PAPA FRANCESCO E KIRILL/ Solo Cristo cambia l’uomo e ci fa ricominciare

- Edoardo Canetta

Vivere il Vangelo nonostante debolezze e contraddizioni. Cosa accadrebbe se Francesco e Kirill in Kazakistan concordassero su questo?

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(LaPresse)

Mi permetto di riprendere quello che ho scritto nell’articolo precedente. Ho parlato di una certa similitudine tra il prossimo incontro di tutte le religioni in settembre a Nur Sultan in Kazakistan ed il famoso Racconto dell’Anticristo di Solov’ev, quando lo Starovstva, a nome dei pochi, e divisi, cristiani rimasti al mondo, difronte alle lusinghe del Potere, proclama che l’unica cosa che sta a cuore a tutti loro è Gesù Cristo vivente.

Questo rappresenta nel contesto del racconto, e prima ancora nel contesto della situazione della Russia del tempo, una chiara testimonianza di fede che ha però anche una sua valenza politica. Affermare la priorità della fede in un ideale vivente è la condizione per poter vivere in libertà. Molti credenti al tempo della Rivoluzione d’ Ottobre, ma anche prima, si dissociarono dalla proposta rivoluzionaria non in difesa del vecchio regime zarista, ma in difesa di una libertà di coscienza che vedevano sacrificata a scapito di progetti politici che in nome del bene del popolo sacrificavano la gente del popolo.

È chiaro che l’attuale situazione del mondo, anche in relazione alla guerra in Ucraina, è ben diversa. La rivoluzione ha “sacrificato” sé stessa. Nuovi poteri ben più forti di quelli del vecchio Zar hanno preso il suo posto. La parola giustizia è sempre più ridotta a quella di benessere, un benessere che rende chi ce l’ha sempre più ansioso di non perderlo e a cui tende chi non ce l’ha secondo preoccupazioni particolari. Non c’è lotta di classe, ma spesso di “bande” messe insieme da interessi del momento. E poi molti ormai, come nel racconto di Solov’ev, sono sempre più disposti a cercare la protezione del potere in cambio di un consenso che va anche al di la del voto.

Se gli esponenti religiosi che si raduneranno a Nur Sultan, in particolare quelli che credono ancora veramente in Cristo, potessero riaffermare l’importanza della fede come punto di vista critico sulla realtà attuale, il loro radunarsi non sarebbe inutile.

In questo contesto se Papa Francesco ed il Patriarca Kirill invece che fermarsi a dialogare su una possibile unità, che invece c’è già ed è solo da riconoscere, si impegnassero a sostenersi nel compito sempre più urgente di una nuova evangelizzazione, questo sì sarebbe veramente un fatto storico. Non si tratta di una lotta ideologica contro il neopaganesimo, ma di proporre esempi di vita cristiana vissuta alternativi alla mentalità dominante.

A pensarci bene, anche i primi cristiani, che in gran parte venivano dal mondo pagano e che per certi aspetti ne conservavano i tratti, non si proposero innanzitutto di cambiare la società con delle nuove leggi, ma cominciarono a vivere, non senza contraddizioni, il Vangelo, arrivando con il tempo, e per quanto fu possibile, anche a cambiare certi ordinamenti giuridici. Anche allora l’ultimo problema fu che gli imperatori, ormai diventati cristiani, furono restii a cedere la pretesa di avere un potere da gestire secondo le vecchie tradizioni pre-cristiane.

Il “cattolico” Biden e l’“ortodosso” Putin (togliete pure le virgolette, se volete) sono, forse loro malgrado, l’ultima espressione di questo problema. E noi, sia chiaro, non è detto che siamo sempre meglio di loro.

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