SCENARIO/ M5s e Lega non temono il Morandi ma il “partito di novembre”

- Mara Maldo

Il governo M5s-Lega esce paradossalmente rafforzato da una delle più gravi disgrazie della storia italiana. Non saranno Renzi e Tajani a metterlo in crisi. MARA MALDO

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Il premier Giuseppe Conte con Luigi Di Maio (LaPresse)

Una cosa è certa: il governo gialloverde esce paradossalmente rafforzato da una delle più gravi disgrazie della storia del nostro paese. La tragedia del ponte Morandi trascina con sé non l’approssimazione dei 5 Stelle sulla costruzione della Gronda di Genova, ma piuttosto le troppe opacità del trentennio delle cosiddette privatizzazioni favorite da Pd e Forza Italia che hanno creato un sistema dei beni pubblici troppo simile ai meccanismi che in Russia hanno fatto la fortuna degli oligarchi del dopo Eltsin, che hanno socializzato le perdite e privatizzato gli utili fini a quando un altro populista, Vladimir Putin, non li ha scalzati recitando agli occhi della gente il ruolo di Robin Hood. Quel ruolo oggi ricoperto con sempre maggiore convinzione non solo dal duo Salvini-Di Maio, ma addirittura dal compassato Giuseppe Conte sempre più nella parte dell’avvocato di tutti gli italiani, pronto a raddrizzare i torti di burocrati e speculatori ai danni dei cittadini.

Nessuna crisi per un governo in piena luna di miele con l’opinione pubblica come comprovano anche i sondaggi degli ultimi due giorni.

Questo non significa che i problemi non esistano. Ma certo non saranno le velleitarie ed estemporanee uscite di Renzi e Tajani, agli occhi dei più compromessi con il “sistema autostrade” a provocare un’inversione di tendenza nei pareri di quella che Berlusconi chiamava la “gente-gente”.

Il governo grilloleghista arriva al giro di boa del varo della legge di bilancio con il coltello dalla parte del manico e più di un asso nella manica. Farà i conti con tassi di interesse e spread, ma nel gioco della propaganda probabilmente riuscirà a conservare un rilevante consenso, animando il risentimento popolare nei confronti di capitalisti nostrani ed esteri percepiti lontani dai bisogni dei più deboli e di istituzioni screditate come quelle europee. 

Vento in poppa fino alle elezioni europee dunque. 

E se prima di novembre non nascerà nel mezzo degli schieramenti un nuovo soggetto politico per quelli che non si sentono né gialli né verdi, sarà buio pesto. 

“Populismo è l’etichetta che le élite mettono alle politiche che a loro non piacciono ma che hanno il sostegno dei cittadini”. Parola di Francis Fukuyama, mica uno Scalfari qualsiasi.

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