CASO RUBY/ 2. Pecorella: perché per colpire Berlusconi si può violare la privacy?

- int. Gaetano Pecorella

Il paese si spacca sul caso Ruby, ma per colpire Berlusconi tutto è lecito? Si giustifica un apparato di controllo come quello impiegato dalla procura? Parla GAETANO PECORELLA

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Foto Imagoeconomica

Chi simpatizza per Berlusconi grida al golpe dei giudici. I suoi nemici condannano il comportamento del «Sultano», del «Drago», il «grottesco Egoarca» che «stringe nelle sue mani il filo del potere economico, politico e mediatico» e che con la sua turpe condotta sta portando l’Italia nel baratro. Eppure, se non si vuol ridurre questa crisi né ad un’astratta disputa sulla moralità, né ad una questione solamente processuale, si arriva di nuovo all’operato di certa magistratura.
Berlusconi ha affermato in video che i giudici stanno violando la Costituzione. La discrezionalità della magistratura è amplissima, ammette Gaetano Pecorella, avvocato penalista, già difensore del premier, nel decidere quando e con quali mezzi mettere sotto controllo il capo del governo. Anche se «un apparato così sproporzionato rispetto alla rilevanza dei fatti non si giustifica se non dal punto di vista di un contrasto politico».

I fatti di cui è accusato il premier Berlusconi riguardano o no il Tribunale dei Ministri?

Direi che il reato di concussione, che sarebbe stato commesso dal premier avvalendosi dell’autorità che gli derivava dall’essere Presidente del Consiglio, non è un reato che possa prescindere dal fatto che l’autore presunto è un soggetto qualificato qual è appunto il Ministro. Mi pare un caso evidente di reato ministeriale, perché è solo avvalendosi della sua qualità che può aver influito sulle decisioni del funzionario (il funzionario della questura che ha ricevuto la telefonata del premier, nel maggio scorso, per agevolare la posizione di Ruby e ottenerne l’affido a Nicole Minetti, ndr).

Berlusconi ha detto che la competenza territoriale è del tribunale di Monza e non di Milano e dunque ha sostenuto di non poter essere convocato da quella procura. Cosa ne pensa?

Il presidente Berlusconi ha fatto quest’affermazione sulla base del semplice fatto che l’episodio che gli viene attribuito, l’aver avuto rapporti sessuali con una minorenne, sarebbe avvenuto ad Arcore e quindi come tale sarebbe certamente di competenza del tribunale di Monza. Anche per quel che riguarda il fatto più grave che gli viene contestato e cioè la concussione, la persona che sarebbe stata concussa – e che per la verità non ha mai detto di esserlo stata – ha ricevuto la telefonata a Sesto San Giovanni e questo farebbe cadere senz’altro la competenza sotto il tribunale di Monza. Sono anch’io convinto che Milano non ha motivo di occuparsene.

«Inquieta lo spiegamento di forze per seguire le tracce di centinaia di ospiti…» dice Aldo Cazzullo nel suo editoriale sul Corriere di ieri. Che continua esortando il premier a lasciare «alla magistratura il proprio lavoro» e a presentarsi ai giudici. Quello della magistratura è un «lavoro» che non suscita alcuna perplessità?
 

Direi che l’osservazione fatta da Cazzullo è più che corretta, nel senso che tutto sommato, per quello che riguarda il premier, l’episodio che gli viene addebitato non è di nessuna rilevanza penale. Al tempo stesso c’è da dire che lo spiegamento di mezzi utilizzato per monitorare tutti gli ospiti del Presidente del Consiglio, facendo non so in quanto tempo migliaia di intercettazioni telefoniche, è un’attività del tutto sproporzionata rispetto alla rilevanza penale. Quindi una componente di eccezionalità, in quanto si tratta del presidente Berlusconi, nell’inchiesta c’è.

Ha ragione Berlusconi a dire che è stata violata la Costituzione?

Io non so a cosa si sia riferito Berlusconi in particolare. Ma se si tratta – come Berlusconi è convinto e come a me pare giusto – di un reato ministeriale, poiché è la Costituzione a prevedere la procedura e la tutela particolare per i ministri, si sarebbe dovuto procedere in tutt’altro modo. Se così è, avrebbero violato la Costituzione.

La magistratura avrebbe dunque sconfinato dalle sue prerogative?

Le prerogative della magistratura sono, come dire, molto elastiche, anche fino a poter impiegare migliaia di uomini per accertare un reato punibile fino a tre anni. Nulla glielo impedisce. Direi che è venuta meno alle regole costituzionali nel momento in cui avrebbe dovuto, se si tratta di reato ministeriale come sembra, rivolgersi al Parlamento via Tribunale dei Ministri, secondo la procedura nota. Più che aver travalicato le sue prerogative, sussisterebbe una violazione di regole fondamentali come le regole costituzionali che presidiano le attività politiche.

Se risultasse da intercettazioni – non pubblicate, ma a quanto si dice in possesso dei magistrati – che Berlusconi ha avuto rapporti sessuali con una minorenne, cosa cambierebbe?

Sarebbe una sorta di violenza carnale presunta e quindi rappresenterebbe un fatto costituente reato.

L’obbligatorietà dell’azione penale può giustificare che la residenza di un capo di governo interessi un apparato di controllo come quello necessario ad acquisire gli elementi attualmente in possesso della magistratura?
 

No. Un apparato così sproporzionato rispetto alla rilevanza dei fatti non si giustifica se non dal punto di vista di un contrasto politico. Rientra però nella facoltà che ha la magistratura di impiegare i propri mezzi. In ogni caso appare singolare che con una giustizia così in difficoltà e con processi così vecchi e ritardati, si impieghino tante forze per stabilire se il presidente del Consiglio ha avuto o meno rapporti sessuali con una persona.

E questo può accadere senza che un’autorità, riferendosi il controllo al capo del governo, non ne sappia qualcosa?

La magistratura ha una sua autonomia. Non può e non è tenuta ad informare il ministro degli Interni, se è questo che intende. Quello che dovrebbe o potrebbe accadere è che il capo del governo ne sia informato ma non in quanto la magistratura o chiunque altro lo debba fare. In genere, in un sistema che funzioni bene, il capo del governo di certe notizie dovrebbe essere a conoscenza. Non è accaduto.

Sui giornali si sono visti nomi, cognomi, foto e indirizzi di donne che si sarebbero intrattenute col premier. È possibile che tutto questo accada senza alcuna violazione della privacy?

Assolutamente no e ne costituisce una violazione palese. Credo che sarebbe quanto mai opportuno che il Garante per la privacy intervenisse.

Secondo lei è possibile che il caso Ruby sia parte di un’indagine di più ampio contesto finalizzata ad accertare anche altre responsabilità, più gravi, da parte del premier?

Tutto è possibile. Naturalmente non ho elementi per dirlo e non vedo peraltro quale potrebbe essere. Qui la questione riguarda un’unica persona che faceva nella propria privata dimora quello che riteneva di fare. Poi anche nella propria privata dimora si possono commettere reati, ma non vedo un aggancio più generale con problemi di altra natura.

Lei cosa consiglierebbe a Berlusconi di fare in questa particolare circostanza?

Guardi, interferire con le scelte di altri avvocati non mi pare mai una buona cosa. Personalmente sono sempre stato dell’idea che è meglio chiarire sino in fondo ogni fatto per cui una persona è accusata. È una regola generale, poi ci sono situazioni come questa in cui il capo del governo non va dal magistrato non perché non ci vuole andare, ma perché non lo riconosce come giudice competente. È una scelta ragionevole.

(Federico Ferraù)
 

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