SONDAGGI/ E ora il “miracolo” Monti contagia anche il popolo leghista (senza la Lega)

- Angelo Picariello

Per quale motivo gli italiani sembrano disposti a fare sacrifici ben superiori a quelli rifiutati fino a pochi mesi fa? E i partiti sono coscienti di questo cambiamento? ANGELO PICARIELLO

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Umberto Bossi (Imagoeconomica)

Ha fatto un po’ discutere una mia intervista – su Avvenire – alla sondaggista di fiducia di Silvio Berlusconi, Alessandra Ghisleri, che invita i partiti, quindi anche Berlusconi stesso, a investire su Monti. Con tutta probabilità prima di averlo detto a me nell’intervista la Ghisleri deve averlo spiegato anche allo stesso Cavaliere e ciò potrebbe aver contribuito, se non esser stato proprio decisivo, nel determinare la svolta di “responsabilità” dell’ex premier che da qualche tempo sembra sostenere l’esecutivo tecnico con maggiore convinzione, tanto da resistere anche agli aut aut della Lega.

Aut aut, invero, piuttosto spuntati, perché come la stessa Ghisleri sostiene (e come confermava un sondaggio della Padania non a caso subito fatto sparire dal sito) anche il popolo leghista promuove il tentativo di Monti. Perché, sostiene la Ghisleri con un’efficace raffigurazione, «in questo momento la gente ha bisogno di punti di riferimento e questo governo dà un’idea di operatività, fa usmare di poter uscire dalla crisi» e il solo “annusamento” di potercela fare induce evidentemente a fare sacrifici ben superiori a quelli rifiutati fino a pochi mesi fa.

Decisiva, sostiene sempre la Ghisleri, sarebbe stata l’operazione Cortina e quelle che ne sono seguite, perché danno la sensazione che per i furbi non ce n’è più (magari fosse) e ognuno davvero dovrà fare la sua parte. O almeno bisogna crederci perché se no è la fine, e qualcosa ora inizia  a far sperare che così sarà. Tutto dipende però da quel che accadrà fra tre-quattro mesi. Se i risultati si vedranno, sostiene sempre la titolare di Euromedia Research, chi avrà investito sul governo potrà incassarne il dividendo e anche il Pdl (che la sondaggista dà oggi sceso al 24 per cento) potrà riprendersi quella parte di elettorato che al momento ingrossa le file degli indecisi.

I partiti, è la conclusione del ragionamento, dovranno però fare tesoro di questa esperienza, dando «più spazio al dialogo e meno allo scontro, più al  rispetto nel concreto dei loro programmi e meno alla prevalenza dialettica sull’avversario».
I finiani, letta questa intervista, hanno esultato sul sito di “Generazione Italia”. Vi hanno letto «l’ennesimo indizio della fine del berlusconismo», che permette di affermare che «ha avuto ragione chi ha fatto di tutto perché si voltasse pagina per iniziare una nuova fase nell’interesse dell’Italia». E in particolare, rivendica il sito di Italo Bocchino «ha avuto ragione Gianfranco Fini quando, raccogliendo accanto a se chi credeva che il progetto del Popolo delle Libertà fosse stato tradito, ha cominciato a dirlo all’interno del partito che aveva contribuito a formare fino ad esserne cacciato». Nell’insegnamento che la Ghisleri invita a trarre dall’esperienza Monti, per i finiani, c’è «tutto quello che Fini rivendicava con quel famoso dito puntato e per il quale è stato cacciato».

Naturalmente in politica, e non solo lì purtroppo, ognuno dice quella parte di verità che gli conviene. Andrebbe invece detto con chiarezza che dalla rottura di Fini ci hanno perso tutti, Fini compreso, condannato a un ruolo ancor più marginale di quello al quale era stato relegato nel Pdl che aveva contribuito a fondare.
L’unico ad aver avuto ragione è stato Beppe Pisanu, che pur non schierandosi con Fini in quell’occasione, si astenne, sostenendo che le diverse opinioni sono il sale della democrazia e come tali vanno salutate con favore. Ma fu il solo a dichiararlo, gli altri si affrettarono a votare per la cacciata, dandovi persino copertura ideologica e ideale con l’argomento – che non c’entrava niente – di “servire il popolo”.

E così con una lunga agonia del governo e a momenti – c’è mancato poco – anche del Paese, siamo arrivati a Monti. I falchi se ne devono fare una ragione, e anche chi ha agitato lo spettro di un Monti-massone. Lo è, non lo è, non ci riguarda, di sicuro non si poteva pensare che – caduto il governo politico palesemente indebolito e inadeguato agli occhi dell’opinione pubblica – al potere andassero le pur benemerite suore Orsoline.

Certo, l’inizio di Monti non è stato dei migliori, l’aumento smodato delle accise sulla benzina ha fatto commentare ciascuno di noi che sarebbe stato capace chiunque, non serviva il tecnico-professore. Ma ora il governo sembra aver ingranato la marcia, e se il popolo inizia a dargli credito un motivo ci sarà. Poi ci possono essere ministri palesemente insufficienti che presto dimenticheremo (come la Fornero) e altri (come Passera) che parlano meno e fanno di più, avendo fatto una scelta di campo in politica, probabilmente nel campo resteranno anche dopo. Ma aldi là dei singoli nel suo complesso uno straccio di idea di bene comune – paradossalmente in un governo non eletto dal popolo – la gente ce lo vede, e usma – per dirlo con la Ghisleri – di potercela fare. E chi ha a cuore le sorti dell’Italia – cattolico o massone, simpatico o antipatico che sia, Monti – deve sperare che ce la faccia.

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