Riforma giustizia/ Farina: “Mattarella come può accettare la proposta di Bonafede?”

- Mauro Mantegazza

Riforma giustizia, Renato Farina lancia un appello a Mattarella: “Come può accettare la proposta di Bonafede?” davanti alle vicende emerse in questi giorni.

Legnini e Mattarella
Plenum Csm, Giovanni Legnini e Sergio Mattarella (LaPresse)

Renato Farina dalle pagine di Libero quotidiano esorta Sergio Mattarella a intervenire sul delicato tema della giustizia rivolgendo direttamente una domanda al presidente della Repubblica: “Come fa ad accetare la riforma di Bonafede?“. Farina cita Luigi Patronaggio, il pm di Agrigento che nel 2018 avrebbe indagato per sequestro di persona Matteo Salvini, facendo rischiare il processo all’allora ministro dell’Interno.

Secondo il giornalista sarebbe però “una panzana clamorosa”: l’azione non fu di Patronaggio, ma una trappola “ordita per serrare la tagliola alle caviglie del nemico politico” Salvini, con i capi della magistratura e dei suoi organi di autogoverno che “usarono la periferica procura di Agrigento come fiocina per infilzare il loro Moby Matteo Dick“.

Il vice di Mattarella al Csm, Giovanni Legnini del Partito democratico, spinse Luca Palamara, membro del Csm e già presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm, sindacato unico della categoria), a sostenere in privato e in pubblico Patronaggio a fare questa mossa, sulla quale il pubblico ministero siciliano “era ancora incerto”. Legnini smuove Palamara che il 24 agosto 2018 scrive a Patronaggio: “Carissimo Luigi, ti chiamerà anche Legnini, siamo tutti con te“. Il giorno dopo il pm spedisce a Salvini l’avviso di garanzia. Una vicenda che per Farina è impossibile liquidare come “chiacchiere di convenienza”.

FARINA: “MATTARELLA CONTRASTI FINTA RIFORMA GIUSTIZIA”

Dal cellulare del pm Palamara si svela “la putrefazione di un mondo finora dotato di un complesso di marmorea superiorità morale“, ora sbriciolata. Restebbe però la superiorità pratica di chi ha “il potere immenso di togliere la libertà alle persone” ma lo fa non secondo leggi e senso di giustizia. Farina è chiarissimo: “Chi ci crede più?”. Caduto il velo, non si può più “mettere in mano a questa casta di immacolati da prima comunione (addio) la fiaccola della libertà e dell’equità”.

Di conseguenza, si esorta Sergio Mattarella ad agire, in quanto a capo del Csm non può tacere. Non può sciogliere il Consiglio, ma può certamente “parlare e persino agire”, affonda il colpo Farina contro quello che ritiene l’immobilismo del Colle. Il “cancro” della giustizia va affrontato con una cura drastica, degna di un tumore.

Mattarella può allora “indicare il senso che deve avere la giustizia” e scongiurare le pretese di una magistratura vorrebbe auto-riformarsi “come un omicida che pretenda di farsi da solo il processo”. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede infatti agisce “in linea con i suoi veri protettori, e cioè i magistrati“, avendo consegnato ogni potere alle toghe. Mattarella deve dunque scongiurare questo rischio, non accettare la “riforma” che vorrebbe il ministro Bonafede e farsi promotore di una vera riforma della giustizia, di cui Farina indica quelli che a suo giudizio sarebbero i punti fondamentali.

FARINA: “SERVE VERA RIFORMA GIUSTIZIA”

Per una vera riforma della giustizia in Italia il primo doveroso passo dovrebbe allora essere la separazione delle carriere, seguita dalla responsabilità civile delle proprie azioni – “come per qualunque categoria professionale”, ricorda Farina. Altri punti essenziali di una vera riforma della giustizia sarebbero poi i seguenti: la fine dell’obbligatorietà (finta) dell’azione penale, che coincide con la discrezionalità politica assoluta; meno custodia cautelare a discrezione; criteri che regolino le intercettazioni perché siano meno invasive della vita di tutti.

Solamente una riforma della giustizia di questo genere, insieme a criteri per le carriere meno lasciati al clientelismo, costringerebbe secondo l’articolo “ad un altro corso della giustizia e dunque della nostra vita”. Mattarella dunque si trova davanti a un bivio radicale tra la possibilità di una vera riforma della giustizia che ridia credibilità al terzo potere dello Stato davanti all’intero popolo e una misera “presina di tabacco da naso per curare il cancro”, come Renato Farina descrive i provvedimenti che vorrebbe adottare il governo Conte.

Il presidente della Repubblica dunque, al di là della moral suasion personale che Farina si dice certo che stia esercitando, ha un’arma: un messaggio al parlamento sulla giustizia. “Ha una autorevolezza tale in Italia che non potrebbero metterlo in freezer”, chiude il proprio appello il giornalista di Libero.

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