolo narrativo, un media insomma capace di fare informazione. A rendere possibile questa trasformazione – sottolinea l’Osservatorio – è la digital transformation, considerata l’abilitatore di un cambio di paradigma, in grado di fornire con tempestività alla filiera e ai consumatori l’insieme di informazioni necessarie per comprendere la provenienza e avere garanzie su sicurezza e qualità del prodotto.

Un cambio di paradigma tanto utile quanto necessario perché consente di sferrare un duro attacco alla contraffazione, ovvero a un reato – nota l’Osservatorio – che danneggia l’economia mondiale e che nella sola Italia ha generato nel 2016 importazioni fraudolente di merci contraffatte per 12,4 miliardi di euro. Un fenomeno che, naturalmente, viola anche il nostro Made in Italy, compreso quello agroalimentare.

La possibilità di accedere a informazioni sulla referenza acquistata, data dalla tecnologia, rappresenta dunque uno strumento per superare il problema della contraffazione, o almeno per arginarlo. E questo perché consente di creare un link forte tra sostenibilità del prodotto, tracciabilità ed educazione del consumatore. Un link che peraltro trova terreno fertile presso i consumatori: l’85% degli italiani infatti – rileva l’Osservatorio – si dichiara positivamente vicino a questi temi. E non si tratta solo di teoria, dal momento che questa stessa percentuale di consumatori si dice, per esempio, disposta a pagare anche 10 centesimi di euro in più per un pacco di pasta da un chilogrammo, ovvero il 10% in più del suo prezzo, se può accedere a una storia capace di raccontare cosa c’è dietro la confezione comprata.

“Guidare un processo di scelta razionale e sostenibile – rilevano gli esperti della ricerca – è possibile se si trasmettono i giusti insight ai consumatori. Conoscere il valore che si nasconde dietro a un prezzo, in termini di attenzione alle persone e al lavoro, alla scelta delle materie prime, porterà con minore probabilità questi ultimi a orientarsi verso un prodotto contraffatto”.

Certo, non si può nascondere che intraprendere questa strada impone costi rilevanti. E qui sta probabilmente la causa dell’ancora scarso utilizzo di queste possibilità di tracciamento soprattutto in campo alimentare. Vero è però che i consumatori apprezzano e che quindi i margini di penetrazione della tecnologia “parlante” possono essere significativi. Le analisi di Nomisma e Glaxi, che hanno coinvolto circa 3.000 soggetti rappresentativi della popolazione italiana fra 18 e 75 anni, mostrano che gli spazi di crescita ci sono soprattutto se si punta sui target più sensibili ai temi della qualità e della tracciabilità. Ovvero sulle donne, over 51, residenti prevalentemente al Sud e nelle Isole che credono nei valori della famiglia, nel lavoro e nel rispetto dell’ambiente e degli animali. Sono loro, infatti, il pubblico che più ricerca informazioni di tracciabilità, soprattutto quelle in grado di certificare ottimali condizioni lavorative, identificare in modo univoco il prodotto e fornire informazioni sulla qualità e la provenienza biologica, elementi che si rispecchiano anche nell’estetica del pack scelto. Ma da monitorare attentamente è anche il target dei giovani: i ragazzi tra i 18 e i 25 anni risultano infatti particolarmente attenti a elementi come “l’onestà e la trasparenza dei brand” o “le condizioni lavorative delle persone coinvolte nella produzione”, anche se non pensano che la tracciabilità abbia obiettivi particolari, se non forse il fatto che faccia parte di un “mondo nuovo”. Un mondo in cui valori alti, come la trasparenza e l’onestà, si candidano a essere alla base della vita e in cui quindi la tracciabilità diventa un fattore scontato, uno standard che brand e prodotti devono adottare nell’affrontare il mercato nel prossimo futuro.

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