QUANDO RIPRENDE LA PREMIER LEAGUE?/ Brighton contro campi neutri: “Stagione falsata”

- Michela Colombo

Quando riprende la Premier League? Calciatori preoccupati dai rischi di contagio preparano la rivolta: sorge l’idea di chiudere la stagione in Australia.

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Video Arsenal Tottenham (3-1) Premier League 6^ giornata (Foto LaPresse)

Dopo la notizia della possibilità che la Premier League riprenda ma solo in campi neutri, per facilitare le operazioni di sanificazione e di messa in sicurezza (senza tener conto dell’ipotesi di chiudere la stagione in Australia) ecco che sono già sorte parecchie polemiche. Il primo a scatenarle e ad opporsi all’ipotesi di chiudere il campionato in stadi neutrali è stato il Brighton, nella persona dell’ad Paul Barber, che ha affermato: “Comprendiamo ovviamente che nelle circostanze molto difficili in cui siamo, ci troviamo di fronte al fatto che ogni opzione deve essere presa in considerazione. Ma ciò dovrebbe accadere solo quando è sicuro farlo per tutti gli interessati e, se e quando raggiungiamo quel punto. Noi non siamo a favore di giocare le nostre partite rimanenti in campi neutrali”. L’amministratore del Brighton, pur ammettendo di essere conscio che si debba scendere a compromessi per poter tornare in campo a chiudere la stagione di Premier League, pure ha aggiunto che “in questo punto critico della stagione, giocare partite in campo neutro ha, a nostro avviso, il potenziale per avere un effetto materiale sull’integrità della competizione”. (agg Michela Colombo)

QUANDO RIPRENDE LA PREMIER LEAGUE? CALCIATORI IN RIVOLTA

Tema bollente in questi giorni è chiaramente la ripresa del calcio inglese e dunque della Premier League, dopo lo stop imposto per l’emergenza coronavirus. Come sappiamo già nei giorni scorsi il governo ha dato il proprio ok alla ripresa degli allenamenti e già la lega e i club si sono riuniti venerdi scorso per discutere del protocollo per un ritorno in campo in sicurezza delle attività: il tutto allo scopo ovviamente di tornare in campo per chiudere la stagione, al più tardi per gli inizi di giugno. Pure però in contemporanea sono emersi non poche perplessità e difficoltà legate alla ripartenza, con in primis gli stessi giocatori, che non sarebbero affatto d’accordo a tornare al più presto in campo. A riportarci la criticità questa mattina è la prima pagina dello Star, dove leggiamo che i calciatori sarebbero addirittura in rivolta contro club e federazione: la gran parte infatti non vorrebbe allenarsi e men che meno tornare a giocare fino a che ci saranno ancora rischi per l’emergenza coronavirus.

QUANDO RIPRENDE LA PREMIER LEAGUE? SORGE L’IPOTESI DI GIOCARE IN AUSTRALIA

Pur oltre queste problematiche, la voglia di tornare in campo per federazioni e club è grande e sono tante le pressioni perché la Premier League riprenda già il prossimo mese. E proprio animati da questo intento, ecco che in questi giorni sorgono idee sempre più fantasiose per poter venir incontro alle esigenze di tutti e chiudere regolarmente la stagione. L’ultima pazza ipotesi in tal senso ci arriva questa mattina dal The Sun, ed è quella di chiudere la stagione della Premier league in campo, ma a Perth in Australia. Come ha pure raccontato l’agente inglese Gary Williams (responsabile dell’operazione) al tabloid britannico, sono in corso colloqui con club e funzionari di lega e governo perché si possano disputare i 92 incontri rimanenti della stagione 2019-2020 della Premier League in Australia, dove al momento si registrano ancora pochissimi decessi dovuti al coronavirus, appena 93 sugli oltre 28000 del Regno Unito. In Australia infatti si potrebbero garantire a giocatori e staff migliori condizioni di sicurezza dal contagio, con buona pace degli stessi calciatori, che già stanno meditando rivolta, come abbiamo ricordato sopra. Nel lungo intervento Williams ha pure aggiunto che Perth con 4 sedi sportive ben attrezzate, sarebbe la città perfetta dove riprendere e terminare la stagione della Premier league: rimane però da vedere quale sarà il responso di club e federazione, che dovrebbero preparare il trasporto ad oltre 9000km di distanza dell’intero campionato inglese in pratica.



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