RIFORMA PENSIONI 2023/ Età pensionabile a 72 anni per i medici fino al 2026

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2023, tra gli emendamenti al Decreto Milleproroghe ce n'è uno che mira a portare l'età pensionabile dei medici del Ssn a 72 anni

pediatri tamponi (Pixabay)

L’EMENDAMENTO AL MILLEPROROGHE

Tra gli emendamenti al Decreto Milleproroghe ce n’è uno che intende aumentare, sino al 2026, l’età pensionabile per i medici del Ssn a 72 anni. Secondo Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), come riporta abruzzolive.it, tale misura è inefficace, “se l’intento è quello di colmare la carenza di personale. Se invece l’obiettivo è quello di dare una boccata d’ossigeno al sistema, nell’attesa che, tra tre o quattro anni, arrivino i nuovi specialisti e medici di medicina generale che si sono formati grazie all’aumento delle borse, la misura può avere un senso. In ogni caso, meglio un medico ultrasettantenne, ma abilitato e con esperienza, di un medico extracomunitario assunto senza certezza dei suoi titoli, della conoscenza della lingua italiana e non iscritto ai nostri Ordini, o di un altro professionista messo a fare il lavoro del medico”. “Occorre una riforma strutturale del sistema, che investa sui medici e sui professionisti, che ne costituiscono la linfa vitale”, aggiunge Anelli.

RIVALUTAZIONE PENSIONI, I DATI INPS SU MARZO

Nel prossimo mese di marzo, fa sapere l’Inps, saranno rivalutazioni pensioni superiori a 2.101,52 euro (pari a quattro volte il minimo): in attesa che possa effettivamente concludersi l’operazione di riforma pensioni entro la fine del 2023, l’Istituto in una nota diffusa oggi 24 gennaio annuncia le novità sulle rivalutazioni degli assegni da marzo. Ricordando inoltre come per gli assegni fino a questa cifra si è erogata già da gennaio la rivalutazione rispetto all’inflazione del 100%.

«Dal 1° gennaio, si legge in una nota, l’Inps ha provveduto ad attribuire la rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali nella misura del 100% a tutti gli utenti che abbiano ottenuto in pagamento, nell’anno 2022, rate di pensione per un importo inferiore o uguale a € 2.101,52 (quattro volte il trattamento minimo)», si legge nella nota Inps, che conclude «Per tutti gli altri pensionati, nel mese di marzo 2023, l’Inps procederà ad attribuire la perequazione in percentuale in base all’importo annuale in pagamento, come previsto dall’art. 1 comma 309 della legge di bilancio. Nel mese di marzo saranno inoltre posti in pagamento anche gli arretrati riferiti ai mesi di gennaio e febbraio 2023». (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI ZUPPI SUL NODO PENSIONI

Aprendo i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani, il Cardinal Matteo Zuppi ha ricordato quanto sia necessario invertire il trend demografico, perché “sono a rischio la tenuta del welfare, la sostenibilità del sistema previdenziale, il sistema sanitario e il Pil non può che decrescere con conseguenze devastanti sotto il profilo dell’occupazione e dell’imprenditoria”. Secondo il Presidente della Cei, come riporta l’agenzia Sir, occorre che ci siano misure per “l’innalzamento delle pensioni minime, la revisione dei limiti per l’accesso alla pensione di donne e uomini, il mantenimento di meccanismi di flessibilità che promuovono la libertà di scelta del lavoratore, migliorando la sostenibilità del sistema”. Intanto, come riporta Ansa, il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha spiegato che le Casse di previdenza dei professionisti “oggi non sono solo l’architrave previdenziale per tanti italiani ma un sono un’architrave del nostro sistema di investimenti. Dobbiamo proteggerlo, tutelarlo e lavorare insieme con questo mondo”.

TFR vs FONDI PENSIONE

Intervistato da Milano Finanza, Alberto Cauzzi, amministratore delegato di Epheso, provider dei motori di calcolo di tutte le principali banche e compagnie assicurative e di Covip e Mefop, ricorda che il Tfr lasciato in azienda viene rivalutato dell’1,5% fisso più il 75% dell’indice dei prezzi al consumo ed è chiaro che in momenti come questo, in cui l’inflazione galoppa, lasciare il Tfr in azienda potrebbe sembrare la scelta migliore, soprattutto se i rendimenti dei fondi sono negativi. Tuttavia, se si guarda al lungo periodo i rendimenti sono positivi: 2,7% per i negoziali, 3% per gli aperti e 3,3% per i Pip, calcola la Covip. La rivalutazione del Tfr nello stesso periodo è del 2,2%”. Intanto, durante la presentazione dei candidati di Forza Italia alle regionali del Lazio, Silvio Berlusconi, come riporta lopinionista.it, ha ricordato che “nel Centro-destra abbiamo un ruolo e un compito specifico, diverso dagli altri componenti della coalizione. Solo noi – nel Governo della Nazione – abbiamo un progetto concreto per portare le pensioni a 1000 euro entro la legislatura!”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI TESTUZZA

In un articolo pubblicato sul sito del Sole 24 Ore, Claudio Testuzza ricorda che negli interventi di riforma delle pensioni ci si sta dimenticando dei “giovani di ‘quota zero’”, ovvero “coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, la cui pensione, secondo il sistema attuale, sarà quindi interamente calcolata in base al sistema contributivo, senza alcun tipo di integrazione” e “ignorare il problema dei ‘quota zero’, come è avvenuto finora, significa condannare una generazione di lavoratori, speso precari, ad una vecchiaia estremamente vicina alla soglia di povertà”. E “una vera soluzione al problema della pensione non può aversi fino ad una profonda e radicale riforma tanto del sistema pensionistico quanto di quello contrattuale”.

IL BALUARDO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Per l’autore “appare indispensabile equiparare la condizione dei contributivi puri, che la riforma Fornero ha molto svantaggiato, con quella degli altri lavoratori, eliminando i vincoli di accesso alla pensione pari a 2,8 volte l’assegno sociale per la pensione anticipata e di 1,5 volte per la vecchiaia e, di riflesso, così riducendo anche il rischio di aumentare da 67 anni a 71 anni l’età di pensionamento”, ma resta il problema della sostenibilità della spesa pensionistica. “Appare, pertanto, assolutamente inconcepibile che in questi giorni non si sia mai parlato di come rafforzare la previdenza integrativa. Il vero ed unico baluardo per poter credere di alleviare il futuro pensionistico soprattutto dei giovani”, evidenzia Testuzza, secondo cui occorrerebbe anche un cambiamento delle norme fiscali che pesano sulla previdenza integrativa.

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