PNRR/ La sfida che l’Italia può vincere puntando sui giovani

- Alfonso Ruffo

La sfida del Pnrr non è semplice da vincere. C’è bisogno anche di energie nuove, di giovani, come quelli di Confindustria riuniti a Napoli

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(Pixabay)

Il 36° convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, quest’anno organizzato presso la Stazione marittima di Napoli invece che nella consueta cornice dell’isola di Capri, si pone l’obiettivo di colmare i vuoti fisici e mentali che dividono la società italiana al suo interno e nei confronti del resto del mondo. Costruire oltre le distanze, recita il titolo, per conquistare nuovi spazi.

Il proposito è certamente condivisibile. Anche perché, a differenza degli anni passati, oggi si può disporre di una dotazione di risorse e strumenti mai avuta prima d’ora. Una cassetta degli attrezzi, apprestata per rimontare i danni causati dalla pandemia e andare oltre, che si presenta ricca e complessa allo stesso tempo. Una cassa del tesoro per accedere alla quale occorre possedere le chiavi giuste.

Questo prezioso scrigno è per l’Italia il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che consente di ricevere dall’Europa 191,5 miliardi del programma Ng-Eu (Next Generation Eu) cui si aggiungeranno 30,6 miliardi del Fondo complementare che il Governo italiano ha predisposto per rinforzare in alcuni punti l’impianto generale. In tutto ci sono da spendere 222,1 miliardi da qui al 2026.

Senza contare gli ulteriori finanziamenti che derivano dal riparto dello stanziamento di 1.800 miliardi che l’Unione mette a disposizione dei suoi Membri nei sette anni che vanno dal 2021 al 2027. Insomma, bisogna spendere bene una montagna di denaro potenzialmente in arrivo indirizzandolo verso forme d’impegno ben definite se non si vuole correre il rischio di perdere una buona fetta dell’ammontare mancando di raggiungere gli ambiziosi obiettivi.

Sei missioni strategiche, sedici linee d’intervento (definite Componenti), 134 misure d’investimento e 53 riforme rappresentano lo scoglio o gli scogli sui quali occorre evitare d’infrangersi se dalle parole si vuole davvero passare ai fatti. L’intero programma è infatti sottoposto a verifiche periodiche sull’utilizzo delle risorse e il loro impatto positivo in termini di reddito, occupazione e benefici per la collettività. Una macchina infernale in termini di rigore che non siamo abituati a maneggiare.

Ecco, su tutto questo i giovani – e quelli di Confindustria prima degli altri – possono indirizzare la propria particolare attenzione e far sentire la propria voce. In fin dei conti è anche per loro che è stata immaginata e realizzata un’impalcatura straordinaria che dovrebbe trasformarsi nella rampa di lancio per il mondo nuovo, verde, pulito, digitale, solidale che tutti auspichiamo. L’impresa è tutt’altro che facile. E fresche energie saranno d’aiuto.

Anche perché, e nell’incontro del Comitato delle Regioni che ha preceduto la kermesse dei Giovani è emerso con chiarezza, il vero problema da fronteggiare sarà la realizzazione dei programmi nei tempi e nei modi previsti. Soprattutto gli amministratori pubblici – il neoeletto sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e diversi presidenti di Regione – temono di non riuscire a eseguire le opere richieste con il personale e il loro abito mentale che si ritrovano a gestire.

Per stare su una metafora calcistica, non basta cambiare mister e schema di gioco per porsi obiettivi ambiziosi di alta classifica e raggiungerli. Occorre anche e forse soprattutto mutare l’attitudine dei giocatori o più semplicemente prendere nuovi giocatori. Questo è un buon tempo per i giovani preparati che potranno non solo essere i destinatari del più poderoso intervento dell’Europa mai concepito, ma protagonisti e facitori essi stessi del futuro che li aspetta.

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