Riforma pensioni 2023/ L’impatto della denatalità ricordato da Blangiardo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, il Presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo ricorda l'impatto della denatalità sul sistema previdenziale

istat Gian Carlo Blangiardo, Presidente Istat (LaPresse)

LE PAROLE DI BLANGIARDO

A margine degli Stati Generali della Natalità, Gian Carlo Blangiardo ha evidenziato che “siamo un Paese di 393.000 nati, in un paese di 59 milioni di abitanti, è chiaro che è insufficiente a garantire un futuro, la continuità dello stesso paese. E le prospettive, le evoluzioni, le previsioni, vanno nella direzione di un forte sbilancio tra nati e morti”. Intervistato dal Giornale d’Italia. il Presidente dell’Istat ha aggiunto: “Io non sono un tecnico degli aspetti previdenziali, quindi diciamo che il sistema pensionistico, di fronte a questi andamenti, subisce un impatto importante. Perché, evidentemente, diminuiscono i contribuenti, coloro che in qualche modo pagano le prestazioni. Aumentano, naturalmente, le persone che vanno a beneficiare delle prestazioni, e quindi questo diventa un problema. Credo che un grande problema di welfare si ponga non solo sulla parte pensioni, ma sulla sanità”.

L’AUMENTO PER LE PENSIONI DEI FARMACISTI

Come riporta quotidianosanita.it, “l’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti, Enpaf, ha deliberato l’adeguamento delle pensioni nella misura percentuale dell’8,1%, determinata dall’individuazione dell’indice Istat Foi (indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) definitivo per l’anno 2022”. Il Presidente dell’Enpaf Emilio Croce ha spiegato che “la rivalutazione delle pensioni e dei coefficienti economici di trasformazione dei montanti contributivi, in tempi di alta inflazione, è un aspetto cruciale per preservare il valore reale delle prestazioni previdenziali nel tempo, per garantire una adeguata sicurezza ai nostri pensionati di oggi e a quelli futuri”. Intanto, come riporta Agenpress, il vicepremier e ministro degli Esteri, nonché coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani ha detto: “Avevamo preso l’impegno di aumentare le pensioni minime e lo abbiamo fatto: entro la fine della legislatura le porteremo a mille euro. Le abbiamo già portate a 600 euro e andremo avanti in questa direzione”.

LA MANIFESTAZIONE IN PROGRAMMA A MILANO

In vista della manifestazione unitaria in programma a Milano domani, i dirigenti sindacali veneti Elena Di Gregorio (Spi-Cgil), Tina Cupani (Fnp-Cisl) e Debora Rocco (Uilp-Uil) spiegano che sul fronte previdenziale chiediamo con forza rassicurazioni sulla rivalutazione, che deve essere piena e rivolta a tutte le fasce di reddito. Abbiamo visto quanto potere d’acquisto abbiano perso i nostri pensionati a causa dei rincari registrati nel 2022”. Il Segretario generale della Fiom, Michele De Palma, parlando ad alcuni lavoratori a Suzzara, come riporta La Gazzetta di Mantova, ha detto che “bisogna agire sul cuneo fiscale, ridurre il prelievo fiscale dalle buste paga dei lavoratori e dalle pensioni, ma questa riduzione deve essere strutturale e non a tempo. Quindi è chiaro che l’intervento del governo su questo aspetto è insoddisfacente”. Inoltre, “il sistema fiscale del Paese, che sostiene settori importanti come la sanità, oggi è retto da lavoratori dipendenti e pensionati perché le tasse sono certe e vengono prelevate in busta paga”.

RIFORMA PENSIONI, LA SITUAZIONE DELLE CASSE DEI PROFESSIONISTI

In un articolo pubblicato su Sanità 24 Claudio Testuzza ricorda che “con la presentazione dei bilanci del 2022, da parte delle Casse dei professionisti, è stata rilevata la diffusa regolarità del loro stato finanziario e la sostanziale tenuta dei loro conti, nonostante la diminuzione degli iscritti e l’aumento dei pensionati”. Secondo l’autore, “alcuni provvedimenti auspicati da tempo e realizzabili dal Governo potrebbero migliorare la redditività degli impegni finanziari e la competitività del mercato favorendo lo sviluppo dell’economia reale. Un primo provvedimento dovrebbe attribuire ad ogni Cassa una maggior autonomia e una competitività dei capitali”. Inoltre, è “assolutamente importante quanto espresso già nella delega fiscale che punta ad una riduzione dell’aliquota su i rendimenti”.

vI PROVVEDIMENTI POSSIBILI

Infatti, “il passaggio dall’attuale 26 per cento al possibile 20 per cento favorirebbe un risparmio significativo (nell’ultimo anno le Casse hanno pagato 765 milioni alla fiscalità) migliorandone le prestazioni. Altro capitolo importante potrebbe essere la già prevista estensione alle Casse del titolo di investitore professionale di diritto privato facilitando la partecipazione degli investitori istituzionali nei mercati regolamentati. Sarebbe auspicabile, infatti, che tali richieste normative costituiscano la base di un processo di evoluzione e di efficientamento dei sistemi di gestione delle forme di previdenza in modo da accrescere la sensibilità e la consapevolezza da parte del management sulla sostenibilità degli impegni previdenziali e finanziari”.

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