PIL +5,9%/ Campiglio: ora i rischi per l’Italia sono inflazione e gabbia rigida Ue

- int. Luigi Campiglio

L’Ocse prevede una crescita del Pil italiano del 5,9% quest’anno. Da monitorare l’andamento dell’inflazione e il futuro del Patto di stabilità

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(LaPresse)

L’Interim Economic Outlook dell’Ocse conferma l’ottimismo sulla crescita del Pil italiano. L’organizzazione con sede a Parigi ha infatti alzato le stime per il 2021 dal +4,5% di maggio al +5,9%, abbassando al contempo quelle relative al 2022 dal +4,4% al +4,1%. Il nostro Paese crescerà quindi più della media globale (+5,7%) e della Germania (+2,9%) quest’anno, ma sarà più indietro dei tedeschi (+4,6%) il prossimo. Per Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, questi dati dimostrano che «la ripresa c’è, che il rimbalzo è significativo, ma per tornare ai livelli pre-crisi ci vorrà anche un po’ di tempo. In questo senso la Germania fa sicuramente meglio di noi».

Secondo lei, per quale motivo?

Come già avvenuto nel caso della crisi del 2008, si dimostra l’importanza della struttura degli stabilizzatori automatici, in particolare sul mercato del lavoro, che in tempi rapidi riescono a impattare positivamente sulla dinamica economica tedesca. Infatti, nel 2009-10 la Germania era riuscita a riprendersi subito. L’Italia resta quindi a distanza, in attesa che gli investimenti programmati del Pnrr abbiano un impatto.

Pensa che il Pnrr riuscirà a migliorare la nostra performance economica?

Credo di sì. Quanto rapidamente dipenderà anche dalle riforme che accompagneranno il Pnrr. Sarebbe importante in questo senso avere un monitoraggio continuo che ci dica a che punto siamo rispetto al cronoprogramma. Sarebbe importante anche dal punto di vista della comunicazione, perché potrebbe avere un impatto concreto sulle aspettative delle imprese e delle famiglie.

Secondo l’Ocse l’inflazione è in crescita, ma dovrebbe poi rallentare. Guardando ai Paesi europei, a differenza degli Stati Uniti, il picco non è stato ancora raggiunto e ciò dovrebbe avvenire tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022. Questo può crearci dei problemi?

Penso che la mancanza obiettiva di alcuni componenti e i rincari delle materie prime stiano rallentando l’attività produttiva. È chiaro poi che un aumento dell’inflazione inevitabilmente ha effetti sul mercato dei titoli di stato determinando una crescita dei rendimenti. Al momento tutto questo non comporta grossi problemi, ma bisogna prestare comunque molta attenzione perché, come dimostra il caso Evergrande, siamo in una situazione di equilibrio instabile. Inoltre, per noi l’inflazione può essere particolarmente perniciosa, specialmente per gli effetti che può avere sulla composizione dei consumi. Banalmente, se bollette e affitti diventano più cari, si può essere portati a diminuire le spese per il cibo.

L’Ocse mostra anche un picco per l’inflazione tedesca vicino al 3%. Questo può diventare un fattore di tensione in seno alla Bce e alle decisioni riguardanti gli strumenti non convenzionali con cui sta operando?

C’è stata in effetti una crescita repentina dell’inflazione in Germania dall’inizio dell’anno, ma secondo le previsioni dell’Ocse a fine 2022 dovrebbe tornare intorno al 2%. Proprio queste proiezioni potrebbero portare la Bce a tener duro di fronte alle eventuali pressioni tedesche. L’importante è che non cambino segno.

Per il futuro del Patto di stabilità le elezioni che si terranno in Germania nei prossimi giorni sono una tappa importante. Lei pensa che possa esserci un cambiamento positivo nelle regole Ue?

Sicuramente da questo punto di vista è meglio avere una Germania in ripresa economica che non in crisi. Io nutro un certo ottimismo, legato al fatto che chi dovrà contrattare sul futuro del Patto di stabilità è ben consapevole che la mancanza di veri cambiamenti sarebbe un danno forte per l’Italia, anche per quel che riguarda un utilizzo efficace delle risorse del Recovery fund. Ovviamente resto con i piedi per terra e non mi aspetto grandi stravolgimenti, ma anche modifiche marginali all’insegna della flessibilità possono essere importanti. Occorre comprendere che una mera modifica dei parametri con nuovi parametri fissi non risolverebbe il problema, perché ci si ritroverebbe nuovamente con una gabbia rigida che finirebbe per nuocere a tutta l’Europa, non solo all’Italia. Credo che di questo Draghi sia ben consapevole e sono quindi convinto che ci saranno dei segnali di flessibilità.

(Lorenzo Torrisi)

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