SCUOLA/ “Educazione e natalità, il silenzio del governo Conte è fatale”

Per GABRIELE TOCCAFONDI (Civica Popolare) il nuovo governo deve concentrarsi su due priorità fino ad oggi scarsamente citate, se non taciute, da Lega e M5s: famiglia ed educazione

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LaPresse

“Ci chiamavano opportunisti, traditori, gridavano all’inciucio, adesso parlano di buonsenso e sinergia”. Così Gabriele Toccafondi, deputato esponente di Civica Popolare, già sottosegretario di Stato al Miur nel governo Renzi, dopo la partenza del nuovo esecutivo Lega-M5s. Ecco quali sono le priorità su cui dovrebbe misurarsi il nuovo governo: educazione e famiglia.

Dopo 88 giorni dalle elezioni è partito il Governo, lei ha letto il contratto e ascoltato il presidente del Consiglio. Che ne pensa?

Sono all’opposizione ma dico: finalmente è partito il Governo. Finalmente, perché il Paese ne ha bisogno, lo dico con lo stesso spirito con il quale nel 2013 Pd e Pdl formarono il Governo Letta e successivamente Pd e Ncd sostennero gli esecutivi di Renzi e Gentiloni. Il “senso di responsabilità” non è un concetto astratto o filosofico quando il tuo Paese ha necessità di risposte concrete, e quando una maggioranza chiara non esiste rispetto ai risultati elettorali. Fa sorridere che chi ci additava allora quali opportunisti, traditori, voltagabbana e gridava all’inciucio, adesso parli di responsabilità, sinergia, buonsenso e contratto.

Senso di responsabilità. Come fa a non restare astratto, un principio e basta?

Se il concetto di responsabilità per il Paese è reale e quindi non astratto, non basta mettersi insieme garantendo stabilità e promettendo riforme, non è sufficiente creare un “contratto” forse più utile mediaticamente che realmente. Non basta annunciare che sei il “cambiamento” o che “è finita la pacchia”. Se stai insieme partendo da posizioni distanti devi dire cosa e come vuoi cambiare, magari partendo dalle emergenze vere. Non basta stare lì, “sanza ‘nfamia e sanza lodo”. Far nascere una maggioranza e far partire un Governo è fondamentale ma non sufficiente. 

Quindi programmi reali. Secondo lei da dove partire?

Nel Contratto prima e nell’intervento del presidente del Consiglio Conte dopo, non ho trovato granché su temi che riguardano il futuro vero del paese: scuola e famiglia. Mi sarei aspettato fiumi di parole e pagine su questi due temi, dato che sia la Lega che il M5s ci hanno fatto una intera campagna elettorale. Invece niente. Confido nei ministri Bussetti e Fontana perché non smantellino quanto abbiamo iniziato a fare e che anzi lo proseguano, però ad oggi non ho ancora ascoltato niente, neppure dal presidente del Consiglio. Sono temi fondamentali perché abbiamo due emergenze assolute che si chiamano emergenza educativa e emergenza natalità. Tacere su questi temi è da irresponsabili, però se parliamo, per favore facciamolo partendo non in maniera ideologica ma seria, facendo proposte vere e partendo dalle persone, dai soggetti: la scuola è fatta per i ragazzi e la famiglia è centrale per la crescita dei figli. Se parliamo di scuola o famiglia partendo da altre prospettive finiamo per creare un grande dibattito culturale, mediatico, ma fine a sé stesso.

Da dove partire o ripartire? Andiamo sul concreto. 

Cosa serve ai ragazzi? Come aiutarli nel percorso scolastico? Nella formazione, nella crescita, nella formazione della coscienza critica? Servono adulti veri che non siano “avvocati” o “sindacalisti” o “amici”, ma adulti interessati ai ragazzi, che li aiutino a scoprire i talenti, le aspettative, le preoccupazioni, le aspirazioni. Adulti veri in famiglia o a scuola. A scuola servono persone che amano insegnare, la scuola non è semplicemente un luogo di lavoro statale, e non basta certo la divisa a scuola, il podio per rialzare la cattedra, una legge per punire chi non rispetta l’insegnante. Davanti al ragazzo in divisa, in una classe in cui tutti rispettano tutti, più in alto di tutti grazie al podio, ci deve stare un adulto che ama il suo lavoro e che abbia qualcosa da dire. Merito, qualità, autonomia, parità, alternanza ovvero esperienze vere, sono concetti da non abbandonare ma su cui proseguire perché aiutano la scuola fatta per i ragazzi.

Parlava anche di natalità, di famiglia, di figli…

Cosa simile sulla famiglia. Dico che non ha senso che resti un tema da sensibilità cattolica. I numeri dimostrano che dovrebbe essere il tema principale del dibattito politico. Nel 2017 le nascite sono state 463mila, i decessi 665mila. 200mila persone in meno in un anno! Tra il 2015 e il 2016 le nascite sono diminuite di 12mila unità. Le statistiche ci dicono che nel 2050 per l’azione demografica già in atto la popolazione anziana passerà dal11% al 22%. Voglio anche ricordare la notizia di qualche giorno fa data dall’Inps ovvero che 400mila pensioni sono pagate da oltre 38 anni ovvero liquidate negli anni 80 come vantaggi maggiori rispetto ai contributi versati. Comprendiamo che il tema è di buonsenso e tale deve diventare. Ne va del sistema sanitario, sociale, assistenziale e pensionistico. 

Se non succede niente, soprattutto su questi due temi educazione e famiglia? Intendo se non si prende posizione, non si apre una discussione non ideologica, non si fanno proposte, secondo lei che succede?

La politica per sua natura ha bisogno di una presa di posizione. Su scuola, istruzione, educazione e famiglia questo Governo ancora non lo ha fatto. Lo deve fare, perché nessuno di noi vuole essere ricordato come una persona “sanza ‘nfamia e sanza lodo”, Dante descriveva così gli ignavi, coloro che non prendono posizione, e li mise all’Inferno.

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