RIFORMA PA/ Il moloch che si può abbattere dopo l’emergenza Covid

- Francesco Inguanti

Il buon funzionamento della Pubblica amministrazione si configura come obiettivo irrinunciabile per fronteggiare urgenze decisive per il futuro di cittadini e imprese

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Lapresse

In un Meeting così largamente dedicato alle conseguenze che la pandemia ha provocato nel nostro Paese, e non solo in esso, non poteva mancare un adeguato approfondimento su quanto sta accadendo e dovrà ancora accadere nella Pubblica amministrazione, settore tradizionalmente ostico all’innovazione e in genere al cambiamento. Nei mesi scorsi molti dipendenti pubblici hanno imparato a confrontarsi con modalità e tempi di lavoro assolutamente diversi da quelli coi quali hanno tradizionalmente inteso e realizzato la propria attività professionale: cambiamento per stato di necessità, con cui dovranno probabilmente continuare a fare i conti.

In mezzo a difficoltà e contraddizioni innegabili sono emersi anche significativi elementi di novità in grado di suggerire ragioni e possibili strumenti di un processo d’innovazione divenuto ormai ineludibile. Di ciò sono tutti convinti: sicuramente il Governo che ne ha riconosciuto la centralità nella propria agenda, come dimostra l’adozione del decreto legge sulla semplificazione in fase di conversione, previsto nell’ambito del più ampio programma di riforme annunciato in vista dell’utilizzo del Recovery fund stanziato dall’Unione europea; e poi anche i singoli dipendenti che comprendono in qualche modo che “indietro non si torna”, anche se non è per nulla scontato come si potrà riprendere il percorso al ritorno dalle ferie.

È questo lo scenario in cui, tra inevitabili differenze settoriali e territoriali, accompagnate da sfide professionali inedite, il buon funzionamento della Pubblica amministrazione si configura come obiettivo irrinunciabile per fronteggiare urgenze decisive per il futuro di cittadini e imprese, da realizzare attraverso l’innovazione dei suoi processi organizzativi e tecnologici e la rivisitazione di un labirintico e contraddittorio apparato normativo.

Su quali leve fondare questo percorso di vera e propria “transizione culturale” di cui in qualche modo si intravede l’avvio all’insegna dell’emergenza? È questo lo scenario in cui si muoverà il Meeting oggi sabato 22 agosto alle ore 15:00 ponendo in dialogo il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano, con un parterre di ospiti di assoluto rilievo.

A moderare l’incontro sarà Salvatore Taormina, Coordinatore del Dipartimento della Pubblica amministrazione della Fondazione per la Sussidiarietà e dirigente regionale di lungo corso. A lui abbiamo chiesto di anticipare i temi che saranno affrontati chiedendogli innanzitutto di descrivere come è mutato in questi mesi il modo di lavorare dei pubblici dipendenti.

“La Pubblica Amministrazione è un mondo assai articolato e complesso nel quale in questi mesi è riemersa più intensa che mai, sia per quanti sono stati chiamati a un superlavoro da svolgere in presenza (pensiamo solo a sanità e forze dell’ordine) che per quanti hanno operato in smart working, una domanda sull’utilità e sul senso del proprio lavoro e del proprio servizio in favore di una collettività fatta di singoli cittadini, corpi intermedi e imprese. Prendere sul serio questa domanda, scaturita da una circostanza così dura e inaspettata come quella del Covid, valorizzandone tutte le implicazioni ideali, etiche e organizzative costituisce a mio avviso il primo e originario fattore di cambiamento per comprendere in che termini l’Amministrazione va posta in condizione di raggiungere obiettivi e fornire adeguate risposte d’interesse pubblico”.

Rimettere a tema questa domanda di senso ha fatto, in verità, la differenza tra chi ha vissuto e sta vivendo lo smart working come occasione per superare l’idea di un lavoro pubblico misurato non dagli obiettivi da raggiungere ma dalla quantità di tempo trascorsa in ufficio e chi magari ha pensato di poter nascondere più facilmente inerzia e inefficienza che invece sono, paradossalmente, venute maggiormente a galla. Taormina lo spiega così: “Il tema dello smart working sta suscitando un infuocato dibattito e contrapposte prese di posizione, sia in ambito scientifico che politico e sociale. Sicuramente in ognuno degli orientamenti espressi trovano eco le specificità e le evidenze proprie di una realtà complessa e assai che, tuttavia, credo meriti di essere attraversata e compresa criticamente nei suoi diversi aspetti più che ridotta a slogan. Ciò che non si può negare è, comunque, che in diversi esempi piccoli e grandi affiorati in questo periodo un accresciuto pragmatismo nello svolgimento dei propri compiti in vista dei risultati da raggiungere ha finito per contendere la scena al più classico esercizio di doveri “formali”. Questi esempi hanno in sé stessi la forza di un piccolo ma decisivo cambiamento, possibile e in qualche modo già in atto, da cui trarre elementi e indirizzi anche in funzione delle irrinunciabili evoluzioni organizzative e normative che attendono la Pubblica amministrazione”.

