RETROSCENA LEGA/ Bossi, il “ricatto” del figlio, e il silenzio-assenso di Maroni & co.

- int. Luigi Moncalvo

La Lega sparirà? Chi c’è dietro tutto il caos del partito di Umberto Bossi? Risponde LUIGI MONCALVO. Il Senatùr era all’oscuro, ma dentro la Lega tutti sapevano

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Per molti, quasi tutti, quello che sta accadendo alla Lega è qualcosa che fino a pochi giorni fa appariva del tutto impensabile. Chi si sarebbe mai immaginato ad esempio una Lega senza il suo padre fondatore, Umberto Bossi? Chi aveva mai sentito il nome di Francesco Belsito prima di questi fatti? E soprattutto, chi avrebbe mai pensato che il partito simbolo di Tangentopoli e del grido di battaglia “Roma ladrona” si sarebbe fatto beccare a rubare? Queste sono le accuse, naturalmente da provare, ma quanto sta emergendo non solo dall’inchiesta ufficiale, ma dalle mille dichiarazioni sembra dire che ci sia qualcosa di molto concreto. Che fine farà la Lega, in tal caso? Per rispondere a questo quesito, ma anche per capire da dove nasce questo caso Lega e chi c’è dietro, IlSussidiario.net ha sentito Luigi Moncalvo, giornalista televisivo e dal 2002 al 2004 direttore de La Padania. Per Moncalvo, «Bossi è stato fregato dalla sua famiglia, in particolare il figlio maggiore avuto nel corso del primo matrimonio». Un figlio che ha preteso di farsi mantenere e bene dal padre, mentre per i figli del secondo matrimonio è stata scelta la strada della politica. Per Moncalvo poi non è possibile che all’interno del partito non si sapesse quello che succedeva a livello economico. «Adesso la Lega rischia grosso. Belsito sta già collaborando con la giustizia e canterà, dirà tutto per avere un trattamento di favore». Il futuro della Lega? Dipende dal Veneto, dice: è quello il vero cuore del movimento.

Moncalvo: chi è Francesco Belsito veramente? Da dove arriva e come giunge al ruolo di tesoriere della Lega?

Sa, a volte i volti parlano da soli basta guardare la gente in faccia per capire chi sono. Non voglio fare il fan di Lombroso o sembrare razzista dato che anche io sono parecchio brutto, ma insomma guardando in faccia Belsito, il Trota o Rosy Mauro si capisce molto.

Siamo seri, Moncalvo. 

Il punto è infatti un altro, ed è questo. Come è possibile fidarsi di una persona dandogli del denaro in mano se non ha i requisiti minimi per farlo? Bisogna andare a vedere perché è stato scelto Belsito e non un altro.

Appunto. Perché è stato scelto Belsito?

Il motivo va fatto risalire a una persona che oggi non c’è più, cioè l’onorevole Maurizio Balocchi morto dopo lunga malattia. Ex tesoriere fin dall’inizio della Lega, ex sottosegretario per due volte al ministero degli interni. In realtà ex amministratore di condomini a Chiavari, in Liguria. Neanche lui di finanza ne masticava molta però aveva una certa visione degli affari. Mise su ad esempio la famosa società Pontida Fin quella che pagava ogni anno la scuola Bosina pare per circa un milione e mezzo di euro. Aveva creato questa architettura finanziaria un po’ alla buona per un partito che faceva anche operazioni finanziarie del tipo vendere pezzi del prato di Pontida senza neanche esserne proprietario.

Ma Belsito a che punto appare della vicenda?

Quando Balocchi si ammala. Rimase in ospedale per più di un anno, ma anche dall’ospedale continuava a controllare la situazione.
Fu allora che cominciò a creare la figura di Belsito, non a caso anche lui proveniente dalla Liguria, mettendolo al corrente di tutti i segreti della gestione dei soldi della Lega. Dal 2007 dunque Belsito prende in mano gli affari economici della Lega.

A questo punto cosa succede: tutti contenti nella Lega del nuovo tesoriere?

La Lega non si pone alcun problema: Belsito è raccomandato da Balocchi, quindi deve per forza andare bene. Non si pongono cioè il problema se sappia fare o meno il suo lavoro, ma solo che è una creatura di Balocchi e che Balocchi si fidava di lui. In realtà, però, non si fidano completamente di Belsito, visto che non lo fanno mai onorevole. E questa cosa costerà cara alla Lega.

Perché?

Legga quanto ha dichiarato agli inquirenti Nadia Dagrada, la segretaria amministrativa. Ci sono intercettazioni telefoniche in cui la si sente chiedere a Belsito se ha conservato fatture, matrici di assegni, prove di pagamenti. Questo risponde molte volte: no, non ho niente. E poi lo si sente che si lamenta perché non ha “neanche l’immunità parlamentare”. Belsito ha dato le chiavi della cassa della Lega agli inquirenti: questo significa una cosa sola.

Cosa?

Ma è ovvio, che dirà tutto quello che sa, che collaborerà totalmente con la giustizia. Non ha l’immunità parlamentare e pur di togliersi dai guai, perché lo sappiamo che se collabori con i magistrati ti fanno un bello sconto, canterà. Non può fare altro. Non avendo prove a sufficienza dei pagamenti fatti, se sta zitto si becca da solo tutte le colpe, dalla truffa allo Stato all’appropriazione indebita. Ecco perché non averlo fatto deputato costerà caro alla Lega. 

