RIFORMA PENSIONI 2023/ L’incertezza che resta per chi ha meno di 40-45 anni

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2023, le parole della senatrice del Partito democratico, nonché ex Segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso

Camusso e Schlein alla manifestazione Cgil Manifestazione Cgil: la leader Pd Elly Schlein con la senatrice dem Susanna Camusso (LaPresse, 2023)

LE PAROLE DI CAMUSSO

La senatrice del Pd, nonché ex Segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, come riporta Adnkronos, spiega che sulla riforma delle pensioni “mi aspettavo di tutto tranne che peggiorare la legge Fornero e invece abbiamo visto anche questo. Il grande tema a cui dobbiamo guardare è l’incertezza pensionistica per tutti coloro che hanno dai 40-45 anni in giù. Se si cominciasse a pensarci adesso e non quando queste persone arriveranno alla pensione, saremmo in grado di affrontarlo, ma non ne vedo la volontà”. Intanto dal Rapporto annuale dell’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati, emerge che gli iscritti attivi sono 1.501.778 (in un incremento dello 0,93% rispetto al 2021), mentre i pensionati attivi 110.062 (un aumento dell’8,7% rispetto al 2021), “totalizzando così 1.611.840 iscritti attivi, con un aumento complessivo dell’1,43%”. La Flc-Cgil di Forlì Cesena, invece, come riporta Il Resto del Carlino, ricorda la battaglia che porta avanti per “il riconoscimento di giuste pensioni a tutti i lavoratori”.

PENSIONI E ANTICIPI: COSA CAMBIA CON IL DECRETO APPROVATO IERI ALLA CAMERA

Con 164 Sì e 115 no l’Aula della Camera mercoledì ha approvato in via definitiva il Dl Anticipi, il decreto legge contenente misure urgenti in materia economica e fiscale che pone alcune novità in previsione della riforma pensioni adottata dal Governo nella prossima Manovra di Bilancio. Il decreto convertito dunque ieri in legge anticipa al 2023 alcuni interventi di spesa del 2024 per alleggerire il bilancio dello Stato (anche perché dal prossimo anno tornano i vincoli del Patto di Stabilità), tra cui alcuni legati al tema previdenziale.

Per i pensionati, il Dl Anticipi conferma nella mensilità di dicembre 2023 l’erogazione del conguaglio Inps per recuperare l’aumento dell’inflazione: chi prende fino a 4 volte la pensione minima ha avuto il 10% circa del proprio assegno come conguaglio mensile. La percentuale ovviamente poi scende gradualmente a causa della decisione del Governo meloni di tagliare le rivalutazioni per gli assegni medio-alti, anche se per medici e infermieri sarà la Manovra a togliere questo taglio tramite l’emendamento pronto ad essere approvato con la Manovra. L’onere dello Stato per la norma sulla perequazione delle pensioni vale circa 2 miliardi di euro, messi a budget con il Dl Anticipi. (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI TRIDICO

Pasquale Tridico, come riporta quotidianomolise.com, ha ricordato che “l’incertezza pensionistica non deve preoccupare in quanto le pensioni mancheranno perché non è questo il problema, ma lo è il lavoro di oggi: salari meglio retribuiti, carriere non interrotte e, quindi, lotta alla precarietà e ai salari bassi che determinano pensioni più alte domani”. Secondo l’ex Presidente dell’Inps, le proposte del Governo, “ovvero le quote, non rappresentano la soluzione per il nostro Paese. Sappiamo che i poveri muoiono prima dei ricchi e chi fa lavori gravosi accede alle stesse condizioni per la pensione di fa lavori meno gravosi. Per questo, servono anticipazioni migliori per chi svolge lavori usuranti e non quote rigide come 103, 102 e così via perché la prospettiva è quella dell’aumento in quanto la riforma Fornero è vigente. Ovvero, mettere in campo flessibilità anticipate, ma selettive per coloro che hanno carriere più difficili”.

L’ECOCERT DISPONIBILE PER MOLTI DIPENDENTI PUBBLICI

Come ricorda Avvenire, dal 1° dicembre scorso è disponibile, su tutto il territorio nazionale, l’Estratto Conto Certificativo (EcoCert) dei contributi dei pubblici dipendenti, che “documenta le contribuzioni presenti presso la Cassa dei dipendenti degli enti locali (CPDEL), la Cassa pensioni dei Sanitari (CPS), la Cassa pensioni degli Insegnanti (CPI), la Cassa pensioni degli Ufficiali Giudiziari (CPUG), la Cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS). Tuttavia non sono ancora disponibili per la trattazione e l’esposizione nell’EcoCert le contribuzioni del personale dei comparti della difesa, della sicurezza e del soccorso pubblico, tutti regolati da particolari requisiti ‘ordinamentali’”. Intanto Percorsi di Secondo Welfare ha presentato il il sesto Rapporto dedicato al ruolo degli attori non pubblici nel sistema di welfare italiano, il quale appare in affanno. Come riporta il sito di Asvis, la ragione “va ricercata nella composizione della spesa pubblica, troppo sbilanciata su pensioni e vecchiaia (55,9% contro una media Ue del 45,3%) rispetto ad altre voci importanti come sanità, sostegno alle famiglie e infanzia ed esclusione sociale”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI PALOMBI

In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano viene evidenziato che “la spesa pensionistica ‘vera’ nel nostro Paese in rapporto al Pil è la metà di quella di cui si lagnano le istituzioni internazionali. Non significa che sia tutto perfetto, ma che gran parte del dibattito pubblico sul tema è falsato da ignoranza o malafede”. Marco Palombi elenca poi tre problemi da affrontare nel sistema pensionistico italiano: 1) l’invecchiamento della popolazione aumenta il numero di pensionati e diminuisce quello dei lavoratori attivi, il che in un sistema a ripartizione come il nostro è un bel problema; 2) i bassi salari e la moda della decontribuzione (il famigerato cuneo fiscale) impoveriscono le entrate oggi e ancor più in prospettiva; 3) il sistema contributivo che sarà l’unico per i lavoratori che oggi hanno da 50 anni in giù produrrà in futuro milioni di pensionati poveri”.

IL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI

Intanto con la Legge di bilancio si interviene sulle pensioni con un blocco parziale della rivalutazione e con una misura che penalizza i futuri assegni di alcuni dipendenti pubblici. “Perché Meloni taglia le pensioni mentre i mercati e Bruxelles fanno la ola? Intanto per abbassare la curva della spesa nei prossimi anni, tenendo più gente possibile al lavoro più a lungo possibile: è l’equilibrio dei ‘numerini’ che attraverso tagli automatici dovrebbe garantire la diminuzione del debito e che invece finisce per farlo aumentare. Un altro motivo, meno evidente, è che un sistema pubblico povero necessita della previdenza complementare: ridurre la quota di risparmio intermediata dallo Stato (si pensi alle assicurazioni sanitarie) è un antico obiettivo dei mercati finanziari e la cosiddetta ‘austerità’ ne è il braccio armato”.

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