”Patrimoniale contro coronavirus”/ Bufala o realtà? Dalla crisi alla ‘virus tax’

- Niccolò Magnani

Patrimoniale per combattere il coronavirus: bufala o ipotesi del Governo? La proposta di Farinetti, i rischi e la “virus tax”

Conte e Gualtieri
Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (LaPresse)

La crisi economica che sta provocando e provocherà l’emergenza coronavirus non ha il medesimo impatto tragico delle morti che purtroppo ogni giorno salgono sempre più nei bollettini nazionali, ma rischia di avere un impatto quantomeno della stessa portata “letale” sul medio-lungo periodo. Il Decreto Cura Italia, i 25 miliardi stanziati dal Governo e il “bazooka” della Bce sull’Europa per il momento sono solo l’inizio di una urgentissima richiesta di interventi economici per provare a salvare l’Italia e l’Ue intera dal Covid-19, ma serve molto e molto di più: per questo motivo da più parti si sollevano cori di proposte più o meno fattibili che possano provocare uno “shock fiscale ed economico” in grado di far ripartire l’intero sistema Paese.

Tra queste, la voce “patrimoniale” è come sempre quella che agita maggiormente gli ambienti politici e imprenditoriali d’Italia: «serve una patrimoniale per salvare le aziende italiane», lo ha detto pochi giorni fa il fondatore di Eataly, Oscar Farinetti in una intervista alla Stampa, motivandola così «Abbiamo stampato fino a ieri carta moneta per salvare la finanza. E le banche adesso stanno facendo utili pazzeschi. Sa che le dico? È arrivato il momento di avere carta moneta anche per le aziende. Come? Il governo deve fare un atto di coraggio e imporre una patrimoniale del 2 per mille, così da avere liquidità per le aziende, per pagare i salari e salvare il nostro modello economico».

I cori alzatisi poi si sono subito divisi in due aree, le stesse che storicamente si rimbalzano sul tema: chi vede la patrimoniale come un abominio contro il diritto all’impresa, uno stroncare le aree produttive che già stanno soffrendo per la crisi coronavirus; chi invece ne esalta le potenzialità e immagina che la tassa sul reddito possa essere sempre la vera soluzione per un rinnovato statalismo. Ma applicare la patrimoniale alla crisi generata dal coronavirus, è una bufala o una realtà possibile?

PATRIMONIALE E VIRUS TAX: COSA C’È DI VERO?

«In un momento come questo il 2 per mille di patrimoniale per sostenere l’economia non sarebbe un’eresia», ha aggiunto Farinetti, «chi ha di più, paga di più, chi ha di meno pagherà di meno». Ma non è certo l’unico a ragionare della possibile patrimoniale: tra le suggestioni” che agitano il mare del Governo Conte-2, specialmente nelle aree più a sinistra, si avanza l’ipotesi di una “virus tax” ovvero un intervento una tantum che si avvicinerebbe assai alla patrimoniale. Nel braccio di ferro tra Gualtieri e l’Europa vi sono le modalità con cui l’Italia potrà garantire un “rientro” degli aiuti che si spera arriveranno nelle prossime settimane: la potenziale nuova tassa andrebbe a puntare sul reddito degli italiani più abbienti per provare a fare respiro all’erario e a non gravare sul già enorme debito pubblico.

Ma come giustamente notano in un focus su Libero Economia, «La leva fiscale non fa chiaramente parte della ricetta per l’ emergenza (a parte il rinvio dei pagamenti). Ma nemmeno di quelle per il rilancio dell’economia». Sulla stessa scia il Professore Ordinario di diritto tributario Università di Siena e Avvocato Alte Magistrature Alessandro Giovannini: in un suo approfondimento su “L’Opinione” spiega che oggi la patrimoniale «sarebbe un errore grave. L’imposta patrimoniale, pur straordinaria, o una tantum, si sposa ideologicamente con una visione di economia di stato. La crisi in atto richiede, piuttosto, politiche alla rovescia di quelle fondate sul prelievo. Politiche volte a invogliare i privati a investire direttamente in attività produttive, non a congelare i loro entusiasmi. Insomma, politiche che liberino la ricchezza dai lacci burocratici d’intralcio alla libertà d’impresa e dai pesi fiscali d’ostacolo al suo uso dinamico nell’economia reale. Un “fisco alla rovescia”, appunto, che sia pungolo dell’economia, piuttosto che freno».

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