SONDAGGI EUROPEE/ Quel flusso dell’1% tra Lega e M5s che dà la linea al governo

- Daniele Marchetti

Secondo i sondaggi in vista delle europee ci sono spostamenti di voti tra M5s e Lega, ma la maggioranza non perde consenso. Un blocco che chiede una rifondazione del paese

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Alcuni simboli elettorali dei partiti depositati in vista delle europee (LaPresse)

Diffidare dei sondaggi è sempre opportuno oltre che utile. Ciò vale per i politici ma anche, e forse ancor di più, per i commentatori. Ciò detto, però, le ultime rilevazioni demoscopiche relative alle prossime ed ormai imminenti elezioni europee riportano alla luce, in modo pressoché inequivocabile, un fatto assai interessante.

Innanzitutto i dati: nelle due ultime settimane la Lega, forse anche a causa dello scomodo e, per tanti aspetti, imbarazzante “caso Siri”, sembra perdere consenso al ritmo settimanale dell’1%. Consensi che, sempre secondo le più accreditate agenzie sondaggistiche, non andrebbero alle opposizioni, bensì all’altro partner di governo, il Movimento 5 Stelle che, contrariamente alla tendenza registrata negli ultimi 11 mesi (il tempo del Governo Conte), risalirebbe di uno speculare 2% riducendo molto il gap con la Lega oggi accreditata di un buon 31% dei voti contro il 26% attribuito ai grillini. Tutto in una sorta di flusso orizzontale del consenso. Ecco il fatto!

La maggioranza degli italiani, incavolata, delusa, amareggiata (e talvolta, disperata) ma mai doma, che il 4 marzo 2018 ha premiato l’irruenza, l’irriverenza e la spavalderia di Lega e 5 Stelle, non esce dal recinto della maggioranza, quasi a ribadire l’invito al cambiamento, alla necessità di liberare l’Italia dal giogo di uno stato di cose non più tollerabile.

Una maggioranza “di pancia” ma assolutamente coesa e, per così dire, avulsa dall’appartenenza politica. Una maggioranza “della necessità” che salda insieme fasce di popolazione con reali bisogni materiali a strati sociali che reclamano maggiori possibilità e, di conseguenza, più libertà.

Quella maggioranza “trasversale” che da sempre ha sostenuto, incitato e difeso – in Italia – il sogno del cambiamento. La stessa maggioranza “arcobaleno” che nel 1994 appoggiò la rivoluzione liberale del primo Berlusconi (si ricorderà la parata di personalità di sinistra che non tardarono ad arruolarsi nelle file di Forza Italia) e che nei primi anni 2000 gonfiò (anche da destra) le ali alla rottamazione di Renzi, nel 2018 si è aggrappata alla proposta populista di Grillo e Salvini. Una fiducia, fra l’altro, che non sembra essere a tempo, né in scadenza.

Ecco la cifra culturale che sembra emergere con chiarezza disarmante dalle ultime rilevazioni: la maggioranza degli italiani (in ciò non c’è divisione né di ceto, né di età o di formazione) reclama come il pane un “piano di rifondazione nazionale”.

Una sorta di “nuova via alla speranza” che punti non solo a rifondare la politica ma anche tutte le altre espressioni dello Stato e, più in generale, della società civile a partire dalla (bistrattata) scuola e dalla (superba) giustizia.

È con questa sfida immane ma anche ineludibile per una casa che rischia seriamente di andare a fuoco, che dovrà misurarsi ogni nuova, credibile e realistica proposta politica.

Il resto sono scaramucce senz’arte né futuro!

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