“Punire genitori se i figli si comportano male”/ Cina, la legge che ‘educa’ al regime

- Niccolò Magnani

La proposta di legge in Cina per punire i genitori qualora i figli si comportino male: il rischio di un’educazione che sfocia in regime

Scuola in Cina
Cina, scuola di disciplina infantile (LaPresse)

«Se i figli si comportano male, occorre punire i genitori perché sono responsabili della loro educazione»: lo sappiamo cosa stanno pensando la maggioranza delle persone che hanno adocchiato la nuova proposta di legge in Cina sulla promozione dell’educazione familiare. «Beh, un po’ estrema ma una proposta di buon senso»; o ancora, «perché non siamo capaci di fare leggi del genere? Ne avremmo bisogno tutti, mica solo la Cina…» ed eviterei di andare oltre perché si è capita l’antifona.

«Il Grande Fratello ti osserva»: a dirlo era George Orwell e aveva in mente proprio quell’ideologia sovietico-comunista immanente che oggi resiste sulla faccia della Terra, in pratica, solo nella Cina di Xi Jinping. Accade che quel “Grande Fratello” pechinese ha colpito ancora: dopo la “legge sulla sicurezza” che ha di fatto eliminato ogni tipo di libertà ad Hong Kong, dopo che per anni il controllo delle nascite ha impedito la vita a miliardi di innocenti bambini, ecco sbarcare l’ultima proposta di legge lanciata dal Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo e pronta ad approdare in Parlamento.

IL RISCHIO DELLA PROPOSTA DI LEGGE CINESE

Come degli inquinanti “Precog” 3.0 (le creature che avevano il potere di prevedere il futuro nel distopico “Minority Report”), la Cina già nei prossimi mesi potrebbe arrivare a punire i genitori dei bambini che si comportano male per evitare che possano un giorno diventare dei veri criminali. Secondo quanto riporta la “Reuters”, la bozza della nuova legge cinese stabilisce che «i responsabili verranno rimproverati e costretti a seguire un programma di orientamento sull’educazione familiare». Non solo, il provvedimento stabilisce che i genitori – proprio per evitare di crescere dei figli “cattivi” (e ovviamene è la “sacra” Repubblica Comunista Popolare a definire ciò che è buono e ciò che non lo è, ndr) dovrebbero organizzare adeguatamente il tempo dei minori per lo studio, il riposo, la ricreazione e l’esercizio fisico: a dirlo, senza mezzi termini, è Zang Tiewei, un portavoce della Commissione Affari Legislativi del Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo. «Ci sono molte ragioni per cui gli adolescenti si comportano male e la mancanza o l’inappropriata educazione familiare è la causa principale», ha spiegato il portavoce nel presentare la bozza della legge (che contiene anche la norma sulla riduzione delle ore passate su internet dei minori in tutta la Cina). Uno potrebbe anche dirsi concorde con l’azione dello Stato per limitare le “dipendenze” dei futuri adulti, ma consentiteci un ragionevole dubbio: siamo così certi che educare alla ridotta responsabilità personale, alla limitazione delle libertà individuali e alla “presunzione di colpevolezza”, sia determinato da un attenzione onesta ed educativa e non piuttosto a voler esercitare un controllo ancora più imponente di quel “Grande Fratello” statale di orwelliana memoria? Dallo Stato al regime, così il passo è sempre più breve…



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