DIETRO LE QUINTE/ Il piano della Lega (e di Tria) per “cucinare” M5s

- int. Francesco Forte

Si avvicina il momento di definire e approvare il Def e il ministro dell’Economia finisce sotto forte pressione di Lega e Movimento 5 Stelle

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Matteo Salvini e Giovanni Tria (Lapresse)

A Singapore, e poi in Cina, Giovanni Tria starà per qualche giorno lontano dal pressing che i due soci di maggioranza del Governo hanno cominciato a esercitare nei suoi confronti in vista del Def. Un fuoco incrociato che non guarda tanto alle elezioni europee, ma agli equilibri stessi tra Lega e Movimento 5 Stelle, come ci spiega in questa intervista Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Professore, cosa ne pensa di questo pressing su Tria messo in atto da Lega e M5s?

Partiamo da una constatazione: Tria è un professore che è stato chiamato a svolgere un compito in politica, ma non ha certo intenzione di rovinare la propria carriera con un’esperienza in tale ambito negativa. Credo si possa considerare più vicino al Carroccio, che ora non ha più il riferimento di Savona come economista nell’esecutivo, che non ai pentastellati, di cui non può condividere molte posizioni. Dunque egli è sotto tiro dei 5 Stelle sia perché capiscono che Salvini, con le sue posizioni “sovraniste”, guadagna voti nei loro confronti, sia perché Tria li pone di fronte alla logica economica, che a loro non piace. Tria è per certi versi l’ago della bilancia e potrebbe anche fare il proprio gioco, continuando a restare al suo posto anche se cambiasse Governo.

Ha spiegato le ragioni del pressing su Tria di M5s. Ma perché anche Salvini “bombarda” il ministro?

Perché teme che Tria, facendo l’ortodosso, gli rovini il gioco pre-elettorale.

Quando parla di ortodossia intende rispetto ai parametri di bilancio?

Sì, Tria deve tenere i conti pubblici nei binari che lui stesso ha concordato, altrimenti rischia di fare una figuraccia. Spiego meglio cosa intendevo dire con un esempio. Se Tria non volesse aumentare l’Iva, potrebbe in primo luogo andare a ridimensionare pesantemente il reddito di cittadinanza. Nel frattempo far anche partire le grandi opere che sono finanziate dall’Ue o per le quali c’è gran parte della necessaria copertura, così da spingere il Pil. Questo sarebbe in linea con il programma di Salvini, ma gli rovinerebbe l’agenda che consiste nel dilazionare gli interventi che fanno perdere le staffe e i voti ai 5 Stelle. Del resto, se lui riuscisse a realizzare tutto il suo programma, gli altri non starebbero più al Governo.

Nel merito, Salvini vorrebbe che Tria firmasse il decreto per i rimborsi ai risparmiatori coinvolti nei crac bancari, senza aspettare un qualche via libera dall’Ue, e che inserisse nel Def la flat tax sulle famiglie. Cosa ne pensa?

I rimborsi ai risparmiatori sarebbero difficili da bloccare da parte di Bruxelles dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sull’intervento del Fitd per Tercas. Sulla flat tax osservo che i tecnici della Lega non riescono a elaborare un progetto chiaro. Eppure esistono dei modelli di anticipo della flat tax a bassissimo costo. Ad esempio, quello di stabilire che essa vale per le società di persone con un’aliquota al 23%. Ciò darebbe un’importante spinta all’economia. In alternativa si potrebbe anche pensare alla neutralità della forma giuridica delle imprese dal punto di vista della tassazione.

Non crede quindi che la Lega cercherà di sfruttare elettoralmente il Def in vista delle europee?

Non ne ha bisogno secondo me.

A questo proposito Carlo Cottarelli, intervistato da Repubblica, ha detto che sfidare l’Europa è una mossa autodistruttiva e che occorre avviare un processo credibile di riduzione del debito pubblico.

L’affermazione è vera e falsa insieme. Non si tratta infatti di sfidare l’Europa, ma il mercato internazionale del debito. In Europa tra l’altro adesso non c’è la forza per minacciare un intervento di tipo greco nel caso l’Italia facesse troppo debito. È comunque dimostrato che un debito pubblico elevato riduce crescita e occupazione. Dunque è chiaro che conviene ridurlo (altrimenti rischieremmo un downgrade) e fare anche investimenti per contrastare la bassa produttività.

In una precedente intervista ci ha ribadito che a suo modo di vedere il Governo non arriverà alla fine dell’anno. La rottura nella maggioranza arriverebbe per una causa economica?

Certamente sarebbe una causa di tipo economico con ripercussioni politiche. Nel senso che i sondaggi direbbero che se non si va presto alle elezioni i partiti al governo rischierebbero di perdere voti. A quel punto tutti avranno interesse ad andare alle urne. Penso però che la questione vera è che la base elettorale che ha scelto Lega anche nelle ultime elezioni regionali non può resistere a lungo in questa situazione senza protestare: Salvini deve portare a casa qualche risultato anche in tema di economia, non solo sulla sicurezza.

(Lorenzo Torrisi)

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