Riccardo Muti “basta cuochi in tv!”/ “Così si narcotizza la gente: serve cultura”

- Niccolò Magnani

Riccardo Muti, il direttore d’orchestra si scaglia contro i programmi di cucina in tv: “basta cuochi, così si narcotizza la gente. Serve cultura”

Riccardo Muti
Riccardo Muti (LaPresse)

Fa un po’ strano sentire uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo “discettare” di tv, cucina e cuochi eppure è quanto avvenuto con grande Riccardo Muti nell’ultima intervista del Messaggero durante la sua ottava tournée in Europa con la Chicago Symphony Orchestra: l’occasione è la discussione emersa sullo status attuale della cultura in Italia e nel mondo, con il direttore che già più volte in passato ha lamentato la scarsa presenza nel Belpaese di un “trend” in crescita per quanto riguarda la conoscenza, lo studio, l’arte e più generale appunto la cultura. Nel suo prossimo concerto a Napoli, spiega Muti, verrà anche il Ministro Franceschini: «Ammiro l’attenzione che rivolge alla cultura intesa non come parola vuota ma come elemento formativo. Quindi sono felice che venga. So che la pensa come me, il problema è che dovrebbe essere circondato da persone che la pensino allo stesso modo». Ed è qui che Riccardo Muti riserva la sua personalissima “fatwa” su determinati programmi della tv nostrana: reality? Talent? Questa volta no, l’attacco è alla cucina: «Quando vedo certi programmi della tv italiana passo a tv straniere per trovare cose di sostanza, e poi non se ne può più di cuochi e cucina».

RICCARDO MUTI ATTACCA I CUOCHI IN TV (E NON SOLO)

Secondo Riccado Muti, sempre nella lunga intervista rilasciata a Flaminia Bussotto sul Messaggero, il pubblico oggi «applaude a comando: questa non è cultura, è narcotizzare la gente che avrebbe invece bisogno di una sferzata di cultura, che è la colonna vertebrale della nostra storia per non perdere l’identità di chi siamo». Gli ultimi dati Ocse che danno i giovani italiani sotto la media mondiale non è che una semplice “riconferma” per il direttore italiano più noto: «Ho fondato la Cherubini nel 2004 e trovo le ultime generazioni più preparate non solo musicalmente, ma lo sono di motu proprio, devono combattere contro l’obnubilamento generale. I giovani sono la nostra speranza ma li dobbiamo aiutare a essere internazionali. Loro lo vogliono ma l’apparato statale rema contro. Basta pensare al livello culturale di certi politici Al Senato ho ricordato che le orchestre sono insufficienti, e le centinaia di giovani che escono dai conservatori spesso non trovano lavoro perché mancano orchestre e teatri». Il problema non è la presenza straniera in Italia, o quanto meno non dovrebbe esserlo: facendo riferimento ai casi dei sovrintendenti di Napoli, Firenze e Milano, Riccardo Muti puntualizza «Non discuto la presenza di stranieri, Cimarosa e Paisiello erano famosi a Vienna, io stesso sono a Chicago. Dico con tutto il rispetto per loro, che sarebbe anche opportuno rivolgere lo sguardo anche ai nostri perché c’è una storia dei nostri teatri che appartiene alla storia d’Italia».



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