RIFORMA PENSIONI 2022/ Bonomi: non possiamo permetterci prepensionamenti

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2022, le parole di Pierpaolo Bombardieri, Segretario generale della Uil, e Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria

bonomi Carlo Bonomi, presidente di Confindustria (LaPresse)

LE PAROLE DI BOMBARDIERI E BONOMI

Pierpaolo Bombardieri, interpellato da Tgcom 24, ha ricordato che per la Uil ci sono tre grandi temi da affrontare: “lavoro povero, insicuro, precario; riforma fiscale; riforma delle pensioni”, con una flessibilità a partire dai 62 anni e un’attenzione ai lavori particolarmente usuranti. “Abbiamo sempre chiesto il dialogo sociale e il confronto come metodo per approcciare i problemi. Speriamo avvenga presto” con il nuovo governo, ha aggiunto il Segretario generale della Uil. “Non possiamo permetterci immaginifiche flat tax sull’Irpef che dimentichino Irap e Ires, non possiamo permetterci nuove misure di prepensionamento che continuino a gravare sul bilancio dell’Inps rispetto ai contributi raccolti. Non vogliamo negare ai partiti il loro legittimo desiderio di perseguire quanto promesso agli elettori, ma oggi energia e finanza pubblica sono fronti di emergenza che non tollerano follie”, sono invece le parole del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi all’assemblea degli industriali di Varese riportate da today.it.

LE RICHIESTE SULLE PENSIONI AL NUOVO GOVERNO

«Siamo pronti a mobilitarci»: l’annuncio-minaccia arriva dal leader della Cgil Maurizio Landini guardando ai temi della riforma pensioni, del lavoro, dei salari e in generale sulla crisi economica che rischia di stringere in una morsa tremenda il nostro Paese nei prossimi mesi. Fronte previdenza grandi notizie “nuove” non ve ne sono nel senso che tanto la Cgil quanto Cisl e Uil hanno da tempo chiarito le priorità da fissare per il nuovo Governo che seguirà quello di Mario Draghi.

Landini insiste sulla necessità di un qualcosa che si avvicini molto al concerto di Quota 41, trovando sponda anche in Sbarra e Bombardieri: la Cisl in più ha rinnovato ancora oggi con il proprio leader nazionale la necessito di combattere il possibile “scalone” che la riforma pensioni di Elsa Fornero potrebbe spuntare dal gennaio 2023. «Entro dicembre bisogna cancellare lo scalone della Fornero e dare al sistema previdenziale maggiore flessibilità, sostenibilità sociale e inclusività per giovani e donne», aveva detto solo qualche giorno fa Sbarra, ribadito ancora in queste ultime ore. Resta da vedere quale margine di manovra rimanga al Governo Meloni una volta insediato, sul fronte pensioni e previdenza, visti i tempi stretti e i tanti dossier “scottanti” sul tavolo di Palazzo Chigi. (agg. di Niccolò Magnani)

L’EMERGENZA PER GLI ANZIANI

Secondo Fiorenza Ceniccola, consigliere comunale di Guardia Sanframondi e coordinatrice di Forza Italia Giovani a Benevento, è necessario con il nuovo Governo, nel primo Cdm, vari “una legge per aumentare le pensioni sociali che, attualmente, costringono i nostri nonni a ‘sopravvivere’ e/o ‘mendicare’ un pasto davanti alle mense della Caritas”. Come riporta ottopagine.it, secondo l’esponente esponente azzurra, per quanto concerne “la copertura finanziaria a questa proposta di adeguamento delle pensioni minime (da 1 milione di lire al mese deciso circa 25 anni orsono dal governo Berlusconi) a mille euro mensili per garantire una vita dignitosa ai nostri nonni che hanno conosciuto le difficoltà di ogni genere, rispondo con due semplici domande: dove furono trovati, circa 40 anni orsono, i soldi necessari per garantire una pensione “retributiva” (baby pensionati) che ci costano 12 miliardi di euro l’anno?”. E ancora: “Una parte dei 7 miliardi di euro che, da circa 4 anni, si spendono per garantire il cosiddetto ‘Reddito di cittadinanza’ non possono essere usati per dare copertura finanziaria a questa proposta che ha l’unico scopo di tenere unito il nostro futuro con il nostro passato?”.

LA PROTESTA DELL’USB

L’Usb si prepara a scendere in piazza oggi in 14 città italiane, tra cui Cagliari. Come riporta Ansa, secondo il sindacato di base sardo spiega che “il costo della vita aumenta vertiginosamente, i salari e le pensioni sono ferme. Se prima non riuscivamo ad arrivare a fine mese, adesso, non si arriva neanche a metà mese. I dati Istat confermano quanto da tempo stiamo denunciando, il prezzo dei soli beni alimentari in Sardegna è cresciuto dell’11,2% che mediamente costringerà le famiglie sarde a spendere in più 780 euro all’anno solo per mangiare. Secondo l’Istat le voci legate all’abitazione (energia, riscaldamento, acqua, ecc.), hanno avuto un incremento del 26%. Le bollette elettriche sono triplicate. Anche Abbanoa (il gestore idrico sardo, ndr) ha annunciato imminenti rincari. I decreti aiuti sono certamente utili ma insufficienti, servono interventi efficaci e strutturali quali l’abolizione dell’Iva sui beni di prima necessità, il salario minimo a 12 euro all’ora, l’aumento dei salari e delle pensioni in base all’inflazione vera”. Anche per questo l’Usb ha presentato in numerose città, tra le quali Cagliari, un esposto sugli aumenti.

RIFORMA PENSIONI, LA POSIZIONE DELL’UGL

Secondo Paolo Capone, “il reddito di cittadinanza deve diventare reddito di responsabilità. Occorre, in tal senso, vincolare a un approccio più responsabile sia chi ne beneficia che il sistema Paese. Una soluzione proposta dall’Ugl è quella di destinare il reddito percepito in contributo a favore delle aziende, che a loro volta si impegnano a garantire l’assunzione dei percettori. Le liste dei percettori, inoltre, vanno rese pubbliche e devono potervi accedere imprenditori, agenzie interinali, consulenti”. Stando a quanto riportato dal Giornale d’Italia, il Segretario generale dell’Ugl ritiene che in tema di riforma delle pensioni sia “fondamentale superare la Legge Fornero. In tal senso come Ugl riteniamo essenziale partire da una misura come Quota 41 che favorisce il turnover generazionale e incentiva la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro”.

LE PAROLE DI CARTA (CISL)

L’Unione Sarda riporta invece le dichiarazioni del Segretario generale della Cisl Sardegna, Gavino Carta, secondo cui, “in una fase come l’attuale, caratterizzata da un alto tasso di inflazione, dai costi altissimi delle bollette energetiche, dall’aumento costante dei beni di prima necessità, le diverse tipologie di pensioni non consentono alla gran parte delle famiglie di fare fronte a tutti gli impegni e, in primo luogo, alle esigenze di prima necessità”. Il sindacalista sostiene, pertanto, che “proprio per la drammaticità della situazione sociale e del lavoro nell’Isola occorre che la Giunta regionale avvii subito un confronto con il sindacato per rivedere il ‘Piano Povertà’, approvato dall’Esecutivo a maggio di quest’anno, ma del tutto insufficiente a fronteggiare l’emergenza in atto”. Infatti, l’ammontare del Piano “è assolutamente da incrementare, considerando anche che, in attesa della ripartizione per il 2022, il Fondo nazionale per la lotta alla povertà ha assegnato alla Sardegna 26 milioni di euro per il 2021”.

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