Piero Chiambretti/ “Quando morì mamma sono guarito dal covid: mi ha ridato la vita”

- Davide Giancristofaro Alberti

Piero Chiambretti è stato ospite negli studi di Porta a Porta, su Rai Uno, e l’occasione è stata propizia per parlare del suo primo libro scritto durante il lockdown

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Chiambretti a Porta a Porta

Splendida intervista del grande Piero Chiambretti durante la puntata di ieri sera di Porta a Porta. Il famoso conduttore torinese ha colloquiato vis-a-vis con Bruno Vespa, in padrone di casa, parlando del suo primo libro recentemente pubblicato, leggasi ‘Chiambretti, autobiografia autorizzata dalla figlia Margherita’: “Sono scivolato sul libro perchè una serie di condizioni belle e meno belle – ha commentato lo stesso Chiambretti – mi hanno portato durante i sette mesi di lockdown a scrivere questo libro. L’ho scritto senza contratto e senza anticipo, non per guadagnare ma per lasciare una testimonianza prima di tutto a mia figlia e poi tutti quelli che vogliono ritrovare i sapori di 40 anni della tv che hanno attraversato 40 anni della storia d’Italia. Ho incontrato chiunque, da Berlusconi ai Gorbaciov, dai santi ai fanti ed è quindi un libro che si può leggere con la massima serenità, l’ho scritto con il cuore e dimostra che anche noi della tv che siamo dei mostri abbiamo anche un cuore”.

Il libro è stato scritto durante il periodo più drammatico della vita di Chiambretti, l’infezione da covid per lui e la mamma, mortale per la madre: “Entrare in un ospedale intorno al 16 marzo 2020 dove entravano e uscivano ‘dritti’ con una velocità impressionante, sembrava un film di guerra. Eravamo tutti terrorizzati, nessuno sapeva come ne saremmo usciti, i medici non sapevano come guariva la gente, io prendevo pastiglie che era una cura per l’hiv che però non davano risultati. Dopo una settimane che ero in ospedale mia madre non ce l’ha fatta, aveva altre patologie, e nella notte che è morta io sono guarito: forse un miracolo ma io penso che mia madre mi ha ridato una seconda vita e l’ha fatto per me come io lo farei per mia figlia. Un’esperienza che non voglio augurare al mio peggior nemico – ha continuato Piero Chiambretti che poi ha spiegato – facciamo attenzione a trasformare tutto in un fatto politico: il covid non è un’influenza ma è un cancro, ti arriva e ti uccide velocemente. Io non so perchè son guarito, forse ero sano, ma quei 18 giorni in ospedale mi hanno fatto capire come tutto fosse relativo”. Ancora sulla mamma: “Mia madre ha scritto 5 libri di poesie, tutti per beneficenza, e che avevano secondo me una qualità alta di letteratura, li avevamo fatti visionare anche a diversi critici letterari che trovavano in Felicita una grande espressività. Mia madre era una ragazza madre nel ’56 e all’epoca non era bello, non trovava da lavorare aveva i genitori che l’avevano rinnegata, aveva 19 anni… io non ho mai conosciuto mio padre ma grazie a mia madre non ho più sentito il bisogno e il desiderio di conoscerlo: on ho mai fatto domande e mia madre non mi ha mai dato risposte. Per me non è stata solo la morte di una madre ma di un’amica, complice, mental coach”.

PIERO CHIAMBRETTI RICORDA IL GIORNO DELLA MORTE DELLA MAMMA E IL PRIMO PROVINO

Del giorno del decesso della mamma, Piero Chiambretti ne parla così: “L’ultimo giorno ero nel mio letto in una stanza attigua allo stanzone dove c’era mia madre, venne una gentile infermiera che mi disse che mia mamma non ce l’avrebbe fatta e che il protocollo dice che il casco va tolto a mezzanotte ma stava soffrendo troppo. quando questa ragazza mi dice facciamola soffrire di meno io ho detto certo, ma ero intontito dall’ossigeno… ho visto arrivare mia madre nel letto a fianco al mio non ho capito che stava morendo, ero davvero molto intontito dalla mancanza di ossigeno. Poi mi sono addormentato forse 15 minuti o mezz’ora e mi sono svegliato di soprassalto, mi sono girato verso mia madre e ho visto la scena che non potrò più dimenticare: l’infermiera ha messo le due dita al collo e poi lei ha chiuso gli occhi ed è andata…”.

Il curioso aneddoto sul suo provino in mutande per la Rai: “Non credevo ai provini e a Torino una cartomante o astrologa mi aveva detto che sarei diventato in ogni casa celebre, quindi mi ero detto che se mi volevano mi dovevano venire a cercare. Ho iniziato a lavorare a Torino nelle tv più sgangherate che erano quelle che ti permettevano di sperimentare. Quando stavo imbucando la lettera per il provino è arrivato un colpo di vento che l’ha fatta cadere su una cacca di cane, era un segno del destino? Il mio amico che era con me prese la lettera e la infilò nella cassa”. Infine sulla figlia Margherita: “Cosa farà da grande? Non so, adesso ha idee confuse, voleva fare la cassiera, poi ha detto la veterinaria perchè dice che ‘ama i bimbi’. Spero che si occuperà di me che ormai sono anziano, spero che si ricordi anche del suo babbo. Tornando al libro questo l’ho scritto perchè lei potesse imparare qualcosina perchè credo che qualcosa di buono ho fatto”.

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