PNRR E POLITICA/ I ritardi che l’Italia continua ad accumulare con l’Ue

- Giuseppe Pennisi

Oggi si conclude la tornata di elezioni amministrative ed è bene che l’attenzione della politica torni all’attuazione del Pnrr, visti i ritardi dell’Italia

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LaPresse

Oggi si conclude la tornata di elezioni amministrative che hanno coinvolto 12 milioni di elettori (ma sono andati alle urne circa la metà). La campagna elettorale è stata dura e anche un’occasione e un pretesto per far esplodere malcontento, e rabbia sociale, che poco o nulla avevano a che fare per la gestione di grandi e piccole città. Siamo alla vigilia della predisposizione della Legge di bilancio – anzi leggermente in ritardo sul varo del Documento programmatico di bilancio (Dpb). Un’implicazione di elezioni e preparazione della Legge di bilancio è che l’attenzione dei media (e forse anche di parte della politica) è meno diretta di quanto sarebbe opportuno all’inizio dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza nonostante la stessa Nota di aggiornamento di economia e finanza lo consideri come la leva essenziale per fare ripartire (con una combinazione di riforme e investimenti) l’economia italiana dopo circa un quarto di secolo di stagnazione. Il buongiorno si vede dal mattino e occorre partire con il piede giusto.

Il cronoprogramma dell’attuazione del Pnrr è parte integrante del contratto tra l’Italia e l’Unione europea alla base dei finanziamenti a valere sui fondi del Next Generation Eu. Nel primo anno l’attenzione deve essere puntata giustamente sulle riforme (a cui è legata circa la metà del finanziamento europeo). Tuttavia, anche gli investimenti hanno un programma dettagliato di realizzazione.

In materia di riforme, siamo in ritardo per quanto attiene a quelle relative al fisco e alla concorrenza e quelle in materia di sanità e istruzione sembrano essere ostaggio di piccole ma potenti sigle di sindacati autonomi che propugnano interessi particolaristici. Su questi argomenti, è probabile che il Governo ritrovi dinamismo ed energia una volta superata la tornata elettorale anche perché parte dei loro aspetti sono collegati alla Legge di bilancio. Entro il 31 dicembre 2021, devono essere adottate 27 riforme. Il documento sulla partenza del Pnrr predisposto dal ministero dell’Economia e delle Finanze ed esaminato a fine settembre dal Consiglio dei ministri è chiarissimo: Per quel che riguarda le riforme in scadenza al 31/12/2021, 8, pari al 30% del totale, sono già definite; per le altre 19 è in corso il procedimento di approvazione. Ossia nei prossimi due mesi c’è molta strada da fare non solo a livello di Governo ma soprattutto di Parlamento

Poco si parla degli investimenti. Anche in quanto vige l’ipotesi che l’Italia è brava a fare autostrade e ferrovie ma anche in questo campo non siamo indietro ma non siamo proprio decollati. L’Anci e l’Ance hanno lanciato un grido d’allarme documentando che poco meno della metà dei fondi delle opere edilizie è stata “territorializzato”, ossia ripartito sul territorio ad amministrazioni (di norma Comuni, ma anche Regioni) responsabili per l’attuazione; curiosamente, al Centro solo 15% delle risorse sono state distribuite, mentre al Sud il 43% e al Nord il 42%. Si tratta, in gran parte, di opere pubbliche singolarmente piccole, ma è essenziale che Comuni e Regioni (sempre pronti a chiedere che il loro ruolo nel Pnrr venga rafforzato) e la Conferenza Stato-Regioni si diano una mossa.

Non va meglio per le grandi opere pubbliche. I Commissari straordinari alle grandi opere nominati dal Governo negli ultimi sei mesi lanciano l’allarme: le procedure speciali del Pnrr non decollano, non sono stati ancora nominati gli organi che dovrebbero accelerare l’approvazione dei progetti con le corsie veloci del Decreto infrastrutture, i Decreti del presidente del Consiglio dei ministri di nomina dei Commissari non mettono a disposizione risorse e strutture tecniche straordinarie per centrare obiettivi anche essi straordinari. Alcuni Commissari hanno denunciato il pericolo che la Pubblica amministrazione non marci compatta sugli obiettivi fissati e che la mancata attuazione delle norme del Decreto Legge “Semplificazioni” rallenti il decollo delle opere loro assegnate. A oltre quattro mesi dal varo del DL “Semplificazioni” e a due mesi dalla conversione in legge, mancano due organi che sono il riferimento chiave dell’intero impianto normativo, due organi che hanno il compito di approvare in tempi certi i progetti: a) la Commissione bis per la valutazione di impatto ambientale (per cui è stato avviato un bando, ma che doveva essere nominata entro il mese di luglio scorso) e b) il Comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

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