Raggi inguaiata dal marito Andrea Severini/ Sui social nomi consiglieri M5s ‘ribelli’

- Niccolò Magnani

Virginia Raggi inguaiata dal marito Andrea Severini che pubblica su Facebook la lista dei consiglieri M5s che hanno votato contro la discarica di Monte Carnevale

Andrea Severini e Virginia Raggi
Virginia Raggi col marito Andrea Severini (LaPresse)

Non bastava il M5s nazionale “fratturato” dalle dimissioni di Di Maio, non bastava il caos in Comune a Roma per la delibera sulla discarica rifiuti a Monte Carnevale bocciata dalla sua stessa maggioranza M5s, ora ci pensa anche il marito a “inguaiare” il sindaco Virginia Raggi: mentre due giorni fa si riaccendeva per l’ennesima volta in pochi mesi il “caso rifiuti” – con la delibera faticosamente raggiunta da Raggi e Zingaretti bocciata tramite due mozioni di Fratelli d’Italia e Pd votate anche da 12 consiglieri del M5s – fa discutere e non poco internamente al Movimento 5 Stelle quanto scritto su Facebook nella stessa sera dell’infuocato Consiglio Comunale in Campidoglio da Andrea Severini, marito dell’avvocatessa primo cittadino della Capitale. «Approvate le mozioni FDI e PD grazie ai voti dei nostri portavoce. Mozioni di FdI e Pd che impegnano formalmente la sindaca a ritirare il provvedimento e individuare altrove il nuovo sito per lo smaltimento dei rifiuti», scrive Severini sul suo account social pubblicando appena sotto tutti i nomi dei consiglieri grillini che hanno partecipato, si sono astenuti, erano assenti e soprattutto quelli che hanno votato «assieme alla destra» o al Pd a seconda delle due mozioni presentate contro la decisione di Raggi e Zingaretti di aprire un nuovo sito di smaltimento rifiuti a Monte Carnevale (era lo scorso 31 dicembre 2019, ndr).

RAGGI, IL MARITO E LA DISCARICA

Al termine del lungo post-lista, Severini nell’intento di difendere la moglie sindaca (è lui stesso un’attivista del Movimento 5 Stelle) scrive «non commento, solo per riportare i nomi». Ma ormai la bufera era stata scatenata e la tregua siglata poco dopo tra la maggioranza e la stessa sindaca ora è a rischio: tra consiglieri comunali, municipali e regionali, il Movimento 5 Stelle è esploso in una contestazione feroce sulla modalità di “elencare i traditori” del marito di Virginia Raggi. Ieri Andrea Severini si è difeso dicendo «ho solo riportato i risultati», ma il danno era ormai fatto. È scontro, ad esempio, nella Commissione Bilancio del Campidoglio (una delle più delicate e al centro già di polemiche contro la giunta Raggi): il Presidente Marco Terranova, in risposta al post di Severini, ha spiegato «Non si vota contro una decisione presa dalla Sindaca» e si dice pronto a chiedere «le dimissioni dei componenti della commissione Ambiente (presidente e vice compresi) che in questi mesi di discussione non hanno partecipato agli incontri». Nettamente contraria è invece la sua diretta n.2, Simona Ficcardi: «Questo commento è proprio scorretto. Sei testimone di tutte le mie richieste di condivisione delle scelte sulla gestione dei rifiuti», scrive sotto il post del marito di Virginia. Già la polemica era tesa, ma Severini rincara la dose «Dovresti non commentare anche tu, fidati». Immediata controreplica della stessa Ficcardi, «Io sono sempre stata coerente tuona ancora la Ficcardi tu non conosci i trattamenti che ci vengono riservati dietro le quinte, sei troppo di parte». La giunta è spaccata e guardando al Movimento nazionale non si può certo dire che la situazione sia poi tanto diversa: a rendere però ulteriormente più pesante il clima ci è voluto anche lo scontro tra Severini e il presidente della commissione Rifiuti alla Pisana, Marco Cacciatore, che sui social attacca «Violazione del programma che parlava di tutela di Malagrotta; violazione dei principi democratici del M5S. Ecco i nomi: Virginia Raggi, Giuliano Pacetti, Pietro Calabrese, Roberto Di Palma. Qui come in alcuni casi del nazionale si è rovinato il MoVimento. Vergogna!». Il tema dei rifiuti è assai sensibile e il rischio è che la maggioranza in giunta possa “rompersi” proprio sull’emergenza sempre più forte che esploderà se tale delibera (o una in sostituzione) non aprirà al più presto una nuova discarica per la spazzatura della Capitale.



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