REFERENDUM DONBASS/ Il giurista: le frontiere sono intangibili, rimarrà territorio ucraino

- int. Enzo Cannizzaro

Mosca annuncia un referendum per dichiarare l'annessione del Donbass alla Russia. Si tratterebbe di una mossa del tutto illegale

russia guerra putin 1 lapresse1280 640x300 Vladimir Putin tra il ministro della Difesa Sergej Shoigu e il generale Valery Gerasimov (LaPresse)

Davanti all’avanzata ucraina nel Donbass, una Russia in evidente difficoltà militare gioca la sua ultima carta a disposizione: proclamare l’annessione della regione in modo tale che ulteriori attacchi di Kiev nei territori occupati diventino attacchi alla Russia stessa. Cosa che, come hanno ammonito Putin e i suoi fedelissimi, significherebbe aggressione e quindi possibilità di reagire anche con armi nucleari.

La mossa del Cremlino non tiene conto, o fa finta di non tenere conto, di come funzioni il diritto internazionale in casi come questi, come ci ha spiegato Enzo Cannizzaro, ordinario di diritto internazionale nell’Università di Roma La Sapienza: “Nessuna annessione che non sia stata concordata dai due Paesi interessati o dal Consiglio di sicurezza internazionale, cioè l’Onu, ha alcun valore. Il territorio in questione, il Donbass, sarebbe ancora territorio ucraino per cui eventuali ulteriori attacchi militari di Kiev non sarebbero attacchi alla Russia”.

La Russia cambia improvvisamente le carte in tavola: dopo aver parlato da mesi di referendum che dichiarassero l’indipendenza delle repubbliche di Lugansk e Donetsk, già riconosciute come stati indipendenti da Mosca il giorno prima dell’attacco del 24 febbraio scorso, adesso dichiara un referendum per l’annessione delle regioni di Donetsk, Lugansk e Kherson e di parte dell’Oblast di Zaporizhzhia. Questo permetterebbe fra le altre cose a Putin di giustificare una mobilitazione generale. Che differenza c’è fra i due referendum dal punto di vista del diritto internazionale?

Non vi è alcuna differenza. Un referendum organizzato da una Potenza occupante non ha alcun effetto nel diritto internazionale. Il risultato non cambia a seconda che il referendum sia organizzato per proclamare l’indipendenza di un territorio precedentemente appartenente ad altro Stato o l’annessione allo Stato occupante. Solo la comunità internazionale, vale a dire le Nazioni Unite, hanno il potere di convocare un referendum al fine di determinare lo status di un territorio non auto-determinato. Questa decisione di Mosca ha solo un effetto propagandistico.

Sarebbe come se la popolazione dell’Alto Adige facesse di sua iniziativa, ovvero su iniziativa dell’Austria, un referendum per passare all’Austria?

Esatto. Il diritto internazionale contemporaneo si fonda sul principio dell’intangibilità delle frontiere di fronte a qualsiasi annessione o cambiamento di status che non sia concordato fra i due Stati interessati o che non sia stato approvato dalle Nazioni Unite.

Noi non sapremo mai quante sono esattamente le famiglie di origine russa nel Donbass così come quante sono quelle austriache nell’Alto Adige, ma ammettendo che siano la maggioranza, neanche questo giustifica un referendum per chiedere di essere annessi a quella che loro considerano madrepatria?

Assolutamente no, proprio per il principio dell’intangibilità delle frontiere. Ne abbiamo già parlato citando il caso della Crimea: che la Crimea abbia una popolazione maggioritaria di etnia russa e che questa voti per l’annessione a Mosca come è successo, non cambia il carattere illecito dell’annessione.

Anche nel caso di frontiere che per motivi politici sono state fatte senza tener conto della maggioranza di origine della popolazione?

Non penso proprio che le frontiere del Donbass siano state create per far torto alla popolazione locale.

Una volta annessi i territori alla Russia, l’Ucraina dovrà fermare i suoi attacchi?

Secondo il diritto internazionale quello è ancora territorio ucraino e, certamente, un referendum organizzato unilateralmente dalla Russia non cambia questa qualificazione giuridica. Ricordo che nel 1990, quando l’Iraq ha annesso il Kuwait proclamando il suo territorio come la diciassettesima provincia irachena, la risoluzione 678 del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha autorizzato gli Stati che cooperavano con il governo del Kuwait a usare la forza per liberare il territorio kuwaitiano e ripristinare il governo nella pienezza dei suoi poteri.

Qui però non c’è di mezzo l’Iraq, ma la Russia e questo fa paura.

La Russia non ha bisogno di questa farsesca annessione se vuole scatenare la guerra nucleare.

(Paolo Vites)

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