RIFORMA PENSIONI 2023/ Schlein: Meloni non colpisca le italiane con Opzione donna

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Elly Schlein invita la Premier Giorgia Meloni ad aiutare le italiane e a non colpirle riducendo Opzione donna

eletti pd ancona Elly Schlein, neo-segretario Pd (LaPresse, 2023)

LE PAROLE DI SCHLEIN

In occasione della Festa delle donne Elly Schlein, ospite di Sky Tg24, come riporta Adnkronos, ha detto: “Sono con tutte le donne, facciamo fatica maggiore” perché “la società è patriarcale” e “ci sono molte discriminazioni da combattere”. La Segretaria del Pd ha poi evidenziato che “se Giorgia Meloni vuole aiutare le donne non le colpisca sulle pensioni, riducendo opzione donna, ma faccia una cosa semplice e avrebbe la mia collaborazione da domani in Parlamento, faccia un congedo paritario di almeno tre mesi”. “Certo, abbiamo modi diversi di intendere la politica e la leadership. Ciò non vuole dire che non ci possano essere terreni comuni, come l’impegno al contrasto della violenza di genere”, ha aggiunto, spiegando poi che “se il Cdm a Cutro vuole avere senso deve abolire il Dl che rende più difficile i soccorsi in mare, il Dl sulle Ong. Meloni decida di collaborare e di chiedere a oggi Rutte una ‘Mare nostrum’ europea. È una battaglia che il governo dovrebbe fare, una missione europea di ricerca e soccorso in mare”.

LA RIFORMA PENSIONI SLITTA AL 2024? GLI SCENARI E I TIMORI

Come avevamo già analizzato negli scorsi giorni illustrando le varie novità sul fronte riforma pensioni, il rischio serio che la nuova legge strutturale per sostituire la riforma Fornero possa slittare dal 2023 al 2024 è purtroppo un’eventualità. Il Governo aveva infatti indicato come tempistiche la presentazione della bozza integrata di riforma pensioni entro aprile 2023, quando dovrà presentare alle Camere e poi all’UE il DEF (Documento di Economia e Finanza).

Dopo i primi due incontri tra esecutivo, Ministero del Lavoro e parti sociali, ancora manca la convocazione effettiva per il terzo tavolo chiave dove si dovrebbe giungere alle prime conclusioni sulle flessibilità da adottare. Come però illustra oggi un focus di Sky TG24 sulla previdenza, altre urgenze nei prossimi mesi – stop Superbonus, guerra, migranti, nuovo Reddito di Cittadinanza-MIA – potrebbero far slittare la piena riforma pensioni solo l’anno prossimo. Quello che invece sembra ormai certo è che per Ozione donna potrebbe arrivare con un decreto ad hoc ad aprile: oggi la leader Pd Elly Schlein ha lanciato un appello alla Premier Meloni sottolineando «Se Giorgia Meloni vuole aiutare le donne non le colpisca sulle pensioni, riducendo opzione donna, ma faccia una cosa semplice e avrebbe la mia collaborazione da domani in Parlamento: faccia un congedo paritario di almeno tre mes».

NUOVA IPOTESI SU OPZIONE DONNA

Secondo quanto riporta il sito del Sole 24 Ore, il Governo starebbe studiando “un allentamento della stretta” relativa alla nuova Opzione donna, “ma per soli 6 o 9 mesi. Con l’estensione della platea per consentire ad almeno 10-13mila lavoratrici, 7-10mila in più di quelle aventi attualmente diritto nel 2023 con le regole restrittive della legge di bilancio, di uscire a 59 anni, aggiunta ai 35 di versamenti richiesti, e magari anche a 58 per alcune specifiche categorie”. Tuttavia, “la soluzione a quello che è considerato ormai una sorta di rebus infinito resta appesa a risorse ancora da trovare. Una soluzione invocata dai sindacati, che da settimane attendono che il governo mantenga l’impegno preso nelle scorse settimane nei primi due round del tavolo sulla possibile riforma previdenziale. Il ministero del lavoro, guidato da Marina Calderone, da parte sua sembra convinto di poter ufficializzare a breve le modifiche in cantiere”. Non resta quindi che continuare ad attendere comunicazioni da parte dell’Esecutivo.

LE PAROLE DI LIONTI E SALTALAMACCHIA

Luisella Lionti, Segretaria generale della Uil Sicilia, come riporta wltv.it, ha evidenziato che “il rischio, più che concreto, è che si vada verso un aumento della povertà lavorativa e un ampliamento del gap di genere. E questo vale anche per le pensionate. Faremo di tutto affinché lo slogan dell’ultimo congresso Uil: più diritti/meno disuguaglianze, si realizzi a partire dal contrasto alla disparità di genere”. Il Direttore regionale dell’Inps Sergio Saltalamacchia ha spiegato che la precarietà delle lavoratrici è “una tendenza consolidata”, che” si traduce a fine carriera lavorativa in pensioni più basse per le donne. Il legislatore non ha saputo creare un sistema efficace, semplice, affidabile e di lungo periodo a tutela della maternità, dell’infanzia e della disabilità”. Intanto, come riporta Il Giornale, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato che nella riforma fiscale ci sarà anche un “allineamento della no tax area tra pensioni e lavoratori dipendenti, oggi differenziate”.

RIFORMA PENSIONI, IL GENDER GAP IN ITALIA

In un messaggio diffuso in occasione della Festa della donna, e riportato da terzobinario.it, il Circolo Pd di Civitavecchia evidenzia che “purtroppo, le differenze di genere sul mercato del lavoro, oltre ad essere penalizzanti, si riflettono anche sulle pensioni, che per le donne sono più basse. È l’effetto di carriere più brevi e stipendi inferiori a quelli degli uomini”. In tal senso viene ricordato che “un recente rapporto della Commissione europea rivela che le pensioni maschili sono circa il 40% più alte di quelle femminili e che ci sono forti differenze tra i Paesi. L’Italia è intorno al 36 per cento, vicino ad altri paesi del Sud Europa. La causa di questa disparità risiede, in massima parte, nei comportamenti nel mercato del lavoro”.

GLI OSTACOLI ALLA PARITÀ

In Italia, in particolare, “rispetto agli uomini, lavora un numero inferiore di donne. E quando lavorano lo fanno per un minor numero di anni nell’arco della vita e più spesso in part-time: carriere più brevi e salari femminili più bassi di quelli maschili, diventano pensioni più basse per le donne”. Viene poi ricordato che “la nascita dei figli ha poi un impatto molto negativo sulle carriere e di conseguenza sui guadagni. In Italia circa una donna su tre lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio (dati Istat 2015) e questo ha effetti molto significativi sui salari. I dati Inps, inoltre, mostrano che l’80 per cento dei congedi parentali è ancora utilizzato dalle donne e che la maternità comporta forti penalizzazioni in termini di reddito e di carriera”.

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