Petterle: “Aumentano le morti improvvise”/ “Tamponi covid ai defunti, è assurdo”

- Lorenzo Drigo

Il dottore necroscopo del Veneto, Valerio Petterle, ha parlato dell'aumento del decessi improvvisi in persone sane di mezza età nel corso degli ultimi 5 mesi

incidente Immagine di repertorio (LaPresse)

Valerio Petterle parla della morte improvvisa

Valerio Petterle è il medico necroscopo dell’Ulss 2 della regione Veneto. Concretamente è lui che constata e certifica l’effettivo decesso dei defunti, “indispensabile perché l’ufficiale di stato civili autorizzi la sepoltura”, spiega a La Verità. Con il quotidiano ha parlato, soprattutto, del fatto che per tutti i decessi si effettui ancora il tampone per il covid, parlando poi anche dell’aumento delle morti in persone sane.

“Negli ultimi cinque mesi la metà dei decessi è per Sads”, spiega Petterle, “la sindrome della morte improvvisa dell’adulto in persone sane, sportive, di mezza età e senza patologie cliniche”. “Non so se sia stata miocardite o morte elettrica, sicuramente una morte cardiaca”, spiega ancora parlando degli ultimi due decessi constati, uomini sani di 54 e 55 anni, sostenendo di aver disposto l’autopsia. Secondo il dottor Petterle, in questo periodo ci sarebbe soprattutto da stare attenti all’infarto del miocardio, “molto frequente”, ma anche “la quasi scomparsa della ghiandola pineale”. Questa secondo lui “può essere conseguenza di scarsa produzione di ormoni e segnale di un deterioramento del sistema immunitario. Qualche cosa, ha bloccato il normale funzionamento di ghiandole vitali”, ha semplificato ulteriormente.

Petterle: “Assurdi i tamponi ai defunti”

Parlando, invece, dell’attuale prassi nel constatare decessi, che richiede ancora di sottoporre i defunti al tampone per il covid, il dottor Petterle si è espresso aspramente. “Nessuno ascolta il dolore di chi vorrebbe rispetto per il proprio defunto“, spiega, perché se il tampone risultasse positivo, anche in quel caso il medico dovrebbe procedere nello stesso modo in cui si faceva durante la pandemia.

“Viene trattato come morto per Covid“, spiega Petterle, “messo in un sacco barriera, sigillato con nastro adesivo e portato all’obitorio, dove il sacco impermeabile sarà avvolto in un lenzuolo imbevuto di soluzione disinfettante e deposto nel feretro. Dopo l’incassamento, i familiari non potranno più avvicinarlo“. Ed oltre a questa assurdità, perché “nessuno si è mai infettato con il cadavere (..) la carica infettiva è bassa”, “trovo assurdo, fare il tampone a un defunto, non c’è questa indicazione nel kit. Sono da utilizzare ‘per motivi clinici e di urgenza’, quindi nelle persone in vita. Se si fa l’esame del sangue a un cadavere, la macchina di un laboratorio non lo può processare”.







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