RIFORMA PENSIONI 2022/ Il bonus da 200 euro anche per i pensionati all’estero

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, il bonus da 200 euro dovrebbe essere erogato anche ai pensionati all'estero, come spiegano Schirò e Porta

reddito di emergenza Lapresse

LE PAROLE DI SCHIRÒ E PORTA

Come noto, con il decreto aiuti è stato varato un bonus una tantum da 200 euro per redditi e pensioni fino a 35.000 euro annui.

Come riporta italiachiamaitalia.it, Angela Schirò e Fabio Porta, parlamentari del Pd eletti all’estero, evidenziano che “il legislatore non ha escluso con esplicita citazione normativa i residenti all’estero dal beneficio”, dunque “anche i pensionati italiani residenti all’estero e titolari di pensione erogate da un Ente italiano” dovrebbero aver diritto al bonus. “Sarà in ogni caso nostro impegno prioritario sollecitare il Governo e le opportune autorità competenti (come l’Inps nel caso dei pensionati) ad applicare la legge nel rispetto del suo dettato e senza discriminazioni alcune nei confronti dei nostri connazionali residenti all’estero e potenzialmente aventi diritto al bonus”, aggiungono Schirò e Porta, ricordando che “la norma non è ancora in vigore perché in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che dovrebbe avvenire in questi giorni”.

RIFORMA PENSIONI “IN DUE TEMPI”: COSA SIGNIFICA?

Evitare il ritorno della Legge Fornero dal 2023 con una riforma pensioni a “due velocità”: è la cara vecchia proposta del presidente Inps Pasquale Tridico, tornata però “di moda” dopo che fonti di Governo rivelano si stia comunque analizzando nel dettaglio la fattibilità della riforma “a due tempi”.

Si tratta nello specifico di un pensionamento anticipato con possibilità di uscite dal lavoro prima dei 67 anni canonici: il meccanismo studiato dall’Inps prevedrebbe una parte di pensione (quella contributiva, ndr) erogata prima dei 67 anni. La seconda e ultima parte invece, quella retributiva, verrebbe integrata qualora saranno raggiunti i requisiti stabiliti per la pensione di vecchiaia, ovvero i criteri della Legge Fornero (dopo i 67 anni). Secondo quanto tipo di riforma studiata da Tridico, l’assegno pieno pensionistico arriverebbe solo con l’inserimento della seconda quota, quella retributiva. I limiti sull’accesso sarebbero fissati su 63-64 anni, con libertà di scelta se imbracciare la “pensione a due tempi” o proseguire di lavorare fino ai 67 anni. L’ipotesi che circola nel Governo è che con questo tipo di riforma vi sia un ulteriore requisito: «essere in possesso di almeno 20 anni di contributi versati allo Stato e aver maturato una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale», riporta il focus di SkyTG24. (agg. di Niccolò Magnani)

IL CHIARIMENTO DELLA FONDAZIONE STUDI CONSULENTI DEL LAVORO

Rispondendo al quesito posto da un lettore del sito di Repubblica all’esperto pensioni, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia che i rinnovi contrattuali del settore pubblico che determinano un aumento delle busta paga e di arretrati (cosa di cui effettivamente si sta parlando in queste ore sui quotidiani), incidono anche sugli assegni di quanti hanno nel frattempo deciso di andare in quiescenza, usufruendo magari di misure di riforma pensioni com Quota 100.

La Fondazione spiega infatti che “eventuali arretrati retributivi, determinati da CCNL anche apparsi successivamente al collocamento a riposo e alla percezione alla pensione, andranno, salvo diversa previsione contrattuale, riconosciuti con pro quota per i periodi di servizio (non per l’intero periodo se più esteso) con riconoscimento della contribuzione sociale e l’eventuale adeguamento pensionistico conseguente”. Per qualche pensionato ci sarebbe quindi una sorpresa positiva in arrivo.

IL PASSAGGIO INPGI ALL’INPS

Avvenire ricorda che dal 1° luglio sarà ufficiale il passaggio dell’Inpgi 1 all’Inps, ma intanto “l’Istituto di previdenza ha già provveduto all’adeguamento delle sue procedure per accogliere i nuovi pensionamenti e per un raccordo con la normativa sull’attività giornalistica”.

Di fatto, i giornalisti possono “inviare (anche tramite i Patronati) la domanda telematica di pensione che avrà decorrenza dal 1° luglio se già maturata con i requisiti Inpgi entro il 30 giugno 2022. Una prossima circolare dell’Istituto fornirà invece i chiarimenti sulla liquidazione col criterio ‘pro quota’ dei nuovi assegni e sull’applicazione della ‘legge Vigorelli’ (cumulo Inpgi con assicurazione generale e gestioni autonome Inps), del cumulo gratuito e universale (legge 228/2012), della contribuzione Inpgi nei prepensionamenti, ma soprattutto sulle attuali agevolazioni con Quota 100 e Quota 102 (che dovrebbero assorbire la precedente pensione Inpgi con 57 anni di età e 35 di contributi a tutto il 2016), Opzione donna (penalizzante per il calcolo tutto contributivo anche per gli anni Inpgi fino al 2016), Ape sociale, lavoratori precoci, lavori usuranti”.

RIFORMA PENSIONI, GLI EFFETTI SUL NUMERO DI INSEGNANTI

Come riporta Repubblica, “con decine di migliaia di insegnanti in pensione e più di un milione di alunni in meno, per effetto del calo demografico, nei prossimi dieci anni la scuola italiana si prepara a profondi cambiamenti” e “secondo quanto riportato nella relazione tecnica della legge di conversione del decreto-legge dello scorso 30 aprile, quello che lancia nuove regole per diventare insegnanti e per essere assunti in ruolo, nel prossimo decennio saranno 284mila i docenti della scuola che lasceranno la cattedra: più del 40% delle maestre e dei professori in servizio nell’anno scolastico che volge al termine”.

Ma “se dovesse intervenire la riforma delle pensioni auspicata dagli insegnanti questa percentuale potrebbe superare il 50% e il rinnovo della categoria sarebbe consistente”.

RIFORMA PENSIONI, LA SCARSA PARTECIPAZIONE AGLI SCIOPERI

Secondo il quotidiano romano, i sindacati “si apprestano a indire lo sciopero generale della categoria”, ma a questo proposito va segnato quanto riportato da tecnicadellascuola.it riguardo la scarsa partecipazione dei lavoratori della scuola agli scioperi. “Forse in nessun altro comparto si registra tanta disaffezione alla protesta, nonostante le piattaforme dei sindacati siano più che motivate e robuste, e più che degne di essere portate all’attenzione del ministero dell’istruzione. Come questa ultima che non si distacca molto dalle precedenti: aumento dei salari, riforma delle pensioni, contratti di lavoro stabile, rinnovo del contratto di lavoro e contro le classi pollaio, i concorsi incoerenti e mal posti, la riduzione della carta del docente, aggiornamento obbligatorio per avere scatti stipendiali, ecc.”, scrive Pasquale Almirante.

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