RETROSCENA/ Formica: Renzi è solo l’esperimento politico di qualcun altro

E’ in atto un processo antidemocratico, su vasta scala e al contempo mirato, alla ricerca di stati-cavia in cui sperimentare un ordine nuovo e iniquo. Uno d questi è l’Italia. RINO FORMICA

09.09.2016 - int. Rino Formica
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Matteo Renzi (Lapresse)

Fanno impressione i ragionamenti e le analisi di Rino Formica, grande uomo politico di un’altra Italia, più volte ministro in anni lontani e differenti, quando le culture politiche stavano entrando in crisi, ma garantivano ancora un accettabile quadro democratico negli Stati nazionali dell’Occidente. Oggi Formica prevede una lunga fase di transizione, caratterizzata da situazioni di pericolo per quella che è stata la democrazia rappresentativa, il tratto fondamentale della seconda fase del Novecento in Occidente.

“Non c’è più una superpotenza che può esportare principi di democrazia e di libertà. Non ci sono riusciti neppure gli americani — dice Formica —. Governare la globalizzazione è difficilissimo. Si sono create finalmente zone di consumo in aree povere, ma si stanno impoverendo diversi ceti nell’Occidente democratico. Questo meccanismo, questo tipo di sviluppo crea difficoltà difficili da governare”.

Tutto questo fa saltare le vecchie culture politiche?

Queste sono entrate in crisi già alla fine degli anni Ottanta. Si sono arroccate, si sono anche arrese quando è avvenuta la grande svolta. Ora, il nuovo trend politico cerca, bisogna dirlo con realismo, una sorta di Paese “cavia”, dove si dovrebbe realizzare una fase di post-democrazia. In altre parole dove l’autoritarismo si sposa con la rappresentatività democratica. Occorre essere realistici e vedere come si può rispondere a questa tendenza, come si può evitare una simile deriva.

Ma che cosa è maturato esattamente in questi anni?

Dicevamo che c’è stato il crollo delle culture politiche che erano emerse fin dalla fine del Settecento. E c’è stato addirittura il risveglio delle culture religiose, che sono andate a sostituire quelle politiche. Quello che ci si attende è per lo meno una risposta dei laici, di quelli che hanno caratterizzato la cultura politica e democratica dalla fine del Settecento in avanti. Al momento questa risposta non si vede. Ma sostanzialmente è il problema della globalizzazione, che si deve affrontare e non lo si può fare neppure con le correzioni classiche che si facevano nel Novecento, perché in quegli anni si potevano correggere i difetti del capitalismo, oggi non più perché gli Stati nazionali non esistono quasi più.

Come si può sintetizzare questa svolta epocale nella pratica politica?

Non prendiamo atto di una realtà: quella di essere governati in ultima istanza da un algoritmo. In altri termini, il governo politico si basa ormai su decisioni tecniche e il decisore finale è un algoritmo. Eccolo il nuovo decisore che si intravvede affiorare nei Paesi ricchi, dove è concentrata la grande ricchezza e dove si cerca di modellare il tutto in una sorta di Stato-cavia.

Scusi Formica, come e quale dovrebbe essere lo Stato cavia? 

Deve essere uno Stato di lunga democrazia e di grandi dimensioni. Gli esperimenti in Grecia e Portogallo non fanno testo. Potrebbe essere anche l’Italia, a mio parere, se vince Matteo Renzi. Ma si guardi solo al muro che si costruirà alla frontiere di due grande democrazie europee, come la Francia e la Gran Bretagna. La Francia è praticamente decomposta, ma si può dire che di fronte a un fatto del genere ci sia stato un moto di ribellione democratica nel nome della liberté, della fraternité e dell’egalité? Non mi pare proprio. Quel muro è come un epitaffio sulla grande cultura democratica di due paesi che storicamente hanno interpretato le grandi idee e le gran di realizzazioni democratiche.

 

Lei dice che dev’esserci una risposta delle culture laiche a questa deriva post-democratica, a questa affermazione della legge dell’algoritmo. Quale?

Qualche cosa si vede. Non sembri paradossale, ma io ho visto una reazione alla legge dell’algoritmo nell’atteggiamento di Virginia Raggi e nel discorso di Beppe Grillo, che riassumeva quasi un atteggiamento umano e animalesco. E’ un processo lungo, difficile. Ma il problema deve essere individuato e affrontato.

 

(Gianluigi Da Rold)

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