Fca, ok prestito 6,3 miliardi da Intesa Sanpaolo/ Si attende via libera da Sace e Mef

- Niccolò Magnani

Fca, via libera da Cda Banca Intesa Sanpaolo al prestito da 6,3 miliardi: poi ok dovrà arrivare da Sace e Governo. Ok da Unicredit per prestito a Aspi

Conte con felpa Fca
Premier Conte con felpa Fca allo stabilimento di Mirafiori (LaPresse)

Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, annuncia l’Ansa e il Sole 24 ore, ha approvato la delibera sul prestito in favore di Fca Italy per il valore di 6,3 miliardi di euro «considerato il ruolo fondamentale del finanziamento stesso per la filiera italiana dell’automotive». Ora la “palla” toccherà alla Sace che secondo il Decreto Imprese (tra l’altro passato con voto di fiducia alla Camera proprio oggi pomeriggio, ndr) dovrà dare l’assenso alla copertura garantita dell’80% dell’importo totale. Da ultimo, ottenuto parere favorevole di Sace, il prestito a Fca (come per qualsiasi altro prestito a grandi aziende in emergenza coronavirus) dovrà essere oggetto di un Decreto del Mef pubblicabile poi in Gazzetta Ufficiale previa approvazione della Corte dei Conte, sempre come previsto dal Dl Liquidità Imprese dell’8 aprile scorso. Come spiega ancora il Sole 24 ore, «l’operazione servirà al gruppo presieduto da John Elkann per portare avanti il piano da 5 miliardi di investimenti per gli stabilimenti italiani, per le spese relative al personale e i pagamenti dei fornitori». Nello stessa giornata un altro fulcro di polemica nei giorni scorsi per la richiesta di prestito, ovvero quella di Autostrade per l’Italia fatta a Unicredit, ha ricevuto ulteriore semaforo verde e si appresta allo stesso iter per Fca nei prossimi giorni: l’istituto di piazza Gae Aulenti ha approvato il finanziamento da 1,25 miliardi destinato a Aspi che dovrebbe ora essere garantito da Sace con il benestare del Tesoro.

CODACONS FA RICORSO AL TAR

Fca aspetta il via libera al prestito da 6,3 miliardi, garantito all’80 per cento da Sace nell’ambito del Decreto Liquidità. Il gruppo controllato dalla famiglia Agnelli, che in Italia conta 18 stabilimenti per 55mila lavoratori, è in attesa. Il consiglio di Intesa Sanpaolo sta esaminando la delibera sul finanziamento. In caso di approvazione servirà poi quello di Sace e Mef. Ma intanto il Codacons ha già notificato un ricorso al Tar del Lazio, impugnando la parte del decreto che non esclude le imprese che fanno parte di gruppi con la controllante con sede all’estero dalla possibilità di ottenere finanziamenti. L’operazione comunque non punta solo a preservare la liquidità di Fca, scesa di 5 miliardi, quindi a quota 18 a livello globale, ma anche a riattivare l’intera filiera dell’automotive, in grande sofferenza in Italia. Come riportaot dal Corriere della Sera, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ritiene non derogabile un intervento a sostegno, ma nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni di Co2. Bisogna quindi continuare con l’incentivazione verso la trazione elettrica, quindi vanno aggiornati i bonus.

Intanto nel Recovery Fund a cui sta lavorando la Commissione Ue potrebbe trovare spazio un aiuto da 100 miliardi per l’industria dell’auto, uno dei settori più colpiti dalla pandemia di coronavirus. In giochi ci sono infatti milioni di posti di lavoro in tutta Europa, che è il secondo produttore di automobili al mondo dopo la Cina. Per questo l’Unione europea sta pensando ad un pacchetto di misure ad hoc. Intanto i Paesi europei si stanno già muovendo. Emmanuel Macron, ad esempio, in Francia ha intenzione di sostenere la filiera dell’auto. Infatti, ha organizzato un incontro con Psa (promessa sposa di Fca), Renault e Toyota. Si parla di un aumento del bonus per le vetture elettriche da 6 a 8mila euro per i privati e un bonus di 2mila euro per l’acquisto di veicoli ibridi ricaricabili. Più in generale, il suo piano è di produrre entro 5 anni un milione di auto elettriche. (agg. di Silvana Palazzo)

