Direttiva Salvini contro Mare Jonio/ Migranti, scontro Governo “su sbarchi decido io”

- Niccolò Magnani

Direttiva Salvini contro la Mare Jonio della rete Mediterranea: Viminale, “decidiamo noi”, ira M5s e scontro nel Governo con Di Maio e Trenta

Salvini, Trenta e Nistri
Trenta, Salvini e il generale Nistri (LaPresse, 2019)

Una direttiva sui migranti inviata dal Viminale ai vertici delle Forze dell’Ordine per bloccare, sostanzialmente, la nave Mare Jonio della rete Mediterranea dal soccorrere in giro per il Mar Mediterraneo eventuali altri migranti in arrivo dalla disastrata Libia ha fatto esplodere la contesta e le liti tra Matteo Salvini e i ministri in quota M5s del Governo gialloverde. Dopo gli scontri e bordate di ieri, è stata convocata nelle prossime ore la riunione al Viminale tra i vertici di Polizia, Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Marina Militare proprio per concordare gli atti e le operazioni con il Ministero degli Interni in materia di immigrazione.  Il Viminale, tuttavia, «esclude dissapori, polemiche o malumori anche per la direttiva diffusa ieri»: i controlli serrati sulla nave Mare Jonio e sul “leader” Luca Casarini sono partiti già negli scorsi giorni ma con il viaggio in corso (già annunciato alla vigilia) verso le coste libiche per trasportare altri migranti si è ri-creato il caso politico, da qui la direttiva Salvini inviata ieri a tutte le forze dell’ordine.

LA REPLICA DI SALVINI

È in particolare la Difesa, col Ministro Trenta e i generali dell’esercito italiano, a non aver gradito particolarmente l’invio della direttiva dal Viminale: Salvini ricorda di essere «autorità nazionale di pubblica sicurezza con i poteri di coordinamento, in questo ruolo, anche delle forze militari» ma il punto critico evidenziato ancora ieri da Di Maio e Trenta è che la direttiva «dettare compiti di controllo su difesa e sicurezza in mare anche nelle acque internazionali. Dove i militari non possono prendere ordini da Salvini ma solo dalla gerarchia delle Forze armate fino al ministro Trenta», riporta il Sole 24 ore stamattina. Alle polemiche poi sollevate dalla Trenta («porti chiusi? Qui qualcuno vaneggia..»), il titolare del Viminale replica oggi in una intervista a Radio Anch’io su Radio Rai 1: «Il Ministero dell’Interno è l’autorità massima nazionale di pubblica sicurezza e deve autorizzare lo sbarco nei porti. Se non lo assegna, il porto non c’è. Posso stare simpatico o antipatico, gli italiani mi pagano per difendere l’interesse nazionale e se per l’interesse nazionale e per difendere la sicurezza, ritengo che non ci sia nessun porto per far sbarcare barchini e barconi, non do il via libera». In particolare, dopo le parole della Trenta è ancora Salvini a commentare «non ho tempo per rispondere alle polemiche, ho tempo per lavorare. […] abbiamo ridotto del 92% degli arrivi via mare, dimezzato il numero di morti e dispersi. Ci sono centinaia di terroristi islamici nelle carceri libiche, rientrati in Tunisia, in Nord Africa e quindi il rischio di infiltrazioni terroristiche a bordo di barchini e barconi è una certezza».



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