ELEZIONI AMMINISTRATIVE/ Palermo, i due maxi-inciuci che rilanciano M5s

- Francesco Inguanti

Pd, FI, Orlando, M5s: quanto sta avvenendo nella campagna elettorale per le amministrative a Palermo segna ancora una volta una svolta e forse una anticipazione. FRANCESCO INGUANTI

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Rosario Crocetta, foto LaPresse

Una volta c’erano i partiti. Si riconoscevano e si distinguevano perché avevano contenuti e obiettivi diversi e talvolta contrapposti, che affondavano le proprie radici nelle ideologie. Avevano simboli elettorali facilmente identificabili che anche gli elettori analfabeti riuscivano ad individuare nel seggio elettorale. E così tutti sapevano, ad esempio, che lo scudo crociato significava Democrazia cristiana o che falce e martello (non a caso nella canzone faceva rima con “simbolo più bello”) voleva dire Partito comunista. Ma anche l’Edera stava a indicare i Repubblicani e la fiamma tricolore quelli del Movimento sociale.

Poi finì miseramente la prima repubblica e con essa la storia di questi partiti. Arrivarono quelli “nuovi” che dovevano cambiare e moralizzare l’Italia. E con essi i nuovi simboli. Per anni fu un florilegio di asinelli, margherite, vele, e chi più ne ha più ne metta, che ebbero ben presto fine per dar luogo a quelli con il nome del leader. Per evitare confusione cominciò Berlusconi a scrivere il proprio nome dentro il simbolo e gli altri seguirono a ruota.

L’attacco ai partiti è proseguito e quanto sta avvenendo nella campagna elettorale in corso per le amministrative a Palermo segna ancora una volta una svolta e forse una anticipazione.

Ha iniziato il sindaco uscente Leoluca Orlando che a gennaio in occasione dell’apertura della sua campagna elettorale ha detto: “Abbiamo fatto tutto questo senza partiti, senza lacci e lacciuoli perché il mio partito era ed è Palermo. Se qualcuno pensa che è un altro non si avvicini”. Dopo due mesi di dibattiti e scontri il Pd palermitano ha “accettato” e contribuirà al suo eventuale successo senza l’ausilio del suo simbolo. Tralasciamo l’elencazione dei tanto numerosi quanto fantasiosi simboli delle liste che lo sosterranno nella sua ennesima rincorsa alla carica di primo cittadino.

Il suo più accreditato concorrente Fabrizio Ferrandelli non ha potuto fare diversamente ed anche lui, pur provenendo da una militanza giovanile politica nel Pd, dovendo presentarsi come l’alternativa più credibile ad Orlando, ha imbarcato liste e consensi che vanno da destra a sinistra, tutti rigorosamente senza simbolo di partito.

Così doveva essere; ma ecco che qualche giorno fa un candidato che, volendo comunicare per tempo ai palermitani la sua volontà di candidarsi sostenendo Ferrandelli, ha posto accanto al suo faccione il simbolo di Forza Italia, ha scatenato un putiferio. Dichiarazioni di fuoco da entrambi gli schieramenti con minacce di Gianfranco Micciché di togliere a Ferrandelli il sostegno del suo partito a Palermo. Ma dopo due giorni torna il sereno. I candidati di Forza Italia possono pubblicamente esprimere la propria appartenenza al loro partito pur di sostenere con forza e coerenza il candidato sindaco Ferrandelli. Il quale ha spiegato così: “Chi si candida a fare il sindaco deve gestire le situazioni con calma e serenità. Da una parte c’è Orlando che nasconde il Pd di Crocetta e il partito di Alfano nelle liste senza simbolo, ma i palermitani sanno bene chi c’è in quelle liste, …. Dall’altra parte ci sono io… Micciché dice a me: tu non sei il candidato di Forza Italia ma ti chiediamo di poter concorrere alla vittoria senza nasconderci, riconoscendomi leadership e autonomia decisionale, credo che queste siano le premesse migliori”. 

Volete sapere come è finita questa prima schermaglia? Ecco la spiegazione dalle parole di Ferrandelli: “È una competizione locale e si presenteranno con la dicitura “Forza Italia Palermo”, perché non è un’elezione politica”.

Ed ora veniamo al caso più clamoroso finito anche sulla stampa nazionale, quello di Angelino Alfano e del suo sostegno a Leoluca Orlando. La trovata in questo caso sta ancora una volta nel simbolo. Piuttosto che cambiare nome, come nella vicenda precedente, meglio cambiare disegno. E così nasce un nuovo “partito”, che mette insieme quello che una volta si sarebbe definito “il diavolo e l’acqua santa”. Prendiamo la spiegazione direttamente dal sito dei 5 Stelle, quelli che con più veemenza si sono scagliati contro questa operazione. “A Palermo, hanno fatto un vero capolavoro, un’indigeribile accozzaglia da Prima Repubblica: il Pd si è fuso in un listone con Angelino Alfano e gli ex Udc, a sostegno del sindaco uscente Leoluca Orlando, fino a ieri attaccato un giorno sì e l’altro pure. Nel listone il simbolo del Partito Democratico è scomparso, è rimasta solo una D sbiadita. Per fare quest’operazione su larga scala hanno fatto cambiare nome al partito di Alfano, che da Nuovo Centrodestra è diventato Alternativa Popolare: hanno tolto la dicitura ‘centrodestra’ ma la sostanza resta la stessa. Il Pd, rimasto senza credibilità e senza candidati, non ha più nemmeno il coraggio di presentarsi con il proprio simbolo”.

Che dire in conclusione? Che siamo appena agli inizi e fino all’11 giugno ne vedremo delle belle!

Ai palermitani che andranno a votare rimangono in questi mesi due impegni. 

Primo: riuscire a comprendere in cosa si differenziano i programmi dei già otto candidati sindaci. Sembra che tutti vogliano una città più vivibile, più a misura d’uomo, con un piano trasporti che non chieda sacrifici a nessuno, con le periferie al centro dell’impegno dell’amministrazione, senza dimenticare il centro storico che pretende lo stesso, con lavoro a sufficienza per tutti giovani. Ovviamente senza dimenticare di togliere i rifiuti dalle strade, di mandare tutti i bambini a scuola e di avere collegamenti celeri e poco costosi col resto della regione, dell’Italia e del mondo intero.

Secondo: riuscire a comprendere A) a quale candidato sindaco affidare le proprie speranze per il futuro di Palermo; B) riuscire a individuare nel seggio elettorale il simbolo e il candidato consigliere in grado di sostenere in consiglio comunale lo stesso progetto politico; C) trovare altrettanta coerenza nella scelta tra i candidati al consiglio di quartiere. Quanto prima potremo comunicare il numero totale dei concorrenti.

Un consiglio per tutti. Andate presto a votare perché ci vorrà del tempo, non per la fila degli elettori presenti, ma per aprire e ripiegare le schede elettorali. Si ricorda che non è possibile farsi aiutare, nemmeno via internet.

P.S. I candidati al solo consiglio comunale nel 2012 furono 1.319

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