C’è il rischio che tutto ciò sia ridotto all’eccezionalità del momento, mentre deve divenire esperienza consolidata e in grado di mettere radici e produrre novità. Taormina così precisa: “Non possiamo immaginare mutamenti meccanici prodotti dal virus. Ma il risveglio di una coscienza personale e collettiva che questa circostanza ha provocato chiede di essere valorizzato ora per garantire il dopo, in funzione dell’avvio di processi e percorsi di reale e virtuosa evoluzione, anche se di lunga durata, più che della preoccupazione di occupare spazi di potere. Proprio martedì scorso al Meeting nel suo intervento di apertura il Prof. Draghi ci ha autorevolmente ricordato come «per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza»”

Il moloch contro cui si infrangono i diversi tentativi è l’eccessiva burocratizzazione di ogni processo, negli uffici di un Ministero e di una Regione così come di un Comune. “È acquisizione unanimemente condivisa – riprende Taormina – che la tempestiva e concreta attuazione delle misure finalizzate alla ripartenza economica e sociale del nostro Paese trovi corpo nella ritrovata semplicità, più che in una mera semplificazione, dell’apparato normativo e procedimentale, con una responsabilità dell’Unione europea che deve metterci parecchio del suo. In quest’ambito ci siamo spesso ritrovati a fare i conti col riflesso condizionato dell’iper-legislazione. Si tratta di un fenomeno che ha finito, spesso, per complicare in maniera inimmaginabile il funzionamento della Pubblica amministrazione, appesantendo lo stesso processo di innovazione funzionale e tecnologica dei modelli amministrativi. Rendere più semplice il funzionamento della Pubblica amministrazione contribuisce, inoltre, a riformulare in termini più certi e univoci il sistema delle responsabilità, contribuendo a garantire un elevato livello di contrasto contro ogni forma di infiltrazione criminale o di corruzione, specie considerando gli ingenti flussi finanziari che dovranno essere gestiti nei prossimi anni”.

Vi è, infine, un altro tema di non poco conto: l’età media del personale dell’Amministrazione pubblica che in Italia è di quasi 51 anni. “L’assenza di mix generazionale negli uffici pubblici – conclude Taormina – può considerarsi un’emergenza nell’emergenza e su questo punto il confronto con gli altri Paesi europei appare impietoso. Riequilibrare sul piano generazionale e delle competenze l’assetto della classe burocratica italiana costituisce, pertanto, un vero e proprio must per i decisori politici, a patto che si manifesti una reale disponibilità all’avvio di interventi di più strutturale e durevole portata anche se di minore impatto mediatico e non immediato riscontro in termini di consenso”.

Nel Webinar promosso nell’ambito del Meeting di Rimini Special Edition 2020 dal Dipartimento PA della Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione scientifica con la Rivista italiana di Public Management Studi e Proposte per Innovare la Pubblica Amministrazione editata da Studiare Sviluppo, società del Ministero dell’Economia e dal Gruppo Maggioli, si confronteranno su questi temi col ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, tecnici, accademici e appartenenti al mondo dell’informazione di grande spessore quali: Ernesto Belisario, Avvocato, Esperto in Diritto delle Tecnologie e Innovazione nella Pubblica amministrazione; Luigi Fiorentino, Capo di Gabinetto ministero dell’Istruzione, coeditor Rivista Italiana di Public Management; Alberto Gambescia, Amministratore unico di Studiare Sviluppo (Med), editore Rivista Italiana di Public Management; Bernardo Giorgio Mattarella, Professore di Diritto Amministrativo presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma; Elisa Pintus, Professoressa di Economia Aziendale, coeditor Rivista Italiana di Public Management; Gianni Riotta, Giornalista de La Stampa; Paola Severino, Vice Presidente Luiss; Maria Chiara Carrozza, già ministra della Repubblica; Vittorio Pelligra, Professore di Politica economica presso l’Università degli Studi di Cagliari.



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