PNRR & PA/ Dallo Stato agli Enti locali, il Paese cambia con la responsabilità

- int. Salvatore Taormina

Oggi al Meeting di Rimini è in programma il webinar Dalla competizione all’unità: Comuni, Regioni e Stato all’appello della ripresa”

Draghi-Regioni
Vertice Governo Draghi con le Regioni (LaPresse)

Abbiamo chiesto a Salvatore Taormina, Coordinatore del Dipartimento Istituzioni e Amministrazione Pubblica della Fondazione per la Sussidiarietà e dirigente di lungo corso della Regione Siciliana, moderatore dell’incontro, di anticipare alcuni dei temi che saranno affrontati nel webinar “Dalla competizione all’unità: Comuni, Regioni e Stato all’appello della ripresa” in programma al Meeting di Rimini oggi alle 16:15. «Il nostro Paese ha di fronte una grande sfida – ci dice – non solo per quello che ha provocato la pandemia sul piano dei rapporti sociali e della gestione della cosa pubblica, ma anche perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), programmato attraverso le risorse che stanno giungendo dall’Unione europea, determina un’opportunità finanziaria senza precedenti, dal dopoguerra a oggi, per favorire un’effettiva svolta in settori cruciali per la nostra vita sociale ed economica. Questa circostanza chiama in causa innanzitutto la Pubblica amministrazione perché sappiamo che l’Europa ha richiesto un Piano, già approvato, in forza del quale ha già anticipato una prima parte dei fondi. Ma questi saranno erogati via via che la realizzazione procederà secondo i tempi stabiliti».

E tutto ciò in quale contesto si colloca per noi?

Il primo dato è che il nostro Paese vanta più livelli di governo: quello centrale, quello regionale e quello locale. I rapporti tra questi livelli decisionali si fonda sul “Principio di leale collaborazione”, sancito dalla nostra Costituzione, cui tutti e tre devono improntarsi. È palese, tuttavia, che durante la pandemia sono emersi molteplici elementi di criticità. Questo è il primo livello della questione. Del resto lo stesso professore Sabino Cassese, intervenendo al Meeting di quest’anno, ha evidenziato alla luce di queste criticità l’emergenza “tagliando” per il nostro regionalismo, ancor più necessario a vent’anni dalla riforma costituzionale del 2001.

Quale obiettivo intende cogliere la tavola rotonda?

L’idea è quella di mettere a fuoco con l’autorevole contributo di esperienza dei relatori che interverranno, a partire dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, le possibili leve cui appoggiarsi per il superamento di queste criticità, valorizzando appieno il modello di Governace del Piano di rinascita, per conseguire un più virtuoso rapporto di collaborazione tra i diversi livelli di Governo che vada a vantaggio di cittadini, corpi intermedi e imprese.

In questo quadro quali sono i punti di criticità?

Se facciamo riferimento alla recente esperienza della pandemia, quando ci siamo trovati di fronte a situazioni convulse e confuse, il “Principio di leale collaborazione” ha talvolta ceduto il passo a elementi di protagonismo, non sempre utili, soprattutto nei rapporti tra centro e periferia, pur se dettati dal desiderio di fronteggiare efficacemente la gravità del momento. E questo ha prodotto anche disorientamento quando non vera e propria confusione tra i cittadini.

E in positivo da dove si può partire?

Innanzitutto da una chiara definizione delle responsabilità. La possibilità che ognuno “faccia adeguatamente il suo” dipende anche dal fatto che altri esercitino compiutamente il proprio livello di responsabilità, non facendo l’intervento del livello di Governo al più alto, quando necessario ai livelli più prossimi ai cittadini.

Come si può sintetizzare tutto ciò?

Quello che stiamo attraversando è una fase importante per non disperdere, anche in chiave evolutiva, il valore dell’armonizzazione tra i diversi livelli di Governo. È un dato di fatto che di fronte alle difficoltà di questi mesi non sono mancate voci in favore del ritorno a un “sano centralismo”. Ma il tema non può che essere ricondotto all’aggiornamento del Regionalismo, alla luce dell’esperienza che gli ultimi due decenni, la stessa pandemia ci hanno offerto, così come richiamato dal professor Cassese.

A questo punto è necessario mettere in campo il ruolo della politica, che per sua natura ama il protagonismo a discapito spesso della unità. Come si ricompone questo quadro?

Non sono ovviamente un politico e quindi posso limitarmi a qualche osservazione. Il protagonismo non può che essere innanzitutto quello della responsabilità. L’azione amministrativa si svolge attraverso un sistema di responsabilità e compiti definiti e di ambiti di cooperazione istituzionale altrettanto definiti. Molto del protagonismo che vogliono esercitare quanti hanno ricevuto un mandato elettivo si gioca oggi in un esercizio pieno e consapevole della responsabilità cui sono stati chiamati.

Quale è la responsabilità dell’io, di chi cioè vive e lavora nella Pubblica amministrazione? E in questo senso qual è il contributo che il Meeting può dare?

Il Meeting credo rimanga oggi un luogo pressoché unico nel suo genere di grande educazione civile. Può quindi alimentare e accrescere una tensione ideale, sempre necessaria alla persona per l’esercizio delle proprie responsabilità. Troppo spesso chi opera nella Pubblica amministrazione invoca il così detto “Cambiamento del sistema” da anteporre al proprio. Il punto è invece che il sistema innanzitutto “sono io” nella mia quotidiana sfida con la responsabilità che mi è chiesta a servizio dei cittadini e della comunità dentro la quale e per la quale opero. La possibilità di un cambiamento vero dipende anche da variabili di sistema, ma il cambiamento organizzativo non potrà mai supplire ciò che viene prima e cioè la responsabilità dell’io, e la sua tensione realizzativa. E questa la si impara in ambiti educativi, come il Meeting, non la si impara per decreto.

(Francesco Inguanti)

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