FCA, OGGI CDA  INTESA PER PRESTITO DA 6,3 MILIARDI DI EURO

Oggi per Fca è il primo giorno di tre step necessari per ottenere il maxi prestito da 6,3 miliardi di euro richiesto dopo le regole pubblicate del Dl Liquidità Imprese nel pieno della crisi coronavirus: dopo le fortissime polemiche sollevate da quella richiesta, con l’Italia politica ed economica “spaccata” a metà sui prestiti richiesti dall’ex Fiat, si arriva oggi al Cda convocato da Banca Intesa Sanpaolo che avrà sul tavolo il dossier Fiat Chrysler Automobile per dare il via libera all’oneroso prestito richiesto dagli Elkann, garantito all’80% – come da regolamento del Governo – dalla Sace (controllata da Cassa Depositi e Prestiti). Fino a questa mattina fonti al Corriere della Sera della banca guidata da Carlo Messina confermano che il Cda con ogni probabilità darà semaforo verde al finanziamento visto che dietro al destino Fca in realtà si muove l’intera filiera dell’automotive in Italia (e anche in Ue) in crisi totale dopo l’emergenza Covid-19. Il 6% del Pil italiano è garantito ogni anno dal settore auto e giusto ieri i presidenti di Unione Industriale Torino e Anfia hanno inviato una lettera urgente al Premier Conte per richiedere «incentivi immediati» ed ecobonus esteso per far rilanciare il settore.

L’ITER DEI 6,3 MILIARDI DI PRESTITO A FCA

«Il prestito di 6,3 mld garantito dalla Sace a FCA Italia, non va visto come un favore ai proprietari, ma come un modo di salvaguardare il nostro sistema produttivo, anche perché l’azienda paga le tasse e versa gli stipendi in Italia. Forse si potrebbe studiare, per questi casi, una forma di garanzia finanziaria di livello europeo, coinvolgendo la BCE, ma la politica deve smetterla di interpretare queste operazioni finanziarie come elargizioni ‘pro bono’» fa sapere il presidente della CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti d’Azienda), Mario Mantovani, in una intervista a “Reputation Rewiew”. Mentre in tutta Europa le grandi aziende dell’auto stanno tutte richiedendo aiuti agli Stati per provare a superare la crisi e rilanciare la filiera, in Italia la polemica su Fca non abbandona neanche i palazzi della politica: secondo Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa, «Il denaro che il gruppo Fiat Chrysler Automobiles presta abitualmente alla sua rete di concessionari di automobili viene erogato attraverso finanziamenti della controllata Fca Bank con interessi che vanno dal 5% al 6%».

C’è da sperare, conclude Unimpresa nella dura nota, «che queste condizioni vengano riviste immediatamente, con importanti abbattimenti dei tassi, qualora Intesa Sanpaolo, che proprio domani (oggi, ndr) riunisce il consiglio di amministrazione per deliberare su questa operazione, decida di accordare il finanziamento da 6,5 miliardi di euro coperto da garanzia statale». La polemica era nata nei giorni scorsi dopo che Fca, con sede legale in Olanda, ha confermato la possibilità che a fine giugno si possa procedere al pagamento di un dividendo straordinario di 5,5 miliardi di euro, con diverse voci che a quel punto si erano espresse contrarie alla richiesta di garanzia statale del prestito a Banca Intesa. Dopo l’eventuale Ok del Cda di oggi, la palla passa alla Sace e al Mef che dovranno dare il loro via libera definitivo, ma l’esito è alquanto scontato: «è praticamente certo che Fca otterrà un tasso intorno al 2% da Intesa Sanpaolo, il governo rassicura sul fatto che i 6,3 miliardi di euro verranno investiti per sostenere la filiera produttiva e commerciale italiana», riportano le fonti dell’Ansa.

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