Ma in tutti questi anni nessuno della Lega si è fatto una domanda su di lui? Possiamo capire Bossi, che sembra genuinamente all’oscuro, ma gli altri? 

Se mi chiede chi lo copriva, io rispondo che secondo me lo hanno coperto tutti. In questo modo: semplicemente sono colpevoli di culpa in vigilando, non hanno cioè vigilato su quello che Belsito faceva. C’è poi un altro aspetto della vicenda di cui non si è ancora parlato.

Quale?

I cinquemila leghisti che sono stati truffati quando misero i loro risparmi nella banca Credieuronord, che si ricorderà è fallita. Questi signori non hanno ancora preso un risarcimento e nel momento in cui leggono cose come Tanzania, la Porsche, il figlio di Bossi, questa è gente che scende dalla Val Brembana con i forconi. Cosa costava alla Lega tirare fuori un milione di euro all’anno e dividerlo tra di loro come risarcimento? È il fatto di aver lasciato marcire situazioni come queste la colpa della Lega.

Come si è arrivati a questa situazione?

Ci sono molti aspetti da chiarire. Innanzitutto il ruolo di questa segretaria che se era al corrente di certe cose doveva immediatamente informare i suoi superiori cominciando da Bossi. Ma anche personaggi come Castelli dovevano imporsi e dire ad esempio vogliamo sapere il nome di questi cinque signori che revisionano ogni anno il bilancio del partito e lo approvano senza neanche leggerlo. E che sicuramente erano gente della Lega. 

Lei crede che a fare la soffiata ai magistrati sulla situazione siano stati i maroniani?

Puoi pensare a tutto, certo è che quando è venuto fuori il caso della Tanzania è venuta fuori dall’interno del partito. L’esposto alla procura di Milano è stato fatto da un iscritto alla Lega. Ci sono poi i tre parlamentari della Lega che hanno firmato qualcosa, quindi qualcuno ha armato la loro mano. Ma mi meraviglio che uno che fino a cinque mesi fa è stato ministro dell’interno e che aveva in mano molti strumenti non avesse mai avuto sentore di nulla.

Tutti sapevano, ma nessuno diceva niente?

C’è un duplice problema tra l’altro. Si è cominciato dicendo che i fondi spesi male erano quelli del finanziamento pubblico. Adesso siamo invece passati a un altro piano: che i fondi spesi male erano anche fondi neri che quindi arrivano da truffe fatte in modi inquietanti. Oggi è venuta fuori la storia di Finmeccanica dove c’era uno messo dalla Lega, Orsi, e quindi magari anche Finmeccanica faceva elargizioni in nero. La cosa si sta allargando in modo molto grave.

Del coinvolgimento dei figli di Bossi che ne pensa?

Anche qui c’è gente che adesso come  Zaia se ne esce fuori dicendo che i figli non devono fare politica. Ma dove era Zaia quando si è cominciato a parlare del figlio di Bossi? Il figlio di Bossi esordisce pubblicamente a Lugano dalla finestra di casa Cattaneo, dove Bossi e Tremonti si affacciavano insieme.  Tremonti scompare da quella finestra dove ci teneva a farsi fotografare con Bossi e appare il Trota. Qualcuno nella Lega allora lo ha visto crescere a poco a poco.

Hanno colpe significative, i figli del Senatùr?

Bossi è stato fregato in questa vicenda dal figlio del primo matrimonio. Probabilmente ha cominciato a dire: perché devo lavorare, io faccio di mestiere il figlio di Bossi. Sua madre, la prima moglie, soffiava sul fuoco perché quando si sono separati Bossi ha pagato gli alimenti per questo figlio, Riccardo, per anni. Quando era in coma l’assegno si è interrotto, quando ha ripreso a pagare è arrivata la moglie a chiedere gli arretrati e lo ha anche rimproverato dicendogli che faceva far carriera agli altri figli e del primo si era dimenticato. Allora il partito ha cominciato a mantenerlo. Ha finito per spendere migliaia di euro per Riccardo, per gli altri figli invece, per mantenerli senza fare niente, si è invece scelta la scorciatoia della politica.  

Bossi appare davvero all’oscuro di tutto questo?

Basta andare a vedere la casa di Bossi per rendersi conto che non è certo una villa come quella che hanno altri ministri. Si pensi che quando era ministro poteva farsi sistemare la casa a spese dallo Stato e non lo ha mai fatto perché temeva che la gente si arrabbiasse. È il  cerchio magico che lo ha tenuto all’oscuro di queste cose.

Maroni sarà in grado di rilanciare la Lega? O si spezzerà in tante piccole Leghe?

Tutto dipende dal Veneto, il Veneto è il vero cuore della Lega non lo sono Varese, Bergamo o Brescia. Bossi questo lo ha sempre saputo ed è per questo che ha smepre impedito che dal Veneto uscisse un leader. Si è servito di Gobbo, ha tagliato fuori Gentilini, Zaia e Tosi non contano invece nulla. Tosi per i legisti è troppo italiano, non è un vero padano. Adesso nel triunvirato insieme a Maroni e Calderoli hanno messo la Dal Lago solo per tenere tranquilli i veneti. Ma la Lega rischia di finire male. Maroni non poteva non sapere quello che stava succedendo, anche se lui non ha mai preso una lira, Maroni era parte integrante della “famiglia”. 
Attenzione: fra un po’ vedremo i cinquemila truffati dalla banca scendere a valle con i forconi…

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