PIL +4,2%/ Biden e Draghi dietro le (buone) previsioni Ue sull’Italia

- int. Luigi Campiglio

La Commissione europea ha diffuso ieri le previsioni economiche di primavera che sono in rialzo rispetto a quelle di tre mesi fa

Gentiloni
Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari Economici (LaPresse, 2020)

La Commissione europea ha diffuso ieri le previsioni economiche di primavera che sono in rialzo rispetto a quelle di tre mesi fa. L’intera Ue è vista in crescita del 4,2% quest’anno e del 4,4% il prossimo, rispetto al +3,7% e al +3,9% di febbraio. Un miglioramento dovuto sia all’accelerazione delle campagne vaccinali, e al conseguente venir meno di misure di lockdown, che all’implementazione del Next Generation Eu. Bruxelles ha ritoccato all’insù anche le stime sull’Italia passate dal +3,4% per il 2021 e dal +3,5% per il 2022 al +4,2% e al +4,4% rispettivamente, in linea con la media europea.

«Si tratta certamente di numeri importanti se pensiamo al nostro recente passato. Tuttavia, il +4,2% quest’anno e il +4,4% il prossimo non basterebbero a recuperare la caduta del Pil italiano del 2020», evidenzia Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano.

Un miglioramento nelle previsioni che in soli tre mesi ammonta allo 0,8% per il 2021 e allo 0,9% per il 2022 si può imputare solo al Recovery fund, le cui risorse non sono ancora arrivate, e al piano vaccinale?

A volte bastano modifiche marginali per migliorare o peggiorare lo scenario di base di una previsione. Certamente è più plausibile una crescita del 4,4% l’anno prossimo che non del 4,2% quest’anno. Tenuto conto del primo trimestre che si è chiuso con un calo del Pil, vuol dire che nei restanti tre dovremmo registrare una crescita molto robusta, a ritmi americani. In queste stime c’è dunque una forte scommessa sulla velocità del rimbalzo dell’economia che non può dipendere solo dalla domanda interna. La previsione ottimistica sul 2021 si può realizzare solo con un importante contributo dell’export.

Nelle previsioni si parla in effetti di aumento delle esportazioni europee derivanti dal rafforzamento dell’economia globale. Anche se non se viene citato esplicitamente vuol dire che si conta sul contributo della ripresa americana alimentata dagli stimoli messi in campo da Biden?

Negli Stati Uniti la crescita del Pil sarà superiore al 6%, quindi è chiaro che questo favorirà le nostre esportazioni. Nel confronto tra Usa e Ue c’è una differenza importante: in pochissimo tempo è stato messo in campo un piano fiscale colossale. Anche i timori inflazionistici, secondo me ingiustificati, sono un segnale che la crescita negli Stati Uniti continuerà.

Le precedenti stime della Commissione europea risalivano all’11 febbraio, quando ancora l’attuale Governo non era in carica. Pensa che ci sia stato un “effetto Draghi” che ha influito sul forte rialzo delle stime relative all’Italia?

Secondo me, c’è sicuramente stato. È facile poter incorporare nei parametri di previsione aspettative di questo genere. Per esempio, si può supporre che con il nuovo Governo ci sarà un effetto positivo sulla produttività. Va detto comunque che Draghi ha un compito non semplice davanti a sé e non darei per scontato il suo successo pieno come magari ha fatto la Commissione.

Anche per fattori politici, visto l’eterogeneità della maggioranza che sostiene l’esecutivo.

Sì, ma non solo. È importante che le risorse di cui l’Italia sarà beneficiaria vengano ben calibrate in modo che non siano fonte di un dirompente aumento di disuguaglianze. Dovrebbero, in particolare, favorire un aumento dell’occupazione. Con i miei studenti utilizzo l’immagine della crescita come mosaico per far capire che solamente se ognuna delle tante tessere che lo compongono viene messa esattamente al suo posto è possibile vedere una figura chiara e definita.

Queste previsioni sono certamente una buona notizia per il nostro Paese. Tuttavia, se l’Europa crescerà tornerà ad affacciarsi lo spettro di politiche monetarie meno espansive, oltre che quello della fine della sospensione delle regole del Patto di stabilità e crescita.

Finora il Patto di stabilità e crescita non ha portato né stabilità, né crescita. Qualcosa in quel meccanismo ostacola più che favorire l’economia italiana. Spero che proprio con Draghi vengano apportate le modifiche necessarie. Di sicuro tra chi non ha digerito le politiche espansive della Bce e le concessioni dell’Ue qualche malcontento emergerà. Dobbiamo perciò stare attenti come Paese a non dare occasioni per recriminazioni di alcun tipo sulle spese o gli investimenti che verranno effettuati. La politica economica del Governo dovrà essere solida, al di là di ogni ragionevole dubbio.

(Lorenzo Torrisi